Beppe Grillo durante la campagna elettorale per le elezioni comunali (Olycom)
Beppe Grillo durante la campagna elettorale per le elezioni comunali (Olycom)

Roma, 13 giugno 2017 - Chi ha vinto, chi ha perso, chi prepara il sorpasso. Sperando che ai ballottaggi del 25 giugno lo scrutinio si trasformi in sorriso. Analizzare il voto del primo turno alle Amministrative richiede profondità e pazienza. Perché la trasposizione dei flussi del voto comunale in automatico indicatore nazionale va ponderata con il radicamento dei candidati, l’esuberanza delle liste civiche, le inclinazioni fisiologiche dei territori (e dei partiti). Se ricavare un dato nazionale omogeneo è complicato, nuovi trend – da confermare tra 15 giorni – si segnalano con evidenza ai ricercatori dell’Istituto Cattaneo. In un report sui 25 capoluoghi di provincia andati al voto, l’équipe composta da Marco Valbruzzi, Andrea Pedrazzani e Gianluca Passarelli, ha messo a confronto i risultati del primo turno di domenica scorsa con le Politiche del 2013 (momento nascente del tripolarismo) e le Amministrative 2012 (più lontane nel tempo ma più omologhe per proposta politica).

I dati che emergono – previa inevitabile attribuzione metodologica al centrosinistra o al centrodestra dei consensi raccolti da tutte le liste civiche ‘schierate’ – svelano traiettorie indiscutibili:

1) «I partiti che guadagnano voti – nel confronto con le precedenti Amministrative – sono entrambi del centrodestra: la Lega Nord (+2,6 punti percentuali) e i partiti riuniti sotto l’etichetta della Destra» (Fratelli d’Italia e suoi derivati). «Forza Italia subisce invece un calo di 2,2 punti percentuali, che nell’ottica dell’intera coalizione di centrodestra sono tuttavia compensati dai guadagni elettorali dei partiti più radicali». Dove la rinascita del centrodestra assume proporzioni spiccate è invece nel raffronto con le Politiche 2013: lo scrutinio di domenica assegna +3,2% a Forza Italia (totale 21,1), +8,4% alla Lega (11,7), +2,3% alla Destra (4,7). Un mezzo trionfo.

2) «Nel campo del centrosinistra – prendendo a paragone le Comunali 2012 – si nota una riduzione dei consensi, in termini di punti percentuali, sia per il Pd che per la Sinistra (Sel, Sinistra Italiana, Articolo uno, ecc.). Per la precisione, il Pd scende in media dal 26,3% al 24,5% (-1,8), mentre la Sinistra perde un punto percentuale». Ancora più drastico il calo rispetto alle Politiche 2013: Pd -3,2%; Sinistra -1,7%. Il segno di un chiaro affanno, probabilmente anche per eccesso di polemica (pro-Renzi, anti-Renzi) e di frammentazione dell’offerta. Prova ne sia che in molti capoluoghi proprio l’elettorato deluso di centrosinistra abbia alimentato una crescente e sintomatica astensione.

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3) Disastro per il Movimento 5 Stelle. «Nonostante il suo maggiore sforzo di radicamento e diffusione, M5S – sottolinea l’Istituto Cattaneo – è rimasto sostanzialmente fermo a cinque anni fa, con un elettorato ‘congelato’ incapace di espandersi». Anzi, localmente persino in ritirata: «Da 8,1 a 7,8 punti percentuali».

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SOLO un buffetto, tuttavia, rispetto allo schiaffone che i pentastellati rimediano nel confronto con le Politiche 2013, quelle che proiettarono i duri e puri della politica italiana al 25,5% dei consensi. Quattro anni dopo fa un certo senso il -18 (sempre nel campione preso in esame) dell’armata grillina che si candida alla guida del Paese. Una spia che svela insufficiente radicamento territoriale, improbabili meccanismi selettivi, repulsione dalle dinamiche amministrative. E questi conti, di solito, si pagano.

4) «Il calo più significativo nel confronto tra le elezioni amministrative del 2012 e del 2017 è quello subito dai partiti di Centro (Udc, Scelta civica, Alternativa popolare ecc.): - 6,8 punti percentuali», spiega l’Istituto Cattaneo. Discesa appena meno penalizzante se riferita alle politiche 2013: -2,3%. La dimostrazione plastica che l’elettore moderato valuta e sceglie senza timore di curvare un po’ più a destra (se serve): più raramente a sinistra, e solo in presenza di ragionevoli attrazioni.

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