Luigi Di Maio e Beppe Grillo (Ansa)
Luigi Di Maio e Beppe Grillo (Ansa)

Roma, 13 giugno 2017 - QUALCUNO  azzarda, come il capogruppo M5S delle Marche, Gianni Maggi: «Si tratta di una sconfitta terapeutica, quasi salvifica» che costringerà il Movimento a una ‘riflessione’. O, per dirla con Max Bugani, il ‘casaleggino’ del consiglio comunale di Bologna: «Roma e Torino ci hanno illuso».

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Peccato che quel che si vede, invece, nelle ore immediatamente successive alla débâcle amministrativa stellata, sia il riacutizzarsi della faida interna tra ortodossi e ‘dimaiani’, ossia tra quelli duri e puri come Roberto Fico e Paola Taverna e la corrente trattativista e governista mossa dal giovane Davide Casaleggio che fa capo, appunto, a Luigi Di Maio. Il rampante candidato premier è finito sotto accusa come rappresentante degli Enti locali dei 5 Stelle non appena si è palesato il dato di Genova (dove molto ha pesato il suo parere sulla cacciata di Cassimatis), ma soprattutto quello di Parma, con l’odiato Pizzarotti a un passo dal bis. Difficile, tuttavia, che dal ‘processo’ a cui verrà sottoposto, Di Maio ne esca scalfito, in qualche modo, nella sua ascesa alla premiership ; al momento non c’è ancora nessuno con cui sostituirlo e il primo a difenderlo è il ‘garante’ in persona. Che, però, ci si sta comunque pensando.

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Grillo è pragmatico. Sa che Di Maio non è la persona giusta per fare il premier, ma per il momento serve a tutti questo volto giovane, rassicurante, anche per un elettorato di centrodestra, e televisivamente impeccabile. Poi, si vedrà.

Ieri, a ora di pranzo, Grillo ha negato il flop stellato nelle urne sulle colonne del suo blog, ma non per questo – dicono nel Movimento – non vede i problemi che ci sono. Il capo ha rivendicato una «crescita lenta, ma inesorabile» degli stellati. «Tutti gongolano esponendo raffinate analisi sulla morte dei 5 Stelle – ecco le parole del post – sul ritorno del bipolarismo, sulla débâcle del Movimento, sulla fine dei grillini. Illudetevi che sia così per dormire sonni più tranquilli. Noi continuiamo ad andare avanti per la nostra strada».

AL MOMENTO non è prevista nessuna assemblea dei parlamentari per un’analisi dettagliata del voto, avverrà a ballottaggi consumati. Su Di Maio, invece, qualcosa potrebbe anche muoversi prima; nel Movimento, infatti, c’è chi fa notare che avere troppi ruoli come lui – deputato, vicepresidente della Camera, responsabile Enti locali e soprattutto candidato premier – alla fine sia controproducente e non porti ai risultati sperati. Come si è visto sulla trattativa sulla legge elettorale, ma anche nelle urne locali di domenica. Qualcosa, dunque, il giovane salernitano di talento, che ieri ha detto di voler «difendere e dare sostegno ai candidati M5S», dovrà lasciarlo sul campo, ma solo per non compromettere ulteriormente la sua personale corsa verso Palazzo Chigi.

Divisioni interne e scarso radicamento sul territorio, comunque, sono dei nodi che gli stellati devono ancora sciogliere e che non sono di importanza secondaria. Allo stesso tempo, nel M5S c’è chi dice che il risultato sia frutto di errori che si sarebbero potuti evitare solo con un po’ più di riflessione. Ad esempio, la vicenda Cassimatis di Genova insegna che le sconfessioni via blog, in questo caso post Comunarie, bene non fanno. Grillo, dal blog, ha poi ricordato le prossime tappe del percorso elettorale che comunque non è finito. Dopo i ballottaggi, ci sarà da pensare alla Sicilia e alle regionali del 5 novembre. I grillini confidano di vincere e conquistare così la prima regione a 5 Stelle. Quindi, scelta del candidato premier da parte della Rete (a settembre) in vista delle elezioni politiche. Poi, «dritti verso il governo del Paese». Sperano loro.