Domenica 21 Luglio 2024
COSIMO ROSSI
Politica

Elly Schlein sotto le bordate della Gruber. Così è cambiato il vento nei salotti progressisti

La conduttrice rimprovera a più riprese la leader dem durante Otto e mezzo. “Ma chi la capisce se parla così?”

“Ma chi la capisce se lei parla così?”. C'è qualcosa di più di un appunto lessicale nel rimprovero proferito da Lilly Gruber nei riguardi dell'oratoria di Elly Schlein. Ed è la manifestazione di un disappunto che, da qualche tempo a questa parte, pervade quegli stessi ambienti progressisti, interni e esterni al Pd, che avevano sostenuto la corsa alla segreteria della 38enne outsider ticin-bolognese. Dietro le cui parole d'ordine non si stemperano le lacune.

Elly Schlein e Lilly Gruber
Elly Schlein e Lilly Gruber

Si capisce perciò l'eco di stampa (e di corridoio) suscitata dalla puntata di Otto e mezzo di venerdì con ospite la segretaria dem. In quel salotto buono della politica italiana che son gli studi romani di La7 la leader del Pd ha sin troppo svicolato dalle risposte dirette alle domande della conduttrice Gruber e del direttore de La Stampa (altra testata di prestigio) Massimo Giannini su migranti, Jobs act, spesa militare e sanitaria, candidature.

È questo il punto. "Lei non dice una parola chiara – la rimprovera Giannini – Io penso che questo sia il vero limite della sua segreteria. Non è troppo di sinistra: non è chiara su alcune questioni fondamentali”. Per quanto la segretaria respinga la critica, infatti, a domanda non risponde mai netta: se darebbe o no i soldi del cuneo fiscale alla sanità, se sosterrebbe o no il referendum sul Jobs act, se accetterebbe o no di fare la capolista alle europee in tutte le circoscrizioni, se dilazionerebbe o no l'aumento della spesa militare.

Meloni sostiene che la famiglia è sotto attacco anche da parte dell'ideologia gender? “Ciò che minaccia le famiglie è la paura di futuro”, ribatte Schlein. Ma si sa a quale idea di famiglia si riferisca la premier, chiosa Gruber. “Noi difendiamo tutte le famiglie, anche quelle che loro discriminano e a cui vogliono negare l'esistenza”, ha gioco facile a insistere la segretaria, rivendicando l'azione del Pd per l'assegno unico e criticando le inadempienze del governo sugli asili nido. Di qui ad ammettere francamente anche i migranti possano svolgere un ruolo contro la denatalità, come domanda la conduttrice, iniziano le digressioni della leader del Pd.

È a questo punto che Gruber le fa presente di aver parlato di “fallimento delle politiche di esternalizzazione del Governo” a proposito degli sbarchi a Lampedusa: “Ma chi la capisce se lei parla così?”, incalza la conduttrice. La segretaria risponde e spiega. Accusa gli “accordi coi dittatori” (Tunisia), rilancia la necessità della missione di ricerca a soccorso europee, rivendica l'accoglienza diffusa da parte dei comuni messa in mora dal governo. La solita agenda “di lungo periodo”, si rammarica Giannini, ricordando che in 22 anni di Bossi-Fini neanche il centrosinistra ha mai riformato la legge.

"Bisogna vedere se ha tutto questo periodo davanti a sé Elly Schlein”, chiosa quasi venefica Gruber. Vero che per Schlein la revisione degli accordi di Dublino (sulla redistribuzione degli arrivi) “si potrebbe fare domani”. Meno facile sostenere che l'epocale pressione demografica, “se tutti facessero la loro parte, è un fenomeno sostenibile”, senza andare alla radice del debito e della partnership tra Europa e Africa.

Il rischio paventato da Giannini in questo tipo di retorica è quello del “benaltrismo”. Come sul decreto Caviano. Di cui, per altro, la segretaria non contesta l'ispirazione e gli interventi repressivi. Dichiarando invece che “la repressione non basta” e “servono anche l'educazione e un grande investimento sulla formazione, l'istruzione, la cultura”. O sulla spesa sanitaria, rispetto cui Schlein rivendica scelte “redistributive” che lasciano interdetto Giannini.

Senza spiegare se sceglierebbe o no di destinare alla salute i soldi che nella finanziaria sono destinati al cuneo fiscale. E ancora sulla spesa militare. Il cancelliere Scholz "ha fatto bene” a dilazionare l'incremento chiesto dalla Nato. Quanto all'Italia, “quando saremo al governo ce ne occuperemo”, risponde Schlein suscitando l'unisona interruzione degli interlocutori per chiedere un sì e un no: “Continuo a pensare che non sia la priorità di questo paese”, si sbottona appena la segretaria del Pd. Che anche a proposito del contestato referendum sul Jobs act prospettato dal leader della Cgil Maurizio Landini attenua l'iniziale favore incondizionato: “Ho detto che siamo disponibili all'ascolto e al confronto col sindacato”. Quanto alla possibilità di essere capolista alle europee, “non è all'ordine del giorno”, elude la domanda Schlein.

Che al Nazareno si sentano assediati proprio ad opera dei media non è una novità. Anche per questo, forse, la segretaria ha annullato la partecipazione a Belve di Francesca Fagnani, inizialmente accettata, che sarebbe dovuta andare in onda il 3 ottobre. Il dettare il retromarcia sarebbe stato il taglio personale e indiscreto della trasmissione, durante la quale Schlein avrebbe dovuto indugiare su aspetti personali. Sebbene il siparietto finale di Otto e mezzo su quanto “la moda è politica”, per quanto fondato, non sia il miglior viatico.