Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

Roma, 23 febbraio 2020 - Giorgia Meloni si gode i sondaggi che da un po’ di tempo la danno sempre in ascesa, e soprattutto osserva quasi divertita il dibattito politico che si è orientato su un tema, il presidenzialismo, patrimonio della sua parte politica. "È il tema sul quale proprio in questi giorni stiamo raccogliendo firme nei banchetti in tante piazza italiane".

Onorevole Meloni, il presidenzialismo è da sempre una battaglia storica della destra.

"Abbiamo depositato due proposte in materia: il semipresidenzialismo alla francese, per capirci, e una più veloce e facile da realizzare, sulla quale raccogliamo le firme, che prevede l’elezione diretta del presidente della repubblica a poteri invariati rispetto a quelli di adesso".

Quale preferisce?

"La prima è più importante, ma anche più complessa. Per realizzarla servirebbe probabilmente un dibattito ampio e un’intera legislatura. L’altra si può fare in breve tempo. Per questo dico: sbrighiamoci".

Le altre proposte su cui raccogliete le firme quali sono?

"L’abolizione dell’istituto dei senatori a vita, strumento ottocentesco, e che con la diminuzione del numero dei parlamentari diventa ancora più necessaria, il tetto alle tasse in Costituzione e una norma che impedisca l’entrata in vigore alle leggi provenienti dall’Unione europea se in contrasto con la Costituzione italiana. Una norma del genere esiste anche in Germania".

Pensa che l’apertura di Matteo Renzi sul sindaco d’Italia non sia credibile?

"Che Renzi venga da me a spiegare che cosa è il presidenzialismo mi fa un po’ sorridere. Può firmare ai nostri banchetti, e sarà il benvenuto. Ritengo che il suo sia solo un modo per sparigliare il campo, per mettere in crisi il governo e il suo fronte, e risolvere i problemi in casa propria. Non ci facciamo usare, non siamo scemi".

Che male c’è a riforme anche con chi non la pensa come te?

"Il punto è che queste proposte mirano solo ad allungare la vita di una legislatura finita, e noi non faremo niente per farlo. Ricordo che quando Renzi presentò la sua riforma costituzionale, non c’era niente che richiamasse l’elezione diretta del presidente della Repubblica e del premier, nonostante che noi avessimo presentato a più riprese emendamenti in tal senso. Tutti bocciati. Adesso si scopre presidenzialista...".

Pensa che il Conte bis sia al capolinea?

"Non è mai nato. Quando i governi iniziano in quel modo si portano dietro una sorta di difetto d’origine che poi non riescono a scrollarsi di dosso".

Se e quando finirà il Conte bis, che cosa farete?

"C’è una sola strada, il voto".

Tutti dicono che per vari motivi non si può votare: il referendum, i collegi elettorali...

"Non prendiamo in giro gli italiani e sgombriamo il campo da ipotesi false".

Che sarebbero?

"La prima è che non si può votare. Si può votare eccome".

In che modo?

"Lo sa bene Renzi, e lo sanno bene tutti. Quando noi facemmo la legge elettorale e pendeva il referendum costituzionale di Renzi, nella legge fu inserita una sorta di clausola di salvaguardia che subordinava la sua entrata in vigore al referendum. Stessa cosa si può fare adesso, per guadagnare tempo".

Come?

"Tutti sanno che a fine marzo vincerà il sì. Allora iniziamo a studiare i nuovi collegi elettorali, e approviamoli con una clausola sospensiva. In modo che il 30 marzo avremo una legge elettorale pronta per farci andare a votare subito. Se poi insistono che non vogliono andare a votare perché odiano la democrazia, lo dicano chiaramente ma non mi prendano in giro, perché le regole le conosco".

Se cade Conte non ci sono piani B rispetto al voto?

"Nemmeno per idea".

Governo Draghi?

"Non prendiamoci in giro. Sono ipotesi che non stanno in piedi, perché non necessarie. Sarebbe l’ennesimo pastrocchio".

Una proposta di un governo Giorgetti non vi prenderebbe in contropiede?

"Giancarlo Giorgetti è una persona preparata, che stimo. Ma qui non è la persona. Per fare un nuovo governo Fratelli d’Italia dovrebbe fare un patto con Renzi e questo è già un problema visto il soggetto, e poi con almeno un po’ di Cinquestelle... Vede che non sta in piedi".

Lei si è sempre fatta vanto della coerenza dell’atteggiamento di Fratelli d’Italia. Ma non è che la coerenza portata all’estremo può essere un limite? Tutti i grandi leader in certi momenti hanno dimostrato di poter strambare... Si chiama far politica.

"Se serve per il paese, anche il politico più coerente deve essere pronto a fare scelte importanti, e diverse da quelle immaginate. Ma deve essere convinto che servano alla nazione. E non è questo il caso".

Parliamo di regionali. Il centrodestra è in ritardo.

"Una volta tanto non eravamo stati in ritardo, al netto della Toscana. Quindi dico: confermiamo gli accordi già presi, troviamo un nome per la Toscana e partiamo al più presto".

Il nodo è quindi la Toscana?

"Non solo. Ma la Toscana è molto molto importante, e soprattutto è una regione che non va data per persa in nessun modo. Ci sono tanti motivi per considerarla del tutto contendibile".

Quando deciderete?

"A giorni ci vedremo e chiuderemo l’accordo".