Pd, i segretari da Veltroni a Letta
Pd, i segretari da Veltroni a Letta

Roma, 14 marzo 2021 - Venerdì sera, intervenendo in diretta a Propaganda Live su La7, la trasmissione molto 'radical' e poco 'chic' guidata da Diego Bianchi, in arte 'Zoro', Letta aveva scherzato sui motivi della sua candidatura: "C'erano dei cocci... Noi 'vasi' che si fa? Ci occupiamo dei nostri confratelli cocci".

Enrico Letta eletto segretario del Pd

E "Daje Enrì, ripiamose sti cocci!" lo hanno accolto, con la scritta in romanesco e, ovvio, in rosso, i militanti del circolo di Testaccio cui è iscritto. Testaccio che è anche il quartiere di Roma dove vive, insieme alla moglie, la giornalista del Corriere della Sera Gianna Fregonara, first lady ancora più discreta di lui, in un palazzo detto 'il Cremlino' perché storicamente zeppo di influenti dirigenti del Pci. A loro aveva promesso una visita e lui ha mantenuto la promessa. Il segretario dem in pectore si fa fotografare sotto la scritta e poi ha pubblicato, sul suo profilo Twitter, la foto. "Come sapete (lo aveva annunciato ieri, sempre via Twitter, ndr.) – ha detto loro Letta - da lunedì vorrei che in ogni circolo si facesse una discussione e, se voi siete d'accordo, in questo circolo la posso fare direttamente io". Poi si è congedato: "Scusatemi, torno a casa devo finire di scrivere il discorso".

Letta con la scritta "Ripiamose sti cocci" al circolo Testaccio (Ansa)

Già 600 firme a sostegno di Letta

Letta ieri limava la relazione che ha presentato all'Assemblea del Pd, prima della raccolta delle firme per le candidature che, come prevede lo Statuto, vanno presentate. Quelle per Letta hanno già fatto il boom: a ieri sera, erano circa 600 firme, sul documento a sostegno della sua candidatura a segretario. Le firme, spiegano dal Pd, arrivano dalle aree Zingaretti, Franceschini, Orlando, Ascani e Delrio. Numeri che, a fronte dei mille delegati dell'Assemblea, confermano il grande consenso su Letta.

L'assemblea in streaming 

Un'assemblea che, per la prima volta nella storia del Pd, si tiene completamente in streaming, cioè 'da remoto'. La scaletta dell'assise è stata ulteriormente 'asciugata': da un lato, Letta ha anticipato di non voler fare nessuno appello all'unanimismo, anzi. Dall'altro, tutte le aree interne dem, comprese quelle di minoranza come i Giovani turchi, si sono orientate per il sì o per una apertura di credito a Letta. I big del Pd, a partire dal segretario uscente Nicola Zingaretti, sono ovviamente tutti 'presenti', ma da remoto. I lavori sono trasmessi in streaming su Facebook e su Immagina, la web radio del Pd.

Dopo il discorso via al 'televoto' da casa

L'assemblea termina con la lettura dei numeri arrivati a sostegno delle candidature e il via al 'televoto': si tratta, infatti, di voto a distanza per mezzo di una apposita piattaforma. Voto elettronico e, quindi, immediato risultato, sul modello di quello utilizzato in Parlamento. La lettura del risultato, con il nome del segretario che subentra a Nicola Zingaretti, chiude i lavori alle 15. La priorità, per Letta, è aprire il partito alla società, aprire i circoli, allargare il campo del centrosinistra, come il candidato segretario ha ribadito anche ieri. Ai militanti di Testaccio che gli chiedevano di "ripartire dal basso", Letta risponde annuendo: "Iscritti, circoli... dobbiamo aprire". Ma nel Pd, come si sa, le correnti hanno sempre il loro peso.

Le correnti: galassia in eterno movimento

Nel Pd, infatti, cambiano i segretari, ma le correnti restano. La galassia delle aree è in continuo movimento, con aggiustamenti, incroci, divisioni e ricomposizioni. Senza considerare le aggregazioni 'occasionali' e 'trasversali', come quando si fa sentire il 'partito degli amministratori', detto anche 'partito dei sindaci', o quello dei governatori.

O come quando nel dibattito interno si impone un tema, per esempio quello della rappresentanza di genere. In ogni caso, le correnti hanno ormai una struttura assai definita. Il loro peso è legato al numero degli eletti alle Camere e nell'Assemblea, alle personalità che ne fanno parte, al ruolo che occupano nel partito, in Parlamento, nel governo. Le alleanze fra correnti e gli equilibri di potere determinano le maggioranze e le minoranze, all'interno del Pd. Fuori dagli schemi si collocano i padri nobili come Romano Prodi, Walter Veltroni e il commissario Ue Paolo Gentiloni.

Le correnti 'di sinistra'

Ai tempi della sua elezione Zingaretti poteva contare su oltre 700 delegati (734) sui 1171, il 62,4% dell'organismo. Nel tempo, l'ex segretario era riuscito a saldare Area Dem (Franceschini), 'Dems' (gli orlandiani), l'area Cuperlo, "Fianco a Fianco" (i sostenitori di Maurizio Martina all'ultimo congresso, oggi guidati da Graziano Delrio), anche se le ultime due aree sono piuttosto esigue, ormai. Poi la maggioranza si era allargata ai delegati entrati di "Sempre avanti" (la mozione congressuale di Anna Ascani e Roberto Giachetti, poi uscito dal Pd per Iv) e a Base riformista, l'area guidata da Luca Lotti e Lorenzo Guerini. Fuori da ogni organismo dirigente erano rimasti solo i Giovani turchi di Matteo Orfini, ma di recente 'Br' stava per rompere in via definitiva con la 'gestione unitaria' che Zingaretti aveva impresso al partito a causa di molti attriti.

Un'altra componente di maggioranza è Area dem, guidata al ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, che ha fra le sue file Roberta Pinotti, Piero Fassino, Marina Sereni. Anche "DemS", la corrente guidata da Andrea Orlando, ha sostenuto sempre Zingaretti: raccoglie la sinistra dem. Ne fa parte tra gli altri l'ex ministro Giuseppe Provenzano. "Radicalità per ricostruire" è l'area di sinistra che fa capo a Gianni Cuperlo.

Appartiene invece alla minoranza la corrente Base riformista, guidata da Luca Lotti e Lorenzo Guerini: forte, soprattutto, nei gruppi parlamentari (20 senatori e 35 deputati), gode dell'appoggio di alcuni 'pezzi da novanta' sui territori come la segretaria della Toscana, Simona Bonafé, di un forte radicalmente al Nord, grazie al coordinatore nazionale, Alessandro Alfieri, al milanese Lele Fiano, al piemontese Enrico Borghi, ma anche a Roma (dove c'è 'miss preferenze', Patrizia Prestipino) e, ovviamente, in Toscana, grazie alla Bonafé e all'altro coordinatore nazionale, Andrea Romano, ma è debole al Sud. Molto vicini a Br sono i sindaci 'riformisti' di Firenze, Bergamo e Bari, ma anche governatori come Bonaccini.

Fianco a fianco è l'area che faceva riferimento a Maurizio Martina, ora andato a lavorare alla Fao. Ne fanno parte Graziano Delrio, Matteo Mauri, Debora Serracchiani. All'opposizione interna c'è Left Wing, o Giovani Turchi, l'area guidata da Matteo Orfini, con esponenti come Francesco Verducci, Fausto Raciti, Giuditta Pini, e altri.

Un'altra ex renziana, che nel 2018 si candidò alle primarie del Pd in ticket con Roberto Giachetti, è la sottosegretaria al Mise Anna Ascani con la corrente Energia Democratica.

La 'corrente' di Letta

Letta, però, non avrà una corrente "lettiana", intorno a sé. Ma se è ancora presto per parlare di organigrammi (vice-segreteria, Direzione, capigruppo di Camera e Senato, tutti incarichi che, nel corso dei mesi, di certo cambieranno), a Letta quello che non manca è un universo politico-culturale. Si parte dal centro di studi Arel, ereditato dal suo 'mentore' politico, l'ex ministro della Dc, Beniamino Andreatta, Arel che Letta dirige da decenni. Si passa per la "Scuola di Politiche", fondata nel 2015, e diretta da Marco Meloni, che ha sede al Ghetto di Roma, per l'Academie, nata in seno all'Istituto Jacques Delors, e all'ultima "scatola" di think thank lettiani, la "Budapest European Agora", un network di istituti che è la proiezione internazionale della Scuola.

I più vicini a Letta: Nardi, Meloni, Bellini

Ma sono tre, al momento, le persone più vicine al prossimo segretario del Pd. La prima è Monica Nardi, storica portavoce di Letta, sua spin doctor e sua "ombra" anche in questi anni di "lontananza" dalla politica attiva, che ha sempre collaborato con lui (salvo una parentesi di un anno all'Agenzia delle Dogane). Il secondo è Marco Meloni, anche lui un fedelissimo della prima ora: ex deputato dem, consigliere politico e direttore della Scuola di Politica, è il suo vero braccio destro quanto la Nardi ne è quello sinistro. Il terzo è il 29enne cremonese Michele Bellini, ex allievo della School of International Affairs (SIA) di Sciences Po, assistente di Letta a Parigi, esperto di Europa e democrazia.

Un trio a cui si aggiunge l'ex eurodeputata Alessia Mosca, esperta di commercio internazionale e oggi segretaria generale dell'associazione Italia-Asean. Sullo sfondo resta l'amico di sempre, Filippo Andreatta, figlio di Beniamino, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche a Bologna.

Dentro 'a Palazzo' (Chigi)

Invece, a palazzo Chigi, vicini a Letta sono il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Roberto Garofoli, uomo chiave del nuovo governo, e il ministro alle Infrastrutture, ex ministro con Letta, Enrico Giovannini. Nel Conte due, le relazioni migliori erano con l'ex ministro del Sud, Peppe Provenzano, e l'ex titolare degli Affari Ue, Enzo Amendola, sottosegretario di Draghi ai rapporti Ue.

Il movimento giovanile della Dc: una fucina di talenti

Al Quirinale, tra i consiglieri di Sergio Mattarella, c'è il pisano Simone Guerrini: con Letta, pisano a sua volta, militarono da ragazzi nei giovani democristiani di sinistra. Una fucina di talenti che comprendeva anche l'attuale ministro Dario Franceschini, il suo portavoce, Piero Martino, un altro deputato dem oggi consigliere al Colle, Francesco Saverio Garofani, l'attuale delegato ai Servizi segreti del governo Draghi, ed ex capo della Polizia, Franco Gabrielli, e altri giovani molto talentuosi, che lì incrociarono il futuro costituzionalista e presidente della Fuci Stefano Ceccanti, oggi deputato riformista del Pd. E che poi si forgiarono nella sinistra della Dc, sotto l'ombra del loro mentore che era, ovviamente, Sergio Mattarella.

Gli 'ex' lettiani, andati via, vogliono tornare

Sono migliorati, nel tempo, anche i rapporti con i tanti ex della pattuglia parlamentare lettiana che, all'inizio della legislatura 2013-2018, erano parecchi, ma che poi si sono, tutti, eclissati, 'tradendo' l'ex premier almeno tre volte: Francesco Boccia, diventato zingarettiano (mai renziano), Anna Ascani (renziana di ferro prima, autonoma poi, vicina a Zingaretti alla fine) e Paola De Micheli (idem).