Stefano Bonaccini, candidato del centrosinistra in Emilia Romagna (Dire)
Stefano Bonaccini, candidato del centrosinistra in Emilia Romagna (Dire)

Bologna, 3 novembre 2019 - La Signora che sta placidamente seduta sull’Appennino col seno appoggiato al mare è preoccupata. Molto preoccupata. Mai come stavolta è disturbata dai dubbi, corrucciata e oscillante fra un possibile storico cambio di passo come in un valzer destinato a nuove mosse, certa che il tormentone agita coscienze e antiche sicurezze. La Signora non è la Juventus di Ronaldo, ma l’Emilia-Romagna scossa dalle turbolenze di una campagna elettorale per il voto di gennaio avviata senza risparmio di energie. La data del 26 è attesa come la finale di Champions League. Dopo l’estate rock salviniana al Papeete, la caduta del governo, la giravolta grillina passata a guidare il Paese con gli avversari di ieri e il crollo della sinistra in Umbria, l’appuntamento alle urne dell’Emilia-Romagna è considerato una svolta. Se cade la vetrina dell’ex Pci rischia pure il governo.

L’attuale presidente Stefano Bonaccini, piddino "illuminato", è in campo contro Lucia Borgonzoni, candidata della Lega, benedetta da Matteo Salvini che le fa da testimonial accompagnandola nella Disneyland – Emilia-Romagna in un tour elettorale dentro le piazze (piene) a stringere mani, dare pacche sulle spalle, sfiorare anche fisicamente la pelle dei cittadini fra selfie e applausi (molti). Puro stile Lega che la gente apprezza. L’altro giorno a Parma e Piacenza, il 14 novembre al gran show del Paladozza di Bologna, tempio di Basket city, e poi via ancora alla ricerca della folla comprese Forlì e Ferrara, città neoleghiste dove gli elettori hanno già voltato le spalle all’egemonia Pd. Per la prima volta la Regione è contendibile. Pier Luigi Bersani, lo ammette: "Stavolta sarà dura".

La campagna elettorale del governatore Bonaccini, fresco di nuovo look con giacche e pantaloni a tubo perfetti, fisico modellato dalla dieta, è improntata alle cose fatte e strizza l’occhio al mondo produttivo con cui ha ottimi rapporti: da Confindustria, ai commercianti, alla cooperazione. Quest’ultima a Imola aveva concesso l’assist ai Cinquestelle. Acqua passata. La sindaca Manuela Sangiorgi si è dimessa dopo aver perso per strada cinque assessori. Le associazioni del commercio, pur senza ufficialità, dicono che Bonaccini "non è considerato ostile". Idem fra gli industriali di Modena, città del presidente, ma anche fra quelli di Bologna e Reggio. Il mondo produttivo non si schiera, osserva in silenzio. "Bisogna ammettere – confida un imprenditore – che il governatore gode di stima personale. E la continuità è apprezzata. Resta il fatto che il suo partito è lo stesso che sta elaborando una manovra delusiva e fatta di microtasse. Poi il filo diretto con i Cinquestelle spaventa le partite Iva, gli artigiani, le imprese".

Eppure l’apparato del governatore è convinto di aver lavorato bene. "Dal punto di vista ideologico è lontano dai nostri associati – dice il manager di una delle associazioni commercianti di Emilia e Romagna –, ma ha dialogato con tutti, si è impegnato sul turismo, ha varato i bandi per le aziende 4.0, ha fatto bene col patto per il lavoro. Ma quando si vota ci sono di mezzo anche sicurezza e l’immigrazione. E qui la gente è scontenta". Eppure è sull’economia positiva che, nel frenetico tour di inaugurazioni, tagli di nastri e convegni, punta Stefano Bonaccini. Spera anche nel credito della sua Modena, che pure in provincia ha ceduto alla Lega grandi comuni come Mirandola e Finale Emilia nella bassa pianura, Vignola verso le colline e Pavullo in Appennino.

Stefano Bonaccini vira sulla concretezza. Che forse non basterà. "In Emilia Romagna qualità della vita e dell’economia sono alte ed è sulle opportunità che mi concentro per un confronto con le regioni più avanzate". Secondo Unioncamere la regione vanta una crescita del Pil di + 0,5% con una previsione sul 2020 di +1,1% , cifre sopra la media nazionale. È al top con Veneto e Lombardia. "Numeri di cui prendiamo atto", riflette da Parma Nicola Bertinelli, leader regionale di Coldiretti. "Sull’agricoltura va aggiunto che grazie alle associazioni e attraverso la Regione ci sono buoni dati sull’utilizzo dei fondi europei. Però a chiunque verrà eletto chiediamo più impegno per garantire redditività e stabilità alle aziende agricole. Serve una politica attenta alla distintività dei prodotti affinché i ricavi siano espressione dei valori". E meno burocrazia. Nella regione del prosciutto di Parma e della mortadella Bologna aprire una porcilaia, per esempio, è una impresa da Forze speciali. Burocrazia e veti dei comuni, nonostante tecnologia e leggi tutelino l’ambiente, frenano energie e investimenti. Palla al centro, la partita è aperta.