Roma, 3 giugno 2016 - La cronaca recente dei molti femminicidi o tentati tali pare aver scosso anche i palazzi della politica. Sara, bruciata viva a 22 anni, la 45enne incinta al nono mese, avvelenata dal compagno che voleva farla abortire: sono solo i due ultimi casi di un elenco infinito, di cui è difficile tenere il conto. Intanto su twitter si moltiplicano drappi rossi - in nome della lotta al femminicidio - e le testimonianze sotto l'hastag #saranonsarà.


BOLDRINI - La presidente della Camera ha inoltre esposto un drappo rosso dalla finestra del suo ufficio a Montecitorio a sostegno delle lotte contro il femminicidio. E il suo messaggio è forte e chiaro: "Oggi voglio mandare un messaggio agli uomini, a quelli consapevoli come noi dell'orrore del femminicidio: non lasciateci sole. Unitevi a noi, uniamo le forze per proteggere le ragazze. Ai violenti dico: rassegnatevi non rinunceremo mai ai nostri diritti e alle libertà. Quindi rassegnatevi": è il messaggio del presidente della Camera Laura Bolrdini, impegnata in prima linea nella sensibilizzazione dell'opinione pubblica nella lotta al femminicidio. 


LORENZIN - "E' un bollettino di guerra e si tratta solo dei casi che emergono sui giornali perché poi ci sono tutti quelli che non vediamo", commenta sconsolata il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
"Le leggi ci sono e sono estremamente avanzate, bisogna da una parte costruire il tessuto sociale - continua - lavorando sui servizi che consentano alle donne, una volta che hanno avuto il coraggio di denunciare o sono finite in ospedale, di essere indirizzate immediatamente verso centri che le possono accogliere. Dall'altra parte bisogna cominciare a fare un grande lavoro sugli adolescenti, nelle scuole, nel nostro vivere comune, contro la cultura dell'odio".