Un altoforno dell'acciaieria Ilva (Ansa)
Un altoforno dell'acciaieria Ilva (Ansa)

Taranto, 16 novembre 2019 - Anche la Procura di Taranto, dopo quella di Milano, ha aperto un fascicolo d'indagine contro ignoti inerente la vicenda dell'ex Ilva, dopo l'esposto-denuncia presentato dai commissari Ardito, Lupo e Danovi, per "fatti e comportamenti inerenti al rapporto contrattuale con Arcelor Mittal, lesivi dell'economia nazionale". La Procura ritiene si tratti del proprio ambito di competenza in quanto "eventuali reati sono stati commessi a Taranto". Nei prossimi giorni saranno programmate audizioni di testimoni. Il fascicolo d'indagine avviato dal procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, a carico di ignoti ipotizza la violazione dell'art.499 del Codice penale: "Distruzione di materie prime o di prodotti agricoli o industriali ovvero di mezzi di produzione." Si tratta dello stesso reato avanzato dai commissari Ilva nell'esposto presentato oggi alla Procura tarantina dopo il disimpegno di ArcelorMittal.

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha ringraziato "i commissari straordinari dell'ex Ilva per aver depositato un esposto denuncia con al centro il comportamento di ArcelorMittal."

Ex Ilva, sindacati contro la chiusura

I sindacati preparano la resistenza alla chiusura. "I lavoratori delle centrali non procederanno ad alcuna fermata degli impianti e rigettano al mittente la improvvida comunicazione aziendale". È quanto hanno deciso le segreterie territoriali di Filctem-Cgil, Flaei-Cisl, Uiltec-Uil e Ugl Chimici che così intendono manifestare la "forte preoccupazione per le pesanti ripercussioni occupazionali che rischia di subire il territorio di Taranto a fronte del 'caso ArcelorMittal'. Lo stop degli impianti comporterebbe "automaticamente il blocco delle stesse centrali elettriche" contro cui i sindacati sono pronti a mobilitarsi a "difesa di un fondamentale sito industriale per l'economia nazionale, per lo sviluppo del Mezzogiorno, per i posti di lavoro interessati, in un territorio che già soffre una grave precarietà occupazionale.

Il segretario della Cgil, a margine dell'odierna manifestazione Pd a Bologna, è tornato sulla vicenda ArcelorMittal. "Se passa l'idea che tu fai accordi, partecipi a gare pubbliche, firmi accordi di fronte al Governo e poi te ne puoi sbattere e li puoi disapplicare, siamo alla barbarie. Una logica di questa genere non è accettabile", ha dichiarato Maurizio Landini. "Credo che oggi sia necessario che il presidente del Consiglio, Conte, si prodighi per portare al tavolo la proprietà, non l'amministratore delegato, in un confronto con il sindacato", ha detto il segretario generale Cisl, Furlan. Landini, ha annunciato battaglia: "Se questo tavolo c'è bene. Se non c'e' nelle prossime ore, o nei prossimi giorni reagiremo e decideremo che cosa fare".

Di Maio: "Li trasciniamo in Tribunale"

Il leader dei pentastellati Luigi Di Maio esclude un piano B che offrirebbe una via d'uscita ad Arcelor Mittal. "Una cosa è certa, noi trasciniamo la multinazionale in tribunale e chiederemo di rispettare i patti con lo Stato. Quella multinazionale ha firmato un contratto con lo Stato e quindi con il popolo, e se pensa di potersene andare credendo di avere di fronte uno Stato che gli dice 'vai pure, non succede nulla', ha sbagliato Stato e governo". È quanto ha dichiarato il minsitro degli Esteri a margine di un'iniziativa a Casoria, in merito alla vicenda Ex Ilva.

"Gli operai hanno ragione e il governo deve fare di tutto accelerando i tempi di confronto con l'azienda perché non vengano spenti gli altoforni. Bisogna raccogliere l'allarme degli operai perché sarebbe un segnale drammatico". Così il segretario Pd Nicola Zingaretti. "Le soluzioni - ha aggiunto - sono nelle mani del premier che ha deciso giustamente di avocare a sé la gestione di questo delicatissimo dossier. Ci sono alcuni passaggi che vanno seguiti con una tempistica contratta. Il tema degli altoforni può essere una curva drammatica, non sta a me dare soluzioni ma chiedo al governo tempestività".

"Io l'avevo detto che fidarsi di quell'imprenditore era un errore, perchè aveva l'interesse a chiudere l'Ilva. Oggi non importa lamentarsi del passato. Quell'imprenditore non può permettersi di spegnere l'alto forno a Taranto e deve rispettare le leggi dello Stato". Medesima linea sposata anche da Matteo Renzi a Catania parlando della vertenza ArcelorMittal.