Il premier Giuseppe Conte (ImagoE)
Il premier Giuseppe Conte (ImagoE)

Roma, 26 giugno 2019 - L'ennesimo braccio di ferro nella maggioranza si consuma a tarda sera a Palazzo Chigi. Con i Cinquestelle che aprono le ostilità rilanciando sulla revoca della concessione ad Autostrade. Un altro segnale di guerra che spinge il premier, Giuseppe Conte, a rivestire gli abiti del pompiere. Sul tavolo non c’è, infatti, solo la questione del Ponte Morandi ma anche la legge sull’autonomia differenziata per Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Non a caso, nella prima parte della riunione, oltre ai due vicepremier, partecipa il ministro degli Affari regionali, Erika Stefani. Salvini non sente ragioni, prima di andare in tv lasciando Palazzo Chigi: il testo è pronto. Ma l’accordo è lontano, tanto che oggi il progetto sulle autonomie non sarà discusso nel Consiglio dei ministri.

I Cinquestelle resistono. "Non diremo di sì ad alcun testo se prima non ci saranno garanzie anche per il Sud". I pentastellati vogliono che la legge sia discussa e votata in commissione. La Lega vorrebbe, invece, bruciare i tempi e non andare oltre una semplice "informativa" parlamentare e con un testo "inemendabile". "Non vogliamo che si ingolfi tutto", sentenzia Salvini con un pizzico di irritazione. Dall’altra parte, i cinquestelle rilanciano su Autostrade, e chiedono la revoca della concessione. Una proposta già avanzata dal ministro Danilo Toninelli, anche lui convocato in serata a Palazzo Chigi. Ma che, questa volta, trova la sponda esplicita del leader pentastellato. "Chi ha sbagliato deve pagare, le tariffe saranno legate agli investimenti reali. Inoltre i costi di gestione dei concessionari saranno ben monitorati: nessuno potrà fare più il furbo", tuona Di Maio su Facebook, aprendo un nuovo scontro con la Lega, anche perché un’eventuale revoca sbarrerebbe qualsiasi ipotesi di ingresso di Atlantia in Alitalia. Una grana dopo l’altra. Sulla strada dell’esecutivo resta la mina della flat tax. Oggi, il Consiglio dei ministri, approverà la legge di assestamento, con i nuovi numeri aggiornati di finanza pubblica da far arrivare a Bruxelles per scongiurare, sul filo di lana, la procedura di infrazione. La Commissione ha dato altri sette giorni di tempo al nostro Paese: emetterà il suo verdetto solo il 2 luglio prossimo.

Ma il ministro dell’Economia, Giovanni Tria è ottimista: "Non vedo ostacoli ad un accordo. Il deficit del 2019 scenderà in modo naturale verso il 2,1% – spiega – senza il bisogno di mettere in campo manovre correttive". Il problema vero è che la Ue vorrebbe avere garanzie anche sulla manovra del 2020. Anche per questo, Salvini, vorrebbe invece accelerare, varando subito la manovra del prossimo anno (o, almeno una parte, anche con decreto) e portando a casa il capitolo della flat tax. Una strada che non piace per nulla a Tria: "La discussione è per l’anno prossimo". Giocare d’anticipo proprio nel momento in cui la Commissione deve decidere sulla procedura di infrazione potrebbe far naufragare ogni eventuale trattativa.