Camera dei Deputati (Lapresse)

Roma, 27 febbraio 2018 - Le elezioni politiche del 4 marzo 2018 si avvicinano. E già ci si proietta su quello che sarà la situazione post-voto. Gli scenari che si aprono all'orizzonte sono principalmente tre. Proviamo a illustrarli nel dettaglio. 

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C’È LA MAGGIORANZA - Se una coalizione riuscisse a ottenere il 42% (o oltre) dei voti, grazie alla cosiddetta "disproporzionalità" della legge elettorale – stimata dagli analisti all’8% circa dei voti – potrebbe ottenere o avvicinarsi molto alla possibilità di avere la maggioranza in entrambe le Camere, cioè la metà più uno dei seggi in ognuna (316 su 630 alla Camera, 161 su 315 al Senato, dove però siedono 6 senatori a vita per un totale di 320 seggi). In questo caso, la coalizione potrebbe avere i numeri per governare da sola.

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LARGHE INTESE - Se nessun partito o coalizione arrivasse a ottenere più del 40% dei voti, nessuno di essi sarebbe in grado di governare. Sarebbe, quindi, necessario dare vita a un governo di "larghe intese". A seconda dei risultati dei vari partiti e su precisa scelta del presidente della Repubblica, potrebbe trattarsi o di un governo tra Forza Italia, Pd e centristi (di centrodestra come di centrosinistra) oppure di un governo tra M5S e Lega (ipotesi più difficile) o di un’altra ipotesi ancora più remota (Pd-M5S-Leu).

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RITORNO AL VOTO - Se nessuna coalizione o partito si avvicinasse al 35% dei voti, non ci sarebbero le condizioni per le "larghe intese", a prescindere dalle combinazioni. Il capo dello Stato avrebbe, quindi, tre strade: 1) far andare avanti il governo Gentiloni fino a nuove elezioni (forse in autunno); 2) dare vita a un governo "tecnico" o "del Presidente" di "emergenza nazionale" appoggiato da tutti i partiti; 3) far nascere un governo "di minoranza", mandandolo davanti alle Camere in cerca, di volta in volta, di una maggioranza numerica.

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