Enrico Letta, oggi 54 anni, in una foto d'archivio col suo maestro, Beniamino Andreatta
Enrico Letta, oggi 54 anni, in una foto d'archivio col suo maestro, Beniamino Andreatta
"La verità: niente di più sovversivo", scriveva Beniamino Andreatta (più volte ministro, storico esponente della Dc) nei suoi manifesti elettorali, tra una colomba e una pipa. La frase è stata usata ieri nel suo discorso di investitura a nuovo segretario del Pd da Enrico Letta, che di Andreatta (Beniamino) è stato "l’allievo favoloso". Ma Letta ha citato anche il figlio di Andreatta, Filippo, oggi professore di Scienza Politica all’università di Bologna. Professor Andreatta, abbiamo visto un Letta ‘nuovo’… "L’esperienza che ha vissuto, per tanti anni, lontano dalla politica attiva, lo ha reso diverso. Enrico ha cambiato Paese, mestiere, vita: ha la credibilità e la forza di poter dire, come già fece Romano Prodi, ‘se mi volete bene,...

"La verità: niente di più sovversivo", scriveva Beniamino Andreatta (più volte ministro, storico esponente della Dc) nei suoi manifesti elettorali, tra una colomba e una pipa. La frase è stata usata ieri nel suo discorso di investitura a nuovo segretario del Pd da Enrico Letta, che di Andreatta (Beniamino) è stato "l’allievo favoloso". Ma Letta ha citato anche il figlio di Andreatta, Filippo, oggi professore di Scienza Politica all’università di Bologna.

Professor Andreatta, abbiamo visto un Letta ‘nuovo’…

"L’esperienza che ha vissuto, per tanti anni, lontano dalla politica attiva, lo ha reso diverso. Enrico ha cambiato Paese, mestiere, vita: ha la credibilità e la forza di poter dire, come già fece Romano Prodi, ‘se mi volete bene, sennò vado’...”.

Che stagione sta vivendo, oggi, il Pd?

"Veniamo da un Pd che, nel 2018, era destinato a perdere le elezioni, e a perderle male, ma anche a perdere la propria anima. L’idea fondativa del Pd era quella dell’Ulivo, l’unione dei riformismi. Agli elettori, il Pd chiedeva di scegliere tra due poli e di farlo prima delle elezioni. Un partito che, anche nello Statuto, tradiva la sua origine in un sistema maggioritario, origine che poi si è persa. Oggi il Pd sostiene giustamente il governo Draghi, nato su un’emergenza pandemica e sociale, ma si stava rassegnando ai trasformismi post-elettorali del proporzionale. Bisognerà tornare alla scelta tra due poli. O torni a vincere contro una destra sovranista, rappresentata da Lega e Fd’I, o stai all’opposizione. E, per un partito, stare all’opposizione, come ha detto anche Letta, ‘fa bene’…".

Ma la legge elettorale va (o andava) sul proporzionale…

"Infatti, Letta nel suo discorso ha criticato gli ultimi sistemi elettorali (Porcellum e Rosatellum), specie dove prevedono le liste bloccate. Del Rosatellum, un sistema misto, bisogna salvare la parte maggioritaria. Poi, si può scegliere di rafforzarla, di fare collegi più piccoli o di incentivare le coalizioni, ma il Pd deve premere in quella direzione".

Quale sistema di alleanze prefigura il Pd a guida Letta?

"Innanzitutto, c’è l’ambizione di allargare il nuovo Pd e recuperare i voti perduti: dal 2008 al 2018 i consensi sono stati di fatto dimezzati, milioni di voti in meno persi in dieci anni e andati tra astensione e altri partiti, anche non di centro-sinistra. Poi, l’idea di un Pd centrale che collabora con tutti: +Europa, Azione civile, Italia Viva, i Verdi, LeU e i 5Stelle, che ora avranno Conte come guida, quindi saranno diversi. L’offerta c’è, poi ognuno si prenderà la responsabilità di accettarla o meno. Servirà un patto di lealtà tra i contraenti dell’intesa sulla nuova coalizione. Ma prima delle elezioni, non dopo".

Veniamo a temi meno politicisti. Il lavoro, per dire.

"Letta ha detto che serve uno Stato forte per proteggere i cittadini resi vulnerabili dalla globalizzazione. Basta con le infatuazioni liberiste e globaliste. Il mercato va regolato. Poi c’è l’Europa, un aspetto identitario del nuovo Pd di Letta: con il Next Generation EU, Bruxelles ha la massa critica per proteggere i più deboli. Oggi la Ue si indebita tutta assieme per spingere su una crescita solidale e sostenibile. Un’Europa più di sinistra, per dirla con categorie classiche. Enrico è tornato più ‘sovversivo’ di come è partito per Parigi, pur restando nell’ambito del cattolicesimo sociale".

Infine, i giovani. Parole retoriche?

"No. Enrico ne parla dopo la sua esperienza da professore di Sciences Po a Parigi e della Scuola delle Politiche. Il Pd oggi viene votato da giovani ‘nativi’ democratici e non perché appartenenti agli ex Ds o Margherita, a Dc o Pci. Il Pd deve far parlare i giovani e non ‘parlare di’ giovani, come diceva don Primo Mazzolari. Questo sarà il suo Pd".