Medici di famiglia, foto generica (Dire)
Medici di famiglia, foto generica (Dire)

Roma, 17 novembre 2019 - Un plafond di 235,8 milioni di euro, da destinare alla apparecchiature sanitarie di medicina generale. Lo prevede la bozza della legge di bilancio 2020 ed è una piccola rivoluzione perché, se tutto sarà confermato dal passaggio parlamentare, già dai prossimi mesi sarà possibile andare nello studio del medico di famiglia e poter fare subito un elettrocardiogramma o una spirometria. Esami di primo livello che, laddove necessario, proprio grazie al coinvolgimento del medico di famiglia si potranno fare anche a casa. Le risorse saranno affidate alle Regioni e divise sulla base "di un piano dei fabbisogni predisposto e approvato nel rispetto dei parametri fissati con decreto del Ministro della salute" che sarà messo a punto entro la fine dell’anno.

Questa novità si somma alle altre previste dalla manovra in campo sanitario: aumento di 2 miliardi del Fondo sanitario nazionale, abolizione del superticket dal prossimo 1° settembre e conferma dei due fondi, da 500 milioni ciascuno, per i farmaci innovativi e innovativi oncologici. La misura viene adottata, spiega il testo di legge, per "migliorare il processo di messa in cura dei pazienti nonché ridurre il fenomeno delle liste di attesa". Aspetto, questo, su cui il dibattito è aperto visto che secondo alcune associazioni dei medici l’intervento per quanto positivo non inciderà sull’annoso problema del Sistema sanitario nazionale. 

Comunque sia si tratta di un importante passo avanti "per l’intero sistema sanitario nazionale" perché, spiega Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione italiana di medicina generale (Fimmg), "finalmente si apre la strada a un cambiamento orientato a un’assistenza di prossimità, snella e capace di farsi carico delle cronicità". Negli studi dei medici di base arriveranno, insomma, strumenti come lo spirometro che serve a misurare la capacità respiratoria e a fare, ad esempio, diagnosi tempestive di patologie come la Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva) che spesso viene trascurata. Ma si potranno trovare anche dermatoscopi per la diagnosi precoce dei tumori della pelle e, ovviamente, elettrocardiografi.

"Da tempo ci spendiamo affinché la medicina di famiglia possa essere dotata di una diagnostica ‘in-office’ il che significa portare negli studi della medicina generale un pacchetto modulabile di strumenti diagnostici che possano integrare l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e la telemedicina, a seconda delle esigenze del singolo professionista e della forma associativa secondo la logica del micro-team professionale", aggiunge Scotti. 
Per Federico Gelli, esponente del Pd e presidente della Fondazione Italia in Salute, "questo è il primo passo di una riforma potenzialmente epocale". "Per i medici di famiglia che lavorano da soli nel proprio studio (circa 13 mila) la dotazione finanziaria per l’acquisto dei dispositivi diagnostici sarà di 10 mila euro – sottolinea - mentre per gli studi aggregati (circa 8 mila) di medici di famiglia (dove convivono più di 32 mila professionisti) avranno una dotazione finanziaria di 12 mila euro. Tutto questo, nel tempo, si potrà tradurre non solo in un’attenzione sempre maggiore verso il paziente, ma anche in risparmi per il Ssn".