Roma, 31 gennaio 2021 - All’apparenza, la giornata di ieri si è chiusa con un uno a zero per Conte, anche se si giocava solo il primo tempo. Il presidente esploratore’ Roberto Fico ieri pomeriggio ha incontrato, in rapida successione e in quella che di solito è la sala in cui si tengono le conferenze dei capigruppo, le delegazioni dei quattro partiti cardine della maggioranza del Conte II uscente (M5s, Pd, Iv, LeU). Il risultato, seppure parziale? Ebbene le consultazioni segnano, a parole, un punto per il premier dimissionario. L’esploratore Fico fa sapere di essere "a metà dell’opera" e di volersi prendere "un giorno in più" (l’intero lunedì) per un "approfondimento dei punti sollevati dalle...

Roma, 31 gennaio 2021 - All’apparenza, la giornata di ieri si è chiusa con un uno a zero per Conte, anche se si giocava solo il primo tempo. Il presidente esploratore’ Roberto Fico ieri pomeriggio ha incontrato, in rapida successione e in quella che di solito è la sala in cui si tengono le conferenze dei capigruppo, le delegazioni dei quattro partiti cardine della maggioranza del Conte II uscente (M5s, Pd, Iv, LeU). Il risultato, seppure parziale? Ebbene le consultazioni segnano, a parole, un punto per il premier dimissionario.

L’esploratore Fico fa sapere di essere "a metà dell’opera" e di volersi prendere "un giorno in più" (l’intero lunedì) per un "approfondimento dei punti sollevati dalle delegazioni dei partiti sul piano programmatico", ma anche di sentirsi "ottimista" sulla ricomposizione della ex maggioranza di governo che, come Araba Fenice, rinascerebbe dalle ceneri.

La delegazione a 5 Stelle, guidata dal reggente Vito Crimi, accompagnato dai capigruppo Licheri e Perrilli, come pure quella del Pd, guidata dal segretario Zingaretti e con il vicesegretario Orlando, la presidente del Pd Cuppi e i due capigruppo Delrio e Marcucci, parlano, come un sol uomo, di "patto fino a fine legislatura" e snocciolano una lunga teoria di punti programmatici che si assomigliano molto con in più delle nuove riforme istituzionali con le quali Pd-M5s-LeU vorrebbero imporre il Germanicum a Renzi. Ma la sostanza delle loro dichiarazioni è che una nuova maggioranza politica di governo "non può prescindere" dal nome di Giuseppe Conte come presidente del Consiglio.

Poi, però, parla Renzi, a nome della delegazione di Italia Viva (Bellanova, Boschi, Faraone) e la situazione torna caotica. Ripete che "i nomi vengono dopo i contenuti", fa l’elenco della spesa, stavolta in formato smart, delle richieste programmatiche di Iv ma – e questo è un elemento in più – chiede "un contratto scritto che tolga gli alibi a tutti".

Insomma, Matteo Renzi continua a non fidarsi di Zingaretti e Crimi (la mancanza di fiducia è reciproca), che ieri continuavano ad attaccarlo sulla sua mancanza di "lealtà". "La lealtà è dire dentro il chiuso delle segrete stanze quello che si dice fuori", ribatte Renzi a brutto muso. E qui pare proprio che ce l’abbia con Zingaretti e Orlando (e anche Bettini) che ancora fino all’altro ieri avrebbero chiesto al Colle di conferire subito l’incarico pieno a Conte.

A far capire che la situazione non è rosea come appare fuori, anche una nota di colore. Ieri, quando tutti e tre (Zingaretti, Crimi e Renzi) sono usciti dalle stanze di Fico, erano scuri in volto e molto tesi. Soprattutto Vito Crimi: "Tremava come una foglia – raccontano dei colleghi che lo hanno visto in sede di dichiarazioni successive alla stampa – e le urla mentre in stanza con Fico si sentivano fuori".

Anche da Zingaretti sono nervosi: "Quello (Renzi, ndr) ci vuole solo prendere in giro, meglio andare al voto!". Insomma, i reciproci sospetti non aiutano. Conte pensa che Renzi stia per mettere il veto definitivo sul suo nome. Zingaretti che Renzi voglia "far saltare tutto per poi fare il governissimo". Crimi che "voglia solo spaccare i 5 Stelle".

Poi fonti parlamentari di Italia Viva tirano il freno a mano: "Non ci scomponiamo – scrivono a notte con un WhatsApp che gela le aspirazioni di Conte e poco prima che inizi la riunione fiume dei gruppi di Iv – per Iv al 50% c’è un governo politico (Conte o Fico o Patuanelli), al 50% un governo istituzionale (Draghi o Cartabia)", è il pronostico. Un vaticinio che, come si vede, lascia tutte le strade aperte.