Roma, 5 giugno 2018 -  Conto alla rovescia per le elezioni comunali 2018. Domenica sono chiamati alle urne 7,7 milioni di italiani per votare in 763 comuni. In ballo c’è l’elezione diretta dei sindaci e dei consigli comunali con eventuale ballottaggio domenica 24. Centodieci i comuni con oltre 15mila abitanti, 20 i capoluoghi di provincia (Ancona, Avellino, Barletta, Brescia, Brindisi, Catania, Imperia, Massa, Messina, Pisa, Ragusa, Siena, Siracusa, Sondrio, Teramo, Terni, Trapani, Treviso, Vicenza e Viterbo), di cui sei – Ancona, Brescia, Catania, Messina, Siracusa e Vicenza – con più di 100mila abitanti.

Elezioni comunali 2018, data e info utili: dove si vota, come, documenti

SI RICOMINCIA, ITALIA DI NUOVO AL VOTO - di TOMMASO PAPA

Dopo le elezioni politiche del 4 marzo, sette milioni di italiani sono nuovamente chiamati alle urne domenica, questa volta per eleggere i sindaci e i consigli comunali. I risultati delle Politiche sono dunque attesi a una immediata controprova nelle amministrative. Ma votare domenica conta davvero? A Borgofranco, stavolta molto meno del solito. Anzi, le elezioni di domenica saranno praticamente inutili. Nel minuscolo paese all’estremo oriente della provincia mantovana si è infatti realizzata la tempesta perfetta, che obbligherà gli abitanti a scegliere una prima volta il sindaco e a tornare alle urne qualche mese dopo, buttando all’aria le prime elezioni.

Il perché si annida nei meandri della burocrazia regionale e statale, che prevede tutto tranne il conto da pagare alla fine. La storia di Borgofranco, fino ad oggi legato alla fama di essere la piccola capitale del tartufo bianco lombardo, sarebbe abbastanza semplice: un’amministrazione illuminata che decide di seguire l’invito a razionalizzare l’assetto istituzionale fondendo i comuni più piccoli, una popolazione che vince gli inevitabili campanilismi e accetta l’idea del ‘matrimonio’ e un referendum che, come nei cerimoniali di nozze, simbolicamente congiunge le due comunità.

Borgofranco, meno di 800 abitanti, e la vicina Carbonara Po (1200 anime) avevano seguito tutto l’iter per diventare un unico comune. L’11 febbraio scorso, a coronamento della pratica, le due popolazioni vengono chiamate ad esprimersi nel referendum e con percentuali bulgare, attorno al 90% dicono sì all’unione.

«Era l’unica strada da percorrere – commenta la sindaca di Borgofranco Lisetta Superbi – solo insieme possiamo riuscire a garantire la nostra amministrazione».

Il giorno dopo il referendum comincia il conto alla rovescia dell’iter burocratico regionale, che dovrebbe prendere atto della decisione delle comunità e sancire l’avvenuto matrimonio.

Purtroppo però in Lombardia a marzo si vota per il rinnovo della Regione (oltre che per il referendum sull’autonomia) e la pratica dei piccoli comuni mantovani finisce sul binario morto, almeno fino alla costituzione della giunta Fontana che eredita il fascicolo presentato all’amministrazione Maroni. Intanto però la compagine civica guidata da Lisetta Superbi è in scadenza: è stata eletta nel 2013 in una tornata elettorale ridotta (a causa della decadenza prematura del sindaco dell’epoca) e dopo i cinque anni di rito si deve tornare alle urne.

«Ho cercato in tutti i modi di evitare questo passo – racconta la prima cittadina – ma la Regione Lombardia era ferma e quando mi sono rivolta al ministero dell’Interno per chiedere una mini prorogatio della nostra amministrazione, giusto per evitare il doppio voto, mi hanno risposto picche».

Il Viminale, in realtà, ha inviato a Borgofranco una argomentata risposta per spiegare che l’eventuale tenuta in vita dell’attuale giunta avrebbe violato un totale di leggi e regolamenti.

QUINDI domenica si vota (solo a Borgofranco perché Carbonara era andata alle urne nel 2014 e quindi le è risparmiato il sacrificio). Poi, presumibilmente alla fine dell’anno, i comuni ‘nubendi’ verranno commissariati e si tornerà al voto tra aprile e giugno 2019. Un modo come un altro per dire che lo Stato ‘paga due e prende uno’.

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