Il dramma di Taranto, città divisa tra salute e lavoro
Il dramma di Taranto, città divisa tra salute e lavoro

Roma, 22 novembre 2019 - Conclave all’Arancio D’Oro. Tra una amatriciana e un abbacchio allo scottadito il governo cerca un minimo comune denominatore che gli consenta di andare avanti Dall’Ilva al Mes alla riforma della giustizia è stata una agenda complessa quella che ieri ha gestito Giuseppe Conte: prima il consiglio dei ministri e poi la cena tra gli stessi membri dell’esecutivo, una mossa per limare gli spigoli e superare quel voto di Rousseau che altri problemi crea e non solo tra i pentastellati. "Clima tranquillissimo, nessuna ripercussione per Rousseau, figuriamoci – dice Conte uscendo da palazzo Chigi – abbiamo lavorato molto, domani per l’Ilva vediamo". "Sarà un incontro molto importante, che speriamo sia positivo" dice il ministro dell’Economia Gualtieri. Sembra ottimismo di maniera.

Sull’Ilva Conte sa che l’appuntamento non sarà risolutivo. "Siamo disponibili ad avviare un negoziato – avverte – ma bisogna mantenere gli impianti".
E non sarà facile. La multinazionale avvia i pagamenti alle aziende dell’indotto e fa sapere che parteciperà al summit "con fiducia", ma consapevole che «non sarà conclusivo: per consentire all’Ilva di operare, sarà necessario concordare un nuovo piano per la produzione di acciaio». E qui si addensano le nubi. ArcelorMittal chiede il ripristino dello scudo legale, ma già in mattinata il pentastellato Fico ribadisce il no ("Lo scudo penale non ha ragione di essere reintrodotto") e Di Maio conferma la linea. Pd, Iv e Leu sono a favore, come l’opposizione.

E anche Conte, a certe condizioni: se vengono garantiti lo stop alla revoca del contratto, il risanamento ambientale e la stabilità dell’impianto, il governo è pronto a sbloccarlo. "Potremmo considerare lo scudo per Mittal – precisa il premier –, ma non è dovuto". Si tratterebbe, per evitare le barricate grilline, di una norma generale e a tempo. E sarebbe reintrodotta solo se fosse mantenuta la produzione a 6 milioni di tonnellate.

Il governo potrebbe aggiungere poi 2.500-3.000 casse integrazioni fino a 6 mesi. Scatta l’altolà dei sindacati, indisponibili a un cambio di accordo che riduca produzione e occupazione. Anche per questo in Consiglio dei ministri Conte ha svolto una informativa sul "cantiere Taranto", l’insieme di progetti per la città che può creare posti di lavoro fuori dalla acciaieria, per riassorbire quelli persi. Nel prossimo Cdm dovrebbe avere la forma di un decreto legge.

Nel frattempo la speranza è che le indagini giudiziarie e la fermezza possano costringere ArcelorMittal a più miti consigli. Ieri i pm di Taranto hanno chiesto il processo per gli ex commissari straordinari Enrico Bondi e Piero Gnudi e i direttori di stabilimento Antonio Lupoli e Ruggero Cola per getto pericoloso di cose e attività di gestione di rifiuti non autorizzata contestati fino all’1 agosto 2015 e il Comune si costituirà parte civile. Se il 27 novembre il tribunale di Milano dichiarasse infondato l’atto di Mittal, la speranza è che la multinazionale possa ammorbidire la richiesta di 5mila esuberi.