Luigi Di Maio (foto Dire)
Luigi Di Maio (foto Dire)

Bologna, 24 gennaio 2020 - Una piazza Galvani semivuota (c’erano al massimo 200 sostenitori) ha accolto ieri l’ultimo passaggio da ormai ex leader 5 stelle di Luigi Di Maio a Bologna, in sostegno del candidato grillino alla Regione Simone Benini. E così, il cuore di quella terra che dieci anni fa tenne a battesimo il Movimento, ieri ha salutato in modo fin troppo tiepido il leader che ha fatto crescere, fino ad arrivare al governo, la ‘cosa’ grillina. All’arrivo nella piazza, Di Maio è sì stato accolto da applausi, ma non da tutti, nonostante lo sventolino delle bandiere stellate e i candidati al consiglio regionale schierati sul palco. E non è stato un caso se Alessio Villarosa, sottosegretario alle Finanze, abbia cercato di incitare i presenti ("Su, un po’ di carica") proprio mentre uno dei candidati alle regionali Giacomo Palumbo attaccava "i giornalisti servi del potere"; più tardi lo stesso Di Maio parlerà di "giornali che mettono zizzania", tanto per non perdere l’esercizio contro la stampa.

Quindi è toccato al candidato governatore Benini, che ha puntato sulla necessità di non indietreggiare sulle norme per contrastare il gioco d’azzardo, sul "macello" dei trasporti pubblici e i rifiuti. L’appello finale del candidato presidente è stato questo: "Andiamo tutti a votare il 26 e facciamole partire queste cose". Poi il saluto a Di Maio, il cui "passo indietro" dalla guida del M5s "significa anche che noi siamo un movimento democratico, leaderless : ci sarà ampio spazio per una bella discussione agli Stati Generali. Noi discutiamo, discutiamo".

E finalmente, ecco l’ex leader, nel giorno del suo day after, ancora senza cravatta, ma sulle note di ‘We are the champions’ dei Queen: "Siamo al governo da 20 mesi e abbiamo il diritto di essere giudicati alla fine di cinque anni – ha scandito – c’è chi è stato al governo 30 anni e si dice ‘lasciamolo lavorare’. Noi siamo al governo da 20 mesi e c’è qualcuno che dice ‘avete fallito già’; abbiamo sempre amministrato i fondi pubblici con la massima responsabilità – ha aggiunto – nessuna altra forza politica può dire lo stesso, sono tutti finiti al centro di scandali di corruzione, mafia, ’ndrangheta in un modo o nell’altro. Dobbiamo solo credere in noi stessi". Tra la folla di piazza Galvani, la momentanea uscita di scena di Di Maio (che medita tuttavia di ripresentarsi agli Stati Generali nel ruolo del leader) non veniva vissuta come uno strappo lacerante. Anzi.

I grillini doc emiliani sono ancora convinti di poter "fare a meno del leader perché siamo più democratici di tutti gli altri". Un’identità da difendere. "Noi 5 Stelle – commentava infatti Marco da Reggio Emilia – non ci sentiamo né di destra, né di sinistra, mentre le Sardine si stanno già compromettendo con una delle due parti in gioco e finiranno per esserne assorbite".

Il dibattito è in corso, ma intanto ci si interroga sulla successione a Di Maio. Scartati Di Battista, Paola Taverna e Stefano Buffagni, tutto sembra puntare verso Stefano Patuanelli, il titolare del Mef, della ‘squadra’ di Di Maio, la cui figura avrebbe effetti potenzialmente stabilizzatori per il governo. Il nodo dell’alleanza con il Pd sarà sciolto prima degli Stati Generali. Intanto, oggi a Cesena ci sarà il ‘reggente’ Vito Crimi a chiudere la campagna per l’Emilia-Romagna. Un ‘reggente’ che potrebbe anche diventare il vero leader.