Roma, 12 marzo 2021 - In appena 12 anni di vita, il Pd conta già otto segretari, di cui quattro effettivi (Veltroni, Bersani, Renzi, Zingaretti), tre reggenti (Franceschini, Epifani, Martina) e un segretario pro tempore (Orfini). Praticamente i segretari si sono dimessi tutti prima della scadenza naturale del mandato. Nel Pd si registrano anche molte scissioni, ben cinque: Civati e di ‘Possibile’, nel 2016, Bersani-D’Alema-Epifani nel 2017 per fondare Mdp (ora ‘Articolo Uno’), quella di Renzi nel 2019 che fonda Italia Viva e quella di Carlo Calenda, sempre nel 2019, per fondare ‘Azione civile’.

Il prossimo sarà Enrico Letta, che dopo 48 ore ha sciolto le riserve. "Oggi sono qui dove lunedì scorso non avrei mai immaginato per candidarmi alla guida di quel partito che ho contribuito a fondare e che oggi vive una crisi profonda. Lo faccio per amore della politica e passione per i valori democratici", ha annunciato con un video su Twitter. Questo vuol dire che verrà eletto all’interno dell’Assemblea nazionale del Pd, il massimo organismo rappresentativo del partito, e non con le primarie, da un bagno ‘di popolo’, come solitamente accade per i segretari del Pd.

Elezione indiretta (Assemblea) e diretta (primarie)

Quella di Letta sarà un’elezione ‘indiretta’ e non ‘diretta’. Le primarie erano invece state pensate dal suo inventore (il professore Arturo Parisi, braccio destro di Prodi) come una forma di legittimazione diretta, popolare. Invece, nello statuto fondativo del Pd (poi modificato), l'elezione diretta (primarie) è una legittimazione ‘attenuata’. L’Assemblea nazionale, il ‘parlamentino’ di mille persone che presiede la vita dei dem, non solo deve ratificare, pena la loro non validità, il risultato delle primarie, ma può anche approvare - con un tot di firme raccolte in Assemblea - una mozione di censura o di sfiducia contro il segretario eletto dalle primarie, per poi, quindi, sfiduciarlo e deporlo.

L'Assemblea nazionale 'fa' il segretario

Morale, la vera ‘fonte’ di legittimità del segretario del Pd non sono, per paradosso, le primarie, ma l’elezione dentro l’Assemblea che deve ‘ratificare’ l’elezione delle primarie. L’Assemblea nazionale rappresenta tutte le correnti e le aree del partito - che sono tante (anzi: decisamente troppe) - ma non ha di certo il senso del lavacro purificatore delle primarie quando votano, di solito, milioni di persone.

Storia (e numeri) delle primarie Pd

In Italia, le primarie sono state promosse da Romano Prodi: il primo e il più importante esempio di elezione primaria nazionale si è svolta il 16 ottobre del 2005, quando l’Unione (nata nel 2005 come coalizione di partiti del centro-sinistra) propose agli elettori di scegliere il candidato alla Presidenza del Consiglio per le politiche del 2006.

Trionfa Romano Prodi, che poi vinse anche le elezioni e formò il secondo governo da lui guidato, caduto nel 2008. Alle primarie partecipano 4 milioni e 307 mila persone: Prodi vince con il 74% (3 milioni e 181 mila voti) contro Fausto Bertinotti (14,6%), Clemente Mastella (4,56%), Antonio Di Pietro (3,28%) e Ivan Scalfarotto (0,62%).

Gli otto segretari del Pd

Veltroni (2007-2009) il Fondatore, eletto con le primarie

Il primo segretario, e fondatore dell’Ulivo, come del Pd, già sindaco di Roma ed ex segretario del Pds, è Walter Veltroni, Il Pd nasce ufficialmente il 14 ottobre 2007. L’allora sindaco di Roma alle primarie corre contro Rosy Bindi, Enrico Letta (sì, proprio lui), e alcuni ‘Carneadi’: vince con il 75,8% (2 milioni e 667 mila voti). La percentuale dei votanti fu di 3 milioni e 500 mila elettori.

La nomina di Veltroni viene ratificata dall’Assemblea Costituente Nazionale il 27 ottobre 2007 e il suo incarico dura fino al 17 febbraio 2009, quando si dimette dopo due sconfitte elettorali, le politiche 2008 e le regionali 2009.

Dario Franceschini (2009): il primo 'reggente'

Il 21 febbraio 2009, dopo l’uscita di scena di Veltroni, viene eletto segretario Dario Franceschini. All’Assemblea Nazionale ottiene 1.047 preferenze, battendo Arturo Parisi. Franceschini poi si candiderà alle primarie del 25 ottobre 2009, ma verrà sconfitto da Pier Luigi Bersani.

Pier Luigi Bersani (2009-2013): la 'non vittoria'

Dal 7 novembre 2009 il nuovo segretario del Pd è Pier Luigi Bersani, eletto alle primarie del 25 ottobre dove sconfigge gli avversari Dario Franceschini (34,31%) e Ignazio Marino (12,54%). La percentuale dei votanti, già in calo, è di 3 milioni e centomila votanti.

Nel 2012 Bersani si candida anche alle elezioni primarie della coalizione “Italia. Bene Comune” per scegliere il candidato premier del centrosinistra alle politiche del 2013: corre contro l’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, il presidente della regione Puglia e presidente di SEL Nichi Vendola, il consigliere della regione Veneto Laura Puppato e l’allora assessore al Bilancio del comune di Milano, Bruno Tabacci. In testa al primo turno, il 2 dicembre 2012, Bersani vincerà poi anche il ballottaggio contro Renzi.

Alle politiche del 24-25 febbraio 2013 la coalizione di centrosinistra vince, ma ha la maggioranza solo alla Camera e non al Senato. E’ la famosa 'non vittoria'. Il 19 aprile 2013, dopo il fallimento delle candidature al Quirinale di Franco Marini e Romano Prodi, annuncia l'intenzione di dimettersi da segretario del Pd. E lo fa il 20, a ruota della rielezione di Napolitano al secondo mandato. Nel 2017, in disaccordo con Renzi, esce dal Pd e fonda Mdp-Articolo 1.

Il secondo 'reggente': Guglielmo Epifani (2013)

A prendere il posto di Bersani, l’11 maggio 2013, è Guglielmo Epifani, nominato segretario reggente del Pd dall’Assemblea del partito con 458 voti su 534. L’ex segretario generale della Cgil rimane in carica fino al 15 dicembre, quando viene sostituito da Matteo Renzi, vincitore delle primarie dell’8 dicembre. Anche Epifani, come Bersani, lascerà il Pd nel 2017 ed entrerà in Mdp. A votare andarono 3 milioni e 100 mila al primo turno e 2 milioni e 800 mila votanti al ballottaggio o secondo turno.

Il terzo segretario 'vero': Matteo Renzi (2013-2015)

Alle primarie dell’8 dicembre 2013 diventa segretario del Pd l’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Lo tsunami fiorentino che investe il Pd, e sembra travolgerlo, arriva alla guida dei dem dopo aver sconfitto alle primarie, con il 65% dei voti, Gianni Cuperlo (18%) e Giuseppe Civati (14%) con una percentuale di votanti che si ferma a 2 milioni e 831 mila.

L’Assemblea proclama ufficialmente Renzi il 15 dicembre. Due mesi dopo Renzi presenta un documento che propone la sostituzione del governo di Enrico Letta e nel febbraio 2014 riceve da Napolitano l’incarico di formare il governo. Dopo il successo alle elezioni europee del 2014 (Pd al 40%) il governo Renzi affronta, e perde, il 4 dicembre 2016, il referendum costituzionale. Seguono le dimissioni di Renzi da premier e poi da segretario del Pd (19 febbraio 2015).

La 'reggenza'di Orfini (2017) tra Renzi I e Renzi II

Nei tre mesi che intercorrono tra il primo e il secondo mandato di Renzi alla guida del Pd, il segretario neppure reggente, ma solo 'pro tempore' del Pd è Matteo Orfini, presidente del partito dal 14 giugno 2014 e commissario straordinario del Pd romano. Il 30 aprile 2017 le primarie rieleggono Renzi segretario e il 7 maggio Orfini viene riconfermato presidente del Pd dall'Assemblea nazionale.

Il secondo e ultimo mandato di Renzi (2017-2018)

Già durante il mandato del ‘reggente’ Orfini, Renzi annuncia la volontà di ripresentarsi alle primarie di partito che vengono indette per il 30 aprile 2017. I suoi sfidanti sono l’allora ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e il presidente della Puglia Michele Emiliano, ma l’ex sindaco di Firenze li sbaraglia con il 69,2% delle preferenze. I votanti alle primarie però sono in netto calo, solo 1 milione e 800 mila. Le dimissioni arrivano di nuovo meno di un anno dopo, dopo la debacle del Pd alle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Renzi uscirà dal Pd per fondare Italia Viva nel 2019.

L’ultima 'reggenza': Maurizio Martina (2018)

A occupare la poltrona di segretario del Pd, dopo le dimissioni di Renzi, è Maurio Martina, ex ministro. Il 7 luglio 2018 l’Assemblea nazionale elegge segretario del partito Martina, ruolo che ricopre fino alle sue dimissioni, ufficializzate il 17 novembre del 2018. Cinque giorni dopo, il 22 novembre, Martina annuncia, a sua volta, la sua candidatura alle successive primarie del 3 marzo 2019.

Ottavo segretario: Nicola Zingaretti (2019-2021)

Le primarie del 3 marzo 2019 vengono vinte dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che ottiene il 66% dei voti e sconfigge così gli sfidanti Maurizio Martina (18%) e Roberto Giachetti (14%), poi uscito dal Pd per entrare in Italia Viva. I votanti sono in nettissimo calo: appena un milione e 600 mila. Zingaretti viene ufficialmente proclamato segretario del partito il 17 marzo, con il voto dell'Assemblea nazionale a Roma. Il 5 marzo 2021, Zingaretti si dimette con una lettera formale inviata al presidente dell’Assemblea del Pd, Valentina Cuppi. L’Assemblea nazionale che dovrà eleggere il nuovo segretario è convocata il 14 marzo, ma – per la prima volta nella storia del Pd, e ovviamente a causa della pandemia – si svolgerà in modalità webinar, cioè in modalità ‘remota’.