(DIRE) Pescara, 8 gen. - E' stata una lunga riflessione quella di Donato di Matteo, leader di Abruzzo Insieme, che alla fine ha deciso di entrare a far parte della grande coalizione a sostegno della candidatura di Giovanni Legnini, presente oggi nella sede elettorale di via Piave. "Una scelta non solo mia, ma delle persone che comporranno le liste di 'Noi per Legnini': una squadra completa di tante professionalita'. Con lui - ha detto Di Matteo - c'e' un rapporto d'amicizia di oltre trent'anni, ma soprattutto e' un uomo delle istituzioni che ha presentato un vero progetto di discontinuita' dove protagonista e' il civismo: quello fatto dalle persone. Io mi sono sempre appellato al moderatismo politici e al liberismo e nel progetto di Giovanni Legnini queste voci ci sono e lui e' un certificato di garanzia, una risposta di discontinuita' fatta di competenza con cui, nell'amicizia e nel lavoro politico, ho condiviso tanti momenti anche quelli difficili. Accolgo - ha aggiunto Di Matteo - il suo appello fatto ai moderati del centrodestra. C'e' spazio anche per loro che saranno protagonisti di una nuova storia e non succubi di un partito prepotente. Mi auguro che le liste del centrodestra che si stanno costituendo ora capiscano che questo e' il progetto di cui devono essere parte". "Nelle mie liste non ci saranno ex consiglieri regionali che si sono seduti a tavola per consumare quel pasto sprovveduto e abbondante. Con me ci sono i sindaci che si sono cisti dire no alle loro richieste perche' erano amici di Donato Di Matteo. La mia, con quella di Legnini, e' l'unica lista veramente civica di questa coalizione", ha aggiunto Donato Di Matteo, leader di Abruzzo Insieme. "Se i candidati fossero stati altri di certo non avrei fatto questa scelta", ha spiegatgo. Di Matteo non ha mai nascosto la poca stima riservata ai consiglieri regionali della Giunta di Luciano d'Alfonso, ma alcuni di loro, nelle liste del Pd ancora in fase di stesura, ci saranno. "Avranno un ruolo marginale - afferma -. Li metteremo in isolamento per guarire dal virus contratto e magari si ravvederanno". "I partiti oggi - ha aggiunto - sono partiti patronali che hanno infettato la politica. Le persone che ne fanno parte devono prendersi la responsabilita' del fallimento di una politica sbagliata". E quello di D'Alfonso per Di Matteo e' stato un partito patronale "dove solo chi diceva signor si' poteva esserci, mentre quelle persone che non si sono allineate si sono ritrovate da dirigenti a uscieri della Regione. Non possiamo concepire un uomo solo al comando ne' a livello locale ne' nazionale. In questi quattro anni in Abruzzo si e' stati incapaci di sviluppare e far crescere le persone di qualita' perche' disposte a dire no. Un destino diverso e' toccato a quelli che accudivano e facevano solo quello che diceva il loro presidente". "Ritengo - ha proseguito Di Matteo - che cio' che ho fatto e' sempre stato coerente. Nel 2008 quando mi e' stato chiesto di fare un passo indietro l'ho fatto per non creare fastidi. Il mio e' stato sicuramente un percorso tumultuoso all'interno dell'amministrazione regionale di cui non ho condiviso alcune scelte. Un amministratore regionale deve capire che non e' un gestore di attivita' economiche ne' di appalti, ma uno che deve cambiare la qualita' delle norme in una visione illuminata, moderna e programmatica che migliori la qualita' della vita dei cittadini. In questi quattro anni - ha detto ancora riferendosi al Governo regionale uscente - si e' pensato a tutt'altro basti pensare che ha approvato con la maggioranza della sua maggioranza 4 o 5 leggi e nessuna norma e' divenuta operativa perche' giudicata incostituzionale, mentre 5 o 6 norme proposte da che avrebbero si' migliorato la qualita' della vita dei cittadini sono state bloccate". (Afa/Dire) 14:34 08-01-19

Roma, 21 gennaio 2019 - Come cambieranno i rapporti di forza tra Lega e M5S? Ci sarà, se non una crisi di governo, un rimpasto? Il Paese precipiterà verso elezioni politiche anticipate o tutto procederà sull’asse attuale? Le opposizioni sono reali alternative o solo minoranze? Domande a cui, finora, rispondevano i sondaggi, ma a cui presto inizieranno a rispondere dati e numeri delle urne. Infatti, nel 2019, andranno al voto 6 Regioni, pur se in date diverse, e una considerevole tornata di Comuni (circa 4mila, tra cui capoluoghi come Firenze e Perugia) nella tornata delle amministrative di metà giugno. Ma il test più importante è quello che servirà a rinnovare governatori e consigli regionali dell’Abruzzo (10 febbraio) e della Sardegna (24 febbraio), mentre più lontani sono gli altri test: Piemonte (maggio), Emilia Romagna (novembre), Basilicata e Calabria (date da decidere).

Il dato di partenza è che le 6 Regioni al voto sono tutte governate da amministrazioni di centrosinistra. Pd e alleati (Mdp e civiche) potrebbero, secondo i sondaggi, perderle tutte, in un filotto di catastrofiche sconfitte, mentre il centrodestra (Lega, FI, Fd’I, Udc, più liste civiche) potrebbe riuscire nell’impresa clamorosa di aggiudicarsele tutte. Il M5S rischia di non spuntarla in nessuna. Come è già successo, peraltro, nelle tre elezioni regionali del 2018, quando il centrodestra ha conquistato il Molise, il Friuli-Venezia Giulia e il Trentino Alto-Adige (alleato con la Svp), il M5S nessuna, mentre il Pd le ha perse tutte e tre. Un nuovo calo dei grillini potrebbe incrinare ulteriormente gli equilibri di forza all’interno della maggioranza di governo. Ma ogni Regione fa caso a sé.

ELEZIONI IN ABRUZZO - In Abruzzo, la stagione di governo del centrosinistra si è chiusa in modo disastroso. Tra scandali e polemiche, l’ormai ex governatore, Luciano D’Alfonso, ha optato per restare senatore del Pd, costringendo la regione al voto anticipato il 10 febbraio. Il centrosinistra, però, si è ricompattato intorno alla figura dell’ex vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, e ora spera in una sua rimonta. Ma i sondaggi continuano a dare un testa a testa tra M5S, che punta, come cinque anni fa, sulla consigliere uscente Sara Marcozzi, e il centrodestra che, dopo molto discutere, ha scelto Marco Marsilio, senatore di Fratelli d’Italia. Il centrodestra abruzzese è sempre stato litigioso, ma ora è arrivato al paradosso: la lista dell’Udc, formalmente apparentata con gli altri partiti, è stata politicamente esclusa da ogni (futuro) governo e maggioranza perché ha inserito, all’ultimo momento, due candidati ex transfughi del Pd. Salvini e Di Maio sono corsi in Regione per i loro tour elettorali, i candidati alla segreteria dem, invece, latitano.

ELEZIONI IN SARDEGNA - In Sardegna si vota il 24 febbraio e la storia sembra scritta. Il governatore uscente, Francesco Pigliaru (Pd), non si è ricandidato e il centrosinistra si è affidato all’ex sindaco di Cagliari, Massimo Zedda (ex Sel-SI, poi ‘arancione’), ma la sua è un’impresa disperata. Il M5S, storicamente forte, è da mesi in calo nei sondaggi, e propone Francesco Desogus. Il centrodestra punta sul senatore e segretario del Partito sardo d’azione Christian Solinas: si è gemellato con la Lega ed è stato scelto direttamente da Salvini che punta molto sulla Sardegna, come anche fa Berlusconi. La partita qui si giocherà sugli equilibri interni tra Lega e FI.