Foti (Fratelli d’Italia): "Nessuna ritorsione sul Mes: l’Europa più seria della sinistra"

Il presidente dei deputati FdI blinda Giorgetti e attacca l’opposizione: si dimettano loro. Poi apre sul Superbonus: doverosa l’attenzione verso chi non ha ancora concluso i lavori

Roma, 27 dicembre 2023 – Tommaso Foti non ha dubbi: "Sul Mes noi di Fratelli d’Italia siamo stati coerenti", dice il presidente dei deputati del partito di Giorgia Meloni.

Avete valutato gli effetti del ’no’ alla ratifica?

"Quando ci sono soltanto 72 sì in Parlamento, significa che la sconfessione del Mes è ampia. Alla fine l’hanno votato solo Azione, Iv e i democratici. Ovvero, il vecchio Pd di Renzi".

Anche i deputati di +Europa si sono espressi a favore.

"Li considero irrilevanti. Gli altri partiti o hanno votato contro, con un triplo salto carpiato come Conte, o si sono astenuti".

Tommaso Foti tra il sottosegretario Federico Freni e il presidente della commissione Bilancio, Tommaso Mangialavori
Tommaso Foti tra il sottosegretario Federico Freni e il presidente della commissione Bilancio, Tommaso Mangialavori

I trattati, sottolinea il commissario europeo Gentiloni, vanno rispettati.

"Evidentemente si è dimenticato che il trattato da lui sottoscritto, che cedeva una parte di acque territoriali alla Francia, non è mai stato ratificato".

Insomma, non temete il rischio di ritorsioni a Bruxelles?

"Penso che l’Europa, a differenza della sinistra e dell’opposizione italiana, abbia cose più intelligenti e serie a cui pensare".

Molti hanno letto il voto come un rigurgito sovranista. Una ripicca per il compromesso raggiunto sul nuovo Patto di stabilità per voi deludente.

"No: è stato una conseguenza di quello che avevamo sempre detto. E cioè: prima definiamo il Patto, poi affronteremo il Mes. Nessuno ha mai detto prima affronteremo il Patto di stabilità, poi ratificheremo il Mes".

In realtà, Giancarlo Giorgetti aveva aperto più di uno spiraglio. Il no della maggioranza è una sfiducia implicita al ministro dell’Economia?

"Il ministro dell’Economia ha detto in ogni consesso internazionale che la ratifica spettava al Parlamento. Come, peraltro, è previsto dalla clausola apposta al trattato da chi l’ha sottoscritto, a partire da Conte".

L’opposizione ha i fucili puntati sul ministro. Per essere chiari: le sue dimissioni sono all’ordine del giorno o no?

"No, all’ordine del giorno ci dovrebbero essere le dimissioni dell’opposizione perché è da un anno che non ne indovina una".

Oggi inizia la volata della manovra alla Camera: riuscirete ad approvarla entro il 31 senza la fiducia? La minoranza ha presentato più di mille emendamenti.

"Sì, ma li ha presentati in Commissione bilancio. L’accordo fatto dai capigruppo prevede che in Aula ne presentino una settantina, così il governo non deve porre il voto di fiducia, e la manovra sia approvata entro il 29 dicembre. Se poi la minoranza mancherà a questi impegni, provvederemo".

In concreto, è la legge di bilancio che FdI auspicava?

"Le manovre si auspicano a seconda delle situazioni. Certo, se mi avesse detto lo scorso anno che la guerra tra Russia e Ucraina non si sarebbe conclusa, che ripartiva il conflitto arabo-israeliano e che nel mar Mediterraneo vi sarebbe stata una situazione di tensione le avrei detto di no. Ma guardiamo i dati positivi: lo spread è più basso di 21 punti rispetto all’inizio del 2023, sono state erogate 4 rate del Pnrr malgrado i gufi sperassero l’opposto e abbiamo avuto giudizi positivi delle agenzie di rating".

Il centrodestra aveva promesso un consistente taglio delle tasse. In manovra se ne sente solo il profumo...

"Non è cosi. Le tasse le stiamo riducendo eccome: il taglio del cuneo, che costa 10 miliardi, interessa una platea di 14 milioni di contribuenti. A questi vanno aggiunti i 4 miliardi utilizzati per portare l’aliquota Irpef dal 25 al 23 per cento per i redditi fino a 28mila euro. 14 miliardi di riduzione delle tasse sono già un successo. Poi abbiamo detassato i fringe benefit fino a 2000 euro per chi ha figli a carico, ridotto la tassazione per i premi di risultato dei dipendenti delle aziende private. Per non parlare dell’ulteriore sostegno alle pensioni di vecchiaia per medici e infermieri che, se vorranno, potranno lavorare fino a 70".

Il Superbonus non è entrato in manovra: verrà recuperato nel decreto mille proroghe?

"Penso che l’attenzione per i lavori che non sono stati ancora conclusi sia doveroso. Contemporaneamente credo che non vi debbano essere scappatoie di sorta volte a riaprire una partita che va mantenuta chiusa".

Nel 2024 entrano in vigore le nuove regole del Patto di stabilità: c’è il rischio di una manovra bis in primavera?

"A parte Renzi che, conoscendo come è noto l’inglese, le ha lette, non mi pare che sia disponibile una stesura delle nuove regole tale da poter fare le previsioni contro l’Italia che questa opposizione anti-nazionale fa sempre".

Le divisioni nella maggioranza sul Mes possono diventare un problema?

"No: il Mes è un atto di un altro governo. Sarebbe stato un problema se la divisione si fosse verificata su un atto del nostro esecutivo. Qui tutto era chiaro fin dall’inizio: FI su una posizione meno rigida, Lega e soprattutto FdI, che ha passato la scorsa legislatura a sparare sul Mes, su una posizione più rigida".

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