Roma, 8 aprile 2019 - "Noi siamo piramidali, ministeriali e costituzionali", scandisce Mirella Cece, presidente del Sacro romano impero cattolico ed eterna candidata. Ma sul programma del suo partito fa la schiva: "Non lo anticipo, è troppo articolato". Una candid camera? Macché. Solo la sfilata al Viminale di leader, veri o presunti, per la consegna dei simboli per le Europee. Una trentina (alle Politiche furono più di cento!), ma si prosegue oggi. Pochi i big, tra i quali un Roberto Calderoli euforico con il logo della Lega, e tanti i partiti o pseudo tali in cerca di un posto al sole. Ci sono gli Internettiani, i Forconi e i Pirati. Il movimento della Catena e quello dei Poeti d’azione. Non mancano le vecchie sigle (dalla Dc – quella fondata nel ’43 e mai sciolta – al Pci) e Casapound, in tandem con le Destre unite. 

Sacro romano impero cattolico (Ansa)

Ognuno scandisce slogan, pensieri e parole. Racconta di essere in coda da giorni, di crederci per davvero. 
Il primo a presentarsi è l’anziano capo degli ‘Internettiani’. "Siamo contro l’Europa dell’austerity e contro l’euro. Internet? Non è uno strumento, ma un universo... Diciamo no alle censure delle rotative controllate dai potenti". Chi vuole intendere, intenda. Più chiaro nei suoi propositi Alessandro D’Agostini, poeta, attore, presentatore e autore radiotelevisivo di programmi culturali. Si presenta come leader del partito dei Poeti d’azione e in cravatta sgargiante giallo canarino, sventola un cartello: "La creatività italiana in Europa". La sua ultima opera s’intitola Ultimatum e già da sé sembra un manifesto politico. 

Poeti d'azione (Ansa)

Davanti alle telecamere declama una poesia (che dedica a Damiana "oltre l’orlo di ciglia") e racconta che il suo movimento è nato addirittura nel 1994. Un’altra Italia. Quella di Silvio Berlusconi che scendeva in campo contro i ‘comunisti’ e della Lega di Bossi che parlava di secessione della Padania. I 5 Stelle, per dire, non erano nemmeno un’idea. Ieri, invece, i 5 Stelle c’erano. Eccome. Ma senza il trio di punta che si era fatto paparazzare davanti al Viminale in occasione delle Politiche: Luigi Di Maio, Beppe Grillo e Davide Casaleggio. 

Partito Pirata (LaPresse)

Al loro posto, un inedito rappresentante: Pierfrancesco Bruno. Avvocato di Virginia Raggi, quasi si giustifica: "Ci sono io, gli altri sono tutti impegnati a Ivrea. Non sono iscritto al Movimento: prosegue – ma ho la delega di Di Maio. Visto che la vicenda della Raggi è andata bene, magari porta fortuna...". Sarà. 
E mentre depositano il simbolo anche il Pd, Forza Italia e Italia in Comune (il movimento di Federico Pizzarotti) con +Europa, conquista un posto anche il simbolo del Movimento della Catena. Tra accenti vagamente anti-casta e un po’ di salvinismo. Ecco gli intenti (dal sito web): eliminazione di clandestini e spacciatori, ma anche dell’Arma dei Carabinieri. Il leader? Bruno Franco, artigiano edile. Il suo pensiero: "Più la catena è lunga, più ci sono possibilità di farcela. L’unione fa la forza, non dipende quanti siamo, ma come siamo arrabbiati". Rabbia condivisa dal partito ‘No riforma forense, no alla cassa forense’. 
Oggi la seconda puntata. 

La Catena