Roma, 12 luglio 2019 - Matteo Salvini si chiama fuori. "Se cercate rubli a casa mia o nelle casse della Lega – dice in una diretta Facebook – non ne trovate. Ho rispetto per le indagini. Indagate pure, cercate, setacciate. Io, certo, considero le sanzioni alla Russia un errore. Ma lo dico gratis. Non ho visto dollari, rubli, fiorini, marchi, yen. Quando vado a Mosca o a Washington ci vado per politica. Mi viene quasi il dubbio che stiamo dando fastidio a qualcuno. È evidente che siamo scomodi". "Da Mosca – ironizza – mi sono portato a casa l’orso Masha per mia figlia e due matrioske. Punto". E con gli stessi toni chiude così: "Adesso vado che ho un milione di rubli da nascondere, metti che un rom mi entra in casa stanotte". 

Ma nonostante l’ironia di Salvini, il caso Savoini, l’ex portavoce leghista, monta. E non è più solo un’inchiesta giornalistica. La procura di Milano, entrata in possesso già da settimane dei file audio relativi all’incontro del 18 ottobre scorso nell’hotel Metropole di Mosca, ha aperto da mesi un’inchiesta su presunti finanziamenti russi alla Lega, già denunciati da un settimanale italiano. Stando all’audio pubblicato dal sito BuzzFeed, una parte del prezzo della compravendita di petrolio tra una società italiana, che doveva comprare (nella registrazione si parla dell’Eni che ha già smentito), e una società russa che vendeva, sarebbe dovuta arrivare alla Lega per finanziare la "campagna elettorale" (il 4%, ossia circa 65 milioni di dollari). La restante parte, invece, sarebbe andata ai russi. 

"Stiamo facendo degli accertamenti per capire se ci siano o meno reati" osserva il procuratore di Milano, Francesco Greco. I pm hanno già fatto una serie di interrogatori e hanno iscritto nell’albo degli indagati Gianluca Savoini. Ipotesi di reato, corruzione internazionale. Lui, per il secondo giorno consecutivo nega ogni responsabilità: "Non ho mai preso soldi dalla Russia, non ho mai parlato a nome della Lega e di Salvini, non ho mai fatto cose illegali". Quanto a Mosca, la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, agita il fantasma di ‘manine’: "Non siamo noi a interferire nella politica italiana". Ma la politica vuole vederci chiaro. Il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, ha respinto la richiesta del Pd di convocare in aula Salvini ("Qui non parliamo di pettegolezzi giornalistici"). Il clima, però, resta frizzante.

Il premier Giuseppe Conte è garantista ma dice che l’inchiesta deve fare il suo corso: "Ho fiducia nel ministro Salvini, la giustizia faccia il suo corso, a ognuno le proprie responsabilità". Non è certo una difesa a spada tratta. Come d’altra parte punzecchiano i 5 Stelle, chiedendo "una commissione d’inchiesta sui finanziamenti a tutti i partiti, associazioni e fondazioni collegate". 

Le opposizioni vanno ben oltre e i capigruppo del Pd di Camera e Senato Pd annunciano la presentazione di una proposta di legge per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sui legami tra Lega e Russia. "Un’iniziativa legittima e doverosa perché abbiamo un ministro dell’Interno che vorrebbe insabbiare", attacca l’ex premier Enrico Letta. "Noi chiediamo a Salvini – ragiona l’eurodeputato Pd Franco Roberti – di smentire Savoini, di espellerlo dalla Lega e di denunziarlo per millanteria. Altrimenti si fa complice di un patto scellerato a danno degli italiani".