Luigi Di Maio con Francesco Desogus
Luigi Di Maio con Francesco Desogus

Cagliari, 22 febbraio 2019 - Le elezioni regionali in Sardegna non promettono nulla di buono per il Movimento 5 Stelle. Il candidato Christian Solinas, appoggiato da tutto il centrodestra e altre sigle, in totale undici, è in pole position per la vittoria. Sarà per questo e per la paura di un crollo come in Abruzzo che i vertici pentastellati hanno praticamente abbandonato il loro candidato, Francesco Desogus, già ribattezzato l'antidivo. Luigi Di Maio vola in extremis in Sardegna, ma in tutto questo periodo di campagna elettorale, mentre Matteo Salvini mangiava pecorino con i pastori, il leader stellato era a Roma per mettere una toppa al caos imperante nel suo Movimento. Non pervenuto nemmeno Alessandro Di Battista e gli altri big, a parte qualche fugace capatina, si sono tenuti lontani dall'isola. “Sono anni che alle amministrative  noi andiamo male. Questo è una déjà vu", ha messo le mani avanti Di Maio in tv, quasi anticipando un risultato deludente.

Elezioni Sardegna 2019, chi sono i 7 candidati in lizza

Non c'è dubbio, comunque, che le elezioni sarde arrivino in un momento particolarmente drammatico per i 5 Stelle. Il voto su Rousseau sul caso Diciotti, che ha dato l'indicazione di salvare il ministro leghista dal processo, non è andato giù a dissidenti e ortodossi e l'ala sinistra del Movimento, quella che si richiama al presidente della Camera Roberto Fico, è furibonda. Una situazione complicata, con l'ala governista che segue Di Maio senza se e senza ma, sempre più staccata da coloro che rivendicano i valori del Movimento delle origini.

In questo contesto, come s'inseriscono le elezioni sarde? I vertici pentastellati le derubricano a urne locali, ma tutti sanno che una brutta sconfitta come in Abruzzo sarebbe l'ennesima conferma di una parabola discendente del Movimento 5 Stelle, dato dai sondaggi nazionali in calo preoccupante. Non dimentichiamo che il M5S in Sardegna alle Politiche ottenne uno strepitoso 42 per cento e quasi tutti i collegi uninominali. Arrivare terzi come in Abruzzo, dopo il centrodestra e un redivivo centrosinistra che punta su Massimo Zedda per la riscossa, darebbe adito a speculazioni anche in vista delle elezioni Europee, appuntamento certamente più importante per tutti i partiti, e vero spartiacque per il governo gialloverde.

Il voto di domenica 24 febbraio, però, spiegano fonti del M5S, non avrà ripercussioni sul governo gialloverde. Non è un caso che il Movimento e la Lega, dopo il voto su Salvini in relazione alla nave Diciotti, stiano evitando di litigare e, dai vertici Inps alla Tav, il tentativo sia di evitare sconquassi fino al 26 maggio. Nel frattempo, riesumata la piattaforma Rousseau, Di Maio punta a fare quello che per un Movimento governista è inevitabile: trasformarsi in partito. Un'altra sconfitta rovinosa potrebbe accelerare questo processo.