Luigi Di Maio con Andrea Greco (Dire)
Luigi Di Maio con Andrea Greco (Dire)

Roma, 20 aprile 2018 - 1) La sfilata dei big nazionali per le elezioni in Molise

In Molise si vota domenica prossima, il 22 aprile (orario 7-23): per le elezioni regionali a sfilata di tutti i big politici nazionali, nella regione più piccola d’Italia, è stata impressionante. Luigi Di Maio, il leader M5S, ci ha passato due giorni, toccando entrambi i due capoluoghi di Provincia (Campobasso, capoluogo di Regione, e Isernia, capoluogo di Provincia) e Termoli, la sola cittadina molisana importante dal punto di vista economico (vi hanno sede, infatti, la Fiat-Chysler e molte diverse aziende chimiche). A Termoli, in un comizio nella piazza centrale del Borgo Vecchio, davanti alla splendida cattedrale, in perfetto stile romanico-pugliese, del 1200, Di Maio ha galvanizzato i suoi supporter assicurando “Vinceremo, il Molise sarà la prima regione a guida 5Stelle e io ci tornerò da premier”.

Il 'lumbard' Matteo Salvini ha compiuto, dopo una prima incursione a Isernia e un comizio a Termoli, un tour de force tra i comuni più piccoli della Regione. Sono ben 136 e dove la popolazione molisana ancora resiste, in parte, anche se molti centri vivono il dramma dello spopolamento e di una nuova emigrazione verso i centri più grandi e anche verso l'estero. Un'emigrazione seconda solo a quella che, agli inizi del Novecento, abbatté la popolazione molisana. Infatti oggi i discendenti di oriundi molisani sono oltre 600 mila, concentrati per lo più in Canada e negli Usa, più del doppio della popolazione residente in Molise. Anche Salvini ha detto che ci tornerà “da premier”.

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Non a caso, “dato il momento della politica nazionale una nostra rotonda vittoria in Molise ci aiuterà a trovare nel Parlamento i voti di cui il centrodestra necessita” , assicura Silvio Berlusconi mentre, sempre a Termoli, sale sul predellino di un'auto per godersi il bagno di folla. Poi, rapida visita, in elicottero, a San Giuliano di Puglia, dove un violento terremoto, nel 2002, mentre proprio l'ex premier era al governo, devastò un piccolo paese che, nonostante il nome (si trova in Molise) uccidendo 27 bambini e una maestra. Berlusconi promette al sindaco, Luigi Barbieri, che “se il centrodestra va al governo un consiglio dei ministri lo facciamo qui”.

Tra un predellino e l’altro, Berlusconi ha rischiato di incrociarsi con il premier in carica, Paolo Gentiloni, unico esponente di spicco del centrosinistra che prova a venire a dare manforte a un candidato, quello del Pd, che ha la sconfitta in tasca. Infatti, i veri rapporti di forza – e le possibilità di vittoria – alle regionali si dividono equamente tra 5Stelle e centrodestra, le due coalizioni che stanno facendo un continuo, e rischioso, testa a testa, in Molise come sul piano nazionale. Infine, c'è stata anche la visita di uno dei segretari di LeU, Roberto Speranza, che in Molise (come in Lazio) è alleata con il Pd. Un giro in regione lo ha fatto anche il segretario del Pd, Maurizio Martina.

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2) Ma davvero “il Molise non esiste”?

E pensare che “Il Molise non esiste”, come gruppo su Facebook, conta ben 14.582 sostenitori e che il tormentone ha acquistato una sua rilevanza, nel recente passato. Infatti, l'ex premier, Matteo Renzi, durante la campagna per il referendum istituzionale del 4 dicembre 2017 ‘amava’ giocare a tiro a segno contro il Molise, denunciandone gli sprechi e le spese di rappresentanza (ad esempio, gli uffici a Bruxelles) che, secondo lui, erano “inutili e dannose” per promuovere l’immagine di una Regione così piccola e modesta. Ne vennero fuori anche dei divertenti fotomontaggi su Facebook (“Renzi: invaderemo il Molise”), ma all'ex segretario del Pd, come si sa, mal gliene incolse, dato che quel referendum lo ha perso. In ogni caso, ogni tanto, o spesso, sui social, nei talk show o in radio si sente spesso ripetere il refrain, che forse ad altri osservatori fa simpatia, che “il Molise non esiste”.

Per la politica italiana, invece, il Molise esiste eccome. Si dà il caso, infatti, che la regione ordinaria più piccola d’Italia (314.725 abitanti), che è anche la più recente perché istituita nel secondo dopoguerra con la legge costituzionale n. 1/1963 - voti per il Governatore e per rinnovare il consiglio regionale il 22 aprile, a crisi di governo aperta con tutti i suoi nodi irrisolti. E se è vero che, il 29 aprile, vota anche una regione a statuto speciale, il Friuli Venezia-Giulia, ben più importante, per grandezza e peso, il primo test politico locale, ma dall’indubbio valore nazionale, che è davanti, dalle elezioni del 4 marzo in poi, è in Molise. E, almeno così sperano e credono i 5Stelle, il Molise può diventare la prima regione ‘gialla’ d’Italia.

3) I quattro candidati governatori e le tante liste in lizza.

I candidati e i raggruppamenti di liste che si presentano alle elezioni sono quattro (ma la quarta, Casa Pound, è decisamente fuori da tutti i giochi), mentre la legge elettorale molisana è nuova di zecca, approvata nello scorcio finale della passata consiliatura dal centrosinistra. E’ un sistema proporzionale a turno unico con premio di maggioranza definibile come majority assuring. I membri del consiglio regionale da eleggere sono 21, compreso il presidente della Giunta: alla lista o alla coalizione di liste vincenti vengono assegnati 13 seggi, cui si aggiunge quello del presidente eletto. Il sistema, dunque, assicura la piena governabilità al vincitore. Inoltre, la soglia di sbarramento è molto alta (l’8%) per chi si presenta fuori da una coalizione e invece molto bassa (il 3%) per chi ne fa parte, favorendo così, anche stavolta, il proliferare di liste e listarelle. Non è ammesso il voto disgiunto, ma quello di preferenza sì, particolare di non scarso rilievo per la vittoria finale.

La coalizione più ampia è quella di centrodestra che ha scelto, come candidato governatore, Donato Toma, presidente dell’ordine dei commercialisti di Campobasso. Toma è appoggiato da ben 9 liste, di cui quattro di ambito nazionale (FI, Lega, FdI, Udc) e ben cinque di ambito locale. Tra queste, ce ne sono almeno due capeggiate da forti portatori di voti in Regione: una fa capo all’ex governatore della regione, Michele Iorio, e una al ras della sanità privata locale nella zona di Isernia, l’eurodeputato Aldo Patriciello (FI). La seconda coalizione è quella di centrosinistra che parte dal Pd, passa per frattaglie locali e arriva fino a LeU. Scaricato il presidente regionale uscente, Paolo di Laura Frattura (ex Dc-Ppi- Margherita, ora Pd), un Pd ridotto ai minimi termini ha puntato su un assessore uscente della giunta Frattura, Carlo Veneziale, appoggiato da cinque liste, tra cui LeU. Ma la vera novità è l’M5S. Il candidato governatore si chiama Andrea Greco: giovane laureato in Giurisprudenza oggi ha 33 anni e la sua sola esperienza politica precedente è stata la candidatura nel 2013 quando è stato il primo dei non eletti, poi, per cinque anni, ha fatto il portaborse dei 5Stelle in consiglio. Insomma, un grillino della prima ora, gode della scia di un grande successo, quello ottenuto dall'M5S alle Politiche, che in Molise, come in tutto il Sud, ha fatto il botto. I pentastellati, infatti, lo scorso 4 marzo, hanno sbancato i risultati nei collegi della Regione, vincendo - con il 44,8% dei voti contro il 29,8% del centrodestra e il 18,1% del centrosinistra - tre collegi uninominali su tre e, in totale, quattro seggi su cinque. Il quinto è andato a una deputata di Leu, Giuseppina Occhionero, che ha preso solo il 3,4% dei voti, ma solo grazie all’effetto “flipper” del Rosatellum.