Roma, 9 giugno 2017 - CERTO, tutto può succedere. E – certo – i sondaggi vengono spesso smentiti, ma comunque quella che si prospetta nelle urne amministrative della prossima domenica per il Movimento 5 Stelle non sarà certo una cavalcata di gloria. Anzi. La base dell’elettorato è ancora in ebollizione per come è andata a finire sul fronte della legge elettorale, ma ovviamente c’è anche molto di più. Soprattutto a giudicare da come sono state condotte le campagne elettorali in città come Genova e Palermo e con Pizzarotti a Parma che rischia di fare il bis come sindaco, ma senza la bandiera stellata a fargli da vessillo. A Verona, per dire un’altra città capoluogo, ci si aspetta un ballottaggio senza grillini, con in lizza i candidati Salemi (centrosinistra), Sboarina (centrodestra) e Bisinella (Lega Nord). E così in tante città del nord. 

FOCUS / Come si vota: date e orari

MA È GENOVA la vera spina nel fianco del leader stellato. Non vuol fare cattiva figura e, nonostante l’inizio in salita, avrebbe in mano dei sondaggi buoni – così dicono – che darebbero ai pentastellati qualche speranza grazie al candidato Luca Pirondini. Però proprio lì, nel feudo del ‘capo’, il partito si è diviso. E oltre al candidato ufficiale, parteciperanno al voto anche due fuoriusciti dal Movimento, fra loro anche Marika Cassimatis, bocciata da Grillo dopo essersi affermata alle ‘comunarie’. Insomma, la partita sarà pure da giocare, ma di certo con poche probabilità di vittoria.
Discorso diverso – ed elettoralmente molto più complicato – riguarda la Sicilia. Qui una delle partite si gioca a Trapani, dove è candidato il grillino Marcello Maltese. E città di cui Beppe dice: «Possiamo giocarcela con buone possibilità, considerando chi sono i due candidati del centrodestra, Fazio e D’Alì, carichi di problemi giudiziari». Per questo, il M5S punta dritto al ballottaggio, mentre a Palermo sa di non avere chance. Leoluca Orlando, sindaco uscente, sente già in tasca il 40% (sufficiente, secondo la nuova legge elettorale siciliana, per essere eletto al primo turno). Il grillino Ugo Forello di Addiopizzo, molto contestato dall’interno, tenta la scalata per palazzo delle Aquile, gravato però anche dallo scandalo ‘firmopoli’ che ha portato alla sospensione interna al Movimento di ben tre deputati grillini.
Grillo sa perfettamente che la partita è senza storia, ma il suo interessamento per il capoluogo siciliano va letto in un’altra ottica, quella di ricompattare i suoi nella prospettiva più larga delle regionali. Dove, a dispetto di queste urne amministrative, le opinioni degli osservatori convergono nel sostenere che M5S andrà a vincere, il prossimo 5 novembre. 

TORNANDO a queste amministrative, una città che potrebbe sorridere ai 5 Stelle è Taranto, la città dell’Ilva che esce da due mandati di Ippazio Stefàno, sinistra. Qui sono le divisioni degli altri due fronti a spianare la strada al grillino Francesco Nevoli, per lo meno al primo turno. Ma se ci si sposta al nord, tipo a Padova, la musica cambia. E il candidato grillino Simone Borile, scelto con appena 108 voti alle ‘comunarie’ on line, è il più debole della partita. Stessa storia a Verona, dove Alessandro Gennari naviga da solo contro altri candidati ‘forti’ sostenuti da sette/otto liste ciascuno.
Ma è Parma, in ultimo, la vera cartina di tornasole del Movimento in queste urne. Qui regna il ‘reietto’ Federico Pizzarotti, che si ricandida con la sua lista civica Effetto Parma. Dovrà vedersela con l’ex compagno del M5S Daniele Ghirarduzzi, con la candidata del centrodestra Laura Cavandoli, e con Paolo Scarpa, il candidato del centrosinistra. È una partita molto aperta, ma se Pizzarotti (che parte favorito) dovesse farcela senza le insegne stellate, per Grillo la sconfitta sarebbe più cocente di tante altre, lui che chiamava la città ducale «la mia piccola Stalingrado» e sognava di far partire proprio da lì il ‘sogno’ della democrazia diretta...