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21 gen 2019

Elezioni regionali 2019, dall'Abruzzo alla Sardegna. Test M5s-Lega

Il voto sui territori servirà per pesare i rapporti di forza. I grillini rischiano il flop

21 gen 2019
ettore maria colombo
(DIRE) Pescara, 8 gen. - E' stata una lunga riflessione quella di Donato di Matteo, leader di Abruzzo Insieme, che alla fine ha deciso di entrare a far parte della grande coalizione a sostegno della candidatura di Giovanni Legnini, presente oggi nella sede elettorale di via Piave. "Una scelta non solo mia, ma delle persone che comporranno le liste di 'Noi per Legnini': una squadra completa di tante professionalita'. Con lui - ha detto Di Matteo - c'e' un rapporto d'amicizia di oltre trent'anni, ma soprattutto e' un uomo delle istituzioni che ha presentato un vero progetto di discontinuita' dove protagonista e' il civismo: quello fatto dalle persone. Io mi sono sempre appellato al moderatismo politici e al liberismo e nel progetto di Giovanni Legnini queste voci ci sono e lui e' un certificato di garanzia, una risposta di discontinuita' fatta di competenza con cui, nell'amicizia e nel lavoro politico, ho condiviso tanti momenti anche quelli difficili. Accolgo - ha aggiunto Di Matteo - il suo appello fatto ai moderati del centrodestra. C'e' spazio anche per loro che saranno protagonisti di una nuova storia e non succubi di un partito prepotente. Mi auguro che le liste del centrodestra che si stanno costituendo ora capiscano che questo e' il progetto di cui devono essere parte". "Nelle mie liste non ci saranno ex consiglieri regionali che si sono seduti a tavola per consumare quel pasto sprovveduto e abbondante. Con me ci sono i sindaci che si sono cisti dire no alle loro richieste perche' erano amici di Donato Di Matteo. La mia, con quella di Legnini, e' l'unica lista veramente civica di questa coalizione", ha aggiunto Donato Di Matteo, leader di Abruzzo Insieme. "Se i candidati fossero stati altri di certo non avrei fatto questa scelta", ha spiegatgo. Di Matteo non ha mai nascosto la poca stima riservata ai consiglieri regionali della Giunta di Luciano d'Alfonso, ma alcuni di loro, nelle liste del Pd ancora in fase di stesura, ci saranno. "Avranno un ruolo marginale - afferma -. Li metteremo in isolamento per guarire dal virus contratto e magari si ravvederanno". "I partiti oggi - ha aggiunto - sono partiti patronali che hanno infettato la politica. Le persone che ne fanno parte devono prendersi la responsabilita' del fallimento di una politica sbagliata". E quello di D'Alfonso per Di Matteo e' stato un partito patronale "dove solo chi diceva signor si' poteva esserci, mentre quelle persone che non si sono allineate si sono ritrovate da dirigenti a uscieri della Regione. Non possiamo concepire un uomo solo al comando ne' a livello locale ne' nazionale. In questi quattro anni in Abruzzo si e' stati incapaci di sviluppare e far crescere le persone di qualita' perche' disposte a dire no. Un destino diverso e' toccato a quelli che accudivano e facevano solo quello che diceva il loro presidente". "Ritengo - ha proseguito Di Matteo - che cio' che ho fatto e' sempre stato coerente. Nel 2008 quando mi e' stato chiesto di fare un passo indietro l'ho fatto per non creare fastidi. Il mio e' stato sicuramente un percorso tumultuoso all'interno dell'amministrazione regionale di cui non ho condiviso alcune scelte. Un amministratore regionale deve capire che non e' un gestore di attivita' economiche ne' di appalti, ma uno che deve cambiare la qualita' delle norme in una visione illuminata, moderna e programmatica che migliori la qualita' della vita dei cittadini. In questi quattro anni - ha detto ancora riferendosi al Governo regionale uscente - si e' pensato a tutt'altro basti pensare che ha approvato con la maggioranza della sua maggioranza 4 o 5 leggi e nessuna norma e' divenuta operativa perche' giudicata incostituzionale, mentre 5 o 6 norme proposte da che avrebbero si' migliorato la qualita' della vita dei cittadini sono state bloccate". (Afa/Dire) 14:34 08-01-19
Giovanni Legnini, candidato del centrosinistra per l'Abruzzo (Dire)
(DIRE) Pescara, 8 gen. - E' stata una lunga riflessione quella di Donato di Matteo, leader di Abruzzo Insieme, che alla fine ha deciso di entrare a far parte della grande coalizione a sostegno della candidatura di Giovanni Legnini, presente oggi nella sede elettorale di via Piave. "Una scelta non solo mia, ma delle persone che comporranno le liste di 'Noi per Legnini': una squadra completa di tante professionalita'. Con lui - ha detto Di Matteo - c'e' un rapporto d'amicizia di oltre trent'anni, ma soprattutto e' un uomo delle istituzioni che ha presentato un vero progetto di discontinuita' dove protagonista e' il civismo: quello fatto dalle persone. Io mi sono sempre appellato al moderatismo politici e al liberismo e nel progetto di Giovanni Legnini queste voci ci sono e lui e' un certificato di garanzia, una risposta di discontinuita' fatta di competenza con cui, nell'amicizia e nel lavoro politico, ho condiviso tanti momenti anche quelli difficili. Accolgo - ha aggiunto Di Matteo - il suo appello fatto ai moderati del centrodestra. C'e' spazio anche per loro che saranno protagonisti di una nuova storia e non succubi di un partito prepotente. Mi auguro che le liste del centrodestra che si stanno costituendo ora capiscano che questo e' il progetto di cui devono essere parte". "Nelle mie liste non ci saranno ex consiglieri regionali che si sono seduti a tavola per consumare quel pasto sprovveduto e abbondante. Con me ci sono i sindaci che si sono cisti dire no alle loro richieste perche' erano amici di Donato Di Matteo. La mia, con quella di Legnini, e' l'unica lista veramente civica di questa coalizione", ha aggiunto Donato Di Matteo, leader di Abruzzo Insieme. "Se i candidati fossero stati altri di certo non avrei fatto questa scelta", ha spiegatgo. Di Matteo non ha mai nascosto la poca stima riservata ai consiglieri regionali della Giunta di Luciano d'Alfonso, ma alcuni di loro, nelle liste del Pd ancora in fase di stesura, ci saranno. "Avranno un ruolo marginale - afferma -. Li metteremo in isolamento per guarire dal virus contratto e magari si ravvederanno". "I partiti oggi - ha aggiunto - sono partiti patronali che hanno infettato la politica. Le persone che ne fanno parte devono prendersi la responsabilita' del fallimento di una politica sbagliata". E quello di D'Alfonso per Di Matteo e' stato un partito patronale "dove solo chi diceva signor si' poteva esserci, mentre quelle persone che non si sono allineate si sono ritrovate da dirigenti a uscieri della Regione. Non possiamo concepire un uomo solo al comando ne' a livello locale ne' nazionale. In questi quattro anni in Abruzzo si e' stati incapaci di sviluppare e far crescere le persone di qualita' perche' disposte a dire no. Un destino diverso e' toccato a quelli che accudivano e facevano solo quello che diceva il loro presidente". "Ritengo - ha proseguito Di Matteo - che cio' che ho fatto e' sempre stato coerente. Nel 2008 quando mi e' stato chiesto di fare un passo indietro l'ho fatto per non creare fastidi. Il mio e' stato sicuramente un percorso tumultuoso all'interno dell'amministrazione regionale di cui non ho condiviso alcune scelte. Un amministratore regionale deve capire che non e' un gestore di attivita' economiche ne' di appalti, ma uno che deve cambiare la qualita' delle norme in una visione illuminata, moderna e programmatica che migliori la qualita' della vita dei cittadini. In questi quattro anni - ha detto ancora riferendosi al Governo regionale uscente - si e' pensato a tutt'altro basti pensare che ha approvato con la maggioranza della sua maggioranza 4 o 5 leggi e nessuna norma e' divenuta operativa perche' giudicata incostituzionale, mentre 5 o 6 norme proposte da che avrebbero si' migliorato la qualita' della vita dei cittadini sono state bloccate". (Afa/Dire) 14:34 08-01-19
Giovanni Legnini, candidato del centrosinistra per l'Abruzzo (Dire)

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