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PIERFRANCESCO DE ROBERTIS
Politica

Elezioni comunali, niente scossone. Si decide tutto ai ballottaggi: a sinistra rebus alleanze

Il centrosinistra si prende Brescia al primo turno, Siena al secondo turno. Centrodestra in testa a Pisa e ad Ancona. ll caso M5s. L’asse con il Terzo Polo non ha funzionato

Roma, 16 maggio 2023 – Quando sono chiamati a votare oltre sei milioni di cittadini, il test non è mai banale. E così è stato anche stavolta, nel primo turno amministrativo di primavera, che precederà il ballottaggio di fine maggio e poi le regionali in Molise del 25 e 26 giugno. Ma la fotografia dell’Italia che esce dal voto di ieri non è molto diversa da quella che immaginavamo fino a sabato. Mettendo piuttosto in evidenza, come in un negativo fotografico, più quanto non è accaduto rispetto a quanto pensavamo accadesse. In una tendenza generale che vede una leggera prevalenza del centrodestra, non si è avvertito lo spirare alto di alcun vento politico, tipo quello, per intenderci, che aveva soffiato alle regionali di Lombardia e Lazio lo scorso febbraio. Alla fin fine gli italiani hanno votato per i sindaci. L’onda Meloni non c’è stata, e neppure quella Schlein. Ognuno si consola con la bandiera che gli fa più comodo, e tutti – almeno dove si può – affilano le armi per il ballottaggio del 28 maggio. Con l’obiettivo di sciogliere, specie a sinistra, il nodo gordiano delle alleanze, quello che non dipanato alle politiche di settembre consegnò una larga vittoria al centrodestra. I grillini sono apparsi troppo spesso soli in queste amministrative rispetto al Pd, e i risultati si sono visti. Tanto che il primo commento di ieri della segretaria Pd è stato proprio "adesso tutti uniti".

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

L’obiettivo del centrodestra si chiamava Ancona, e l’ all-in sarebbe stato anche Brescia, magari condita con alcune belle affermazioni in Toscana. In quel caso si sarebbe potuto parlare di cappotto, e di onda lunga. Non c’è stato né l’uno né l’altro, anche se aver costretto il centrosinistra al ballottaggio nel capoluogo delle Marche è per il centrodestra comunque un bel risultato. Da quando si eleggono i sindaci direttamente (1993) i primi cittadini di Ancona sono sempre stati espressi dalla sinistra. Sì, certo, Ancona era una delle poche città dove la premier aveva messo la faccia (comizio insieme a Salvini e Tajani), l’exploit in Regione con Acquaroli faceva ben sperare, ma a questo punto le speranze della maggioranza di governo sono tutte per il 28. L’effetto Meloni in sostanza non si è visto, come d’altra parte si evince anche dal risultato di una grande città, Brescia, anche qui una delle poche dove la premier aveva scommesso con una sua diretta presenza, e dove il centrosinistra si è confermato addiruttura al primo turno.

Ma se non c’è stata l’onda Meloni, anche l’onda Schlein si è fatta attendere, almeno quella che dalle primarie dem a ora avevano messo in evidenza i sondaggi nazionali. La segretaria Pd è andata due volte a Pisa per promuovere la candidatura di Paolo Martinelli (evento piuttosto raro che un segretario nazionale replichi nella stessa città), eppure il centrodestra è in grandissimo vantaggio. E nella stessa Brescia dove il centrosinistra ha vinto, ad affermarsi non è stato un candidato targato Schlein quanto con esponente di una sinistra moderata, Laura Castelletti. Insomma, per Schlein bilancio in chiaroscuro, accentuato anche con il risultato non brillante per i dem Toscana, regione rossa, dove un suo uomo, il deputato Emiliano Fossi governa il partito, e dove Schlein aveva fatto più tappe in campagna elettorale.

A questo punto in vista dei ballottaggi specie a sinistra deve essere affinata l’intesa con i grillini. Nel voto di ieri e domenica l’alleanza fra Pd e M5S si è imposto solo a Teramo, ma non a Pisa e a Brindisi. E nemmeno a Latina che, anzi, torna al centrodestra. Come prodromo di una alleanza nazionale, non è molto. È vero che i 5S hanno sempre sofferto le amministrative e che la partita nazionale è del tutto diversa, ma insomma se vogliono avere in testa di battere la Meloni, Conte e Schlein devono cominciare a far decollare l’intesa. Anche perché quella con il Terzo polo non si anche in questo caso fatta sentire. Probabilmente Pd, 5S e Terzo polo considerano probante per la propria forza elettorale il turno europeo del 2024 dove si vota con il proporzionale, e di quanto accadrà di qui ad allora non tengono troppo conto.