Lucia Borgonzoni e Stefano Bonaccini al dibattito in Rai (FotoSchicchi)
Lucia Borgonzoni e Stefano Bonaccini al dibattito in Rai (FotoSchicchi)

Bologna, 10 gennaio 2020 - Facebook, Instagram e Twitter: nell’era digitale, la campagna elettorale si gioca in punta di social network. Ha abituato da tempo il pubblico della rete la Lega, abile nello sfruttare la comunicazione diretta ed efficace dei nuovi canali online. Si è mosso anche il Partito democratico, in particolare Stefano Bonaccini, meno abituato a pubblicare i cosiddetti ‘meme’, un’immagine – spesso divertente – con allegato un commento – il più delle volte piccante –. E così, nella corsa alle elezioni regionali del 26 gennaio, ogni giorno sulle pagine dei candidati di centrodestra e centrosinistra prende forma la guerra dei social. Anche per cercare di convincere i tanti indecisi (si parla anche del 41%) dei chiamati alle urne.
L’ultima sferzata è arrivata dalla senatrice del Carroccio: prima l’accusa di "non aver utilizzato a pieno (ma meno del 20%, secondo Borgonzoni, ndr) i fondi messi a disposizione dal governo Lega-Cinquestelle contro il dissesto idrogeologico". Poi l’attacco social, con la foto che riporta il commento "Il Pd è una calamita per l’Emilia-Romagna" e i dati delle famiglie, imprese e cittadini "in pericolo per il rischio di frane e alluvioni".

Nella corsa alle urne, i social network possono giocare un ruolo di cassa di risonanza fondamentale. Non è stato da meno Stefano Bonaccini, che ha accolto "le nuove proposte della Lega in Emilia-Romagna", sulla legge per le rievocazioni storiche e l’istituzione di un assessorato alla disabilità, con una foto di Borgonzoni e la dicitura: "Sono ottime... Infatti esistono già".
Ma la web-lista è davvero lunga e si potrebbe continuare per ore: per citarne uno, il meme che riporta lo storico brandy italiano Vecchia Romagna (con tanto di logo Dem), pronto a diventare Nuova Romagna, accompagnata dal simbolo che recita ‘Salvini premier’. O ancora la storia della ‘balla chilometrica’ (riportata dal Carlino), con il botta e risposta Bonaccini-Borgonzoni e la chiosa finale del governatore uscente ("Spargi fake news"), o l’immagine dell’auto di Bonaccini con incollato sopra il logo del Pd e la frase "Ecco come dovrebbe essere". Mentre Borgonzoni sembra infatti puntare molto sull’assenza del logo Dem dai contenuti griffati centrosinistra, Bonaccini risponde: "Io lontano dal Pd? Assolutamente no, è il mio partito".

Cassa di risonanza, appunto. Ma chi riesce a raggiungere più ‘seguaci’, pubblicando contenuti sulla rete? I dati sono aggiornati alle 18 di ieri sera: Bonaccini supera Borgonzoni su Instagram (15.700 contro 11.600 followers) e addirittura la surclassa su Twitter: 50.130 a 7.555. Ma su Facebook, il social network più seguito e utilizzato al mondo, vince la Lega: Borgonzoni conta 273.274 seguaci, Bonaccini 113.706.

Lo scontro si è evoluto nel corso dei mesi, non solo sui social: è stato il caso del confronto televisivo tra i due sfidanti, abituati a chiamarsi prima ‘Stefano’ e ‘Lucia’, poi ‘Bonaccini e ‘Borgonzoni’. Alla fine, hanno optato per ‘avversario’ e ‘avversaria’. Su homepage e profili, intanto, la battaglia continua.