L'economista Nicola Rossi (ImagoE)
L'economista Nicola Rossi (ImagoE)

Roma, 7 giugno 2018 - "Se davvero si riducono le tasse, l’economia e gli investimenti possono ripartire. In Italia il problema vero non è la redistribuzione ma la creazione di nuova ricchezza. Nicola Rossi, economista, una cattedra all’università di Tor Vergata, consigliere d’amministrazione dell’Istituto Bruno Leoni, è da sempre uno dei sostenitori della flat tax . Prima ancora che diventasse il cavallo di battaglia della Lega e del centrodestra. E questo nonostante la sua lunga esperienza nelle fila della sinistra, parlamentare dei Ds, poi del Pd e ancora prima consigliere di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi.

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La flat tax è davvero quello che serve alla nostra economia per tornare a crescere?
"In generale, posso dire che se si riducono le tasse sulle imprese questo può costituire uno stimolo importante per spingere le imprese a fare nuovi investimenti".

Aumenteranno finalmente anche i consumi delle famiglie dopo gli anni delle vacche magre?
"Avere più soldi a disposizione può cambiare il comportamento e le abitudini di spesa degli italiani. Ma, ripeto, bisogna che le riduzioni fiscali siano effettive e, soprattutto, sostanziose".

C’è chi teme che, pur riducendo la pressione fiscale, non ci sarà una vera redistribuzione della ricchezza. Che i ricchi diventeranno più ricchi e i poveri resteranno, più o meno, a bocca asciutta...
"Il problema di fondo non è la redistribuzione o la diseguaglianza ma il fatto che l’Italia si è impoverita. Questo è un dato a cui nessuno presta attenzione. Qualche anno fa il nostro reddito pro-capite era il 160% di quello greco. Oggi siamo arrivati al 145%, e sappiamo tutti quello che è successo in Grecia. I consumi si muovono, più o meno, allo stesso livello del potenziale di crescita dell’Italia. Siamo attorno all’1%, la metà esatta di quello europeo. È questo il gap da colmare".

Fra gli obiettivi c’è anche l’emersione del sommerso. Obiettivo a portata di mano?
"In generale una riforma tributaria ben fatta può aiutare l’emersione. Da questo punto di vista, uno degli elementi più importanti è quello della trasparenza del sistema fiscale. Il fatto, cioè, che la gente sappia con esattezza quanto deve pagare e, soprattutto, che il suo vicino di casa paghi la stessa sua cifra. Vorrei vedere i dettagli della riforma annunciata. In campagna elettorale si dicono tante cose...".

Non c’è il rischio che le imprese trasformino le riduzioni fiscali in utili, evitando di investire o di creare nuovi posti di lavoro?
"Sgombriamo il campo da un equivoco. Le imprese investono se hanno un quadro di certezze. Nessun imprenditore si muove se non conosce esattamente che cosa può cambiare nel mondo che lo circonda".

Un’ultima domanda: non corriamo il rischio di creare nuovo debito pubblico e, quindi, di creare nuovi ostacoli allo sviluppo?
"Uno dei freni alla crescita del nostro Paese è sicuramente il debito. È chiaro che se ne aggiungiamo altro il Paese continuerà a soffrire. Salvo che, ovviamente, nei mesi che ci separano dall’approvazione della legge di bilancio, il governo non trovi coperture adeguate. Dipende tutto da questo. Aspettiamo e vediamo".

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