Il premier Giuseppe Conte (Ansa)
Il premier Giuseppe Conte (Ansa)

Roma, 28 maggio 2019 - Il campo di battaglia è avvolto dal fumo. A poche ore dal voto è ancora impossibile capire quali siano realmente le intenzioni dei protagonisti: Salvini, Conte e Di Maio si annusano tra loro. Grande intreccio di telefonate ieri in attesa di quella riunione di maggioranza che, tra oggi e domani, dovrebbe servire a chiarire la sorte del governo. «Andiamo avanti se riusciamo a fare le cose, io non voglio galleggiare», ripete il premier. Mattarella aspetta con una certa ansia che, l’uno dopo l’altro, si presentino al Colle e gli dicano cosa vogliono fare: se intendono registrare il nuovo quadro politico, delineato dalle elezioni, magari anche con un passaggio informativo in Parlamento o se, come sembrerebbe a sentire i toni adoperati dal vicepremier grillino, desiderano provare a fare almeno ufficialmente finta di niente. 
 
Sia chiaro: il primo a sapere che il risultato è destabilizzante «di per sè», indipendentemente cioè dalla volontà dei due soci, è il Capo dello Stato: in realtà sui progetti dei 5Stelle non ci sono dubbi, visto che rompere attualmente sarebbe per loro un suicidio. Più complessa la situazione di Salvini: le rassicurazioni ufficiali potrebbero essere un modo per non assumersi la responsabilità della rottura nel classico gioco del cerino. Nulla esclude però che il ‘premier ombra’ ambisca davvero a provare ad andare avanti con la stessa nave. Ma una cosa è volere, tutt’altra riuscire: il governo rispecchia equilibri e rapporti di forza che sono stati completamente ribaltati dalle urne e, in questa situazione, tutto può diventare esplosivo. Dal decreto sicurezza, che sembrava una questione risolta ed è tornato ad essere motivo di tensione, all’oramai inevitabile cedimento pentastellato sulla Tav. Senza contare che, su Autonomie e caso Siri, Salvini non ha gradito le precisazioni del vicepremier grillino. Il quadro è già molto complicato, ma potrebbe peggiorare nei prossimi giorni. Entro venerdì è attesa la lettera della Commissione europea sui conti italiani: doveva trattarsi della classica «richiesta di chiarimenti» ma ieri, a sorpresa, il sito sempre ben informato di Bloomberg ha anticipato la possibilità che il messaggio sia ben più drastico, prospettando da subito l’avvio di quella procedura di infrazione per debito (che potrebbe culminare in una multa da 3,5 miliardi di euro) mai comminata nella storia dell’Unione. Quella evitata per un soffio con la legge di bilancio dell’anno scorso. I mercati hanno immediatamente registrato l’indiscrezione e lo spread è tornato a superare 280 punti. Per un’alleanza già deteriorata, l’impatto con una crisi sulle piazze finanziarie sarebbe quasi impossibile da sostenere anche perchè imporrebbe scelte drastiche, a spese dell’uno o dell’altro partito di governo. 
 
Di fronte al ciclone che si avvicina, Conte si prepara a fare il possibile per resistere. Ieri ha incontrato i tecnici del ministero del Tesoro per fare il punto sulla situazione dei conti prima dell’arrivo della lettera; con Salvini ha affrontato il nodo del commissario europeo che per il vicepremier deve essere economico e indicato da chi ha vinto le elezioni. Oggi, dopo un vertice sullo sblocca-cantieri con i due relatori nel quale registrerà la richiesta di ulteriori emendamenti da parte del Carroccio, sarà a Bruxelles: agli intimi fa filtrare l’intenzione di non tirare a campare ma di procedere con una ‘fase due’ del governo. Una strategia complessiva nella quale figurerebbero tanto la legge di bilancio, e dunque la stessa flat tax, quanto le Autonomie e in generale i progetti «di medio periodo». Ma nello scenario dato non è detto che questa fase riesca a partire.