Roma, 1 febbraio 2018 - In vista delle elezioni del 4 marzo, analizziamo i programmi elettorali delle forze in campo, abbinando alle promesse il fact checking sulla loro fattibilità. Cominciamo con uno dei temi più importanti, che interessa sicuramente la maggior parte degli italiani: il lavoro.

Gli ultimi dati parlano di una disoccupazione ai minimi ma di un aumento dei precari in nero: la disoccupazione a dicembre è scesa al 10,8%, il livello più basso da agosto 2012. Si conferma l'aumento degli occupati su base annua, ma concentrato nei contratti a termine. Irregolare il 60% dei lavoratori domestici. 

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I PROGRAMMI ELETTORALI. LAVORO / Il fact checking

Testi a cura di CLAUDIA MARIN

 

Pd, il simbolo elettorale (Frascatore)

PD - La parola d’ordine del Pd è quella di rafforzare e completare il Jobs Act. E, dunque, proseguire con la politica degli sgravi per le nuove assunzioni stabili, ma anche con interventi sul cuneo fiscale dei lavoratori assunti (con un taglio di 4 punti in più anni). In ballo il salario minimo da 9 euro l’ora, la riduzione della durata dei contratti a termine da 36 a 24 mesi, con un aggravio del loro costo. In gioco il decollo delle politiche attive, un ammortizzatore per gli autonomi, il "conto personale formazione". E assunzioni nel pubblico

FACT CHECKING - Si tratta di misure con un livello di copertura finanziaria raggiungibile, ma che si pongono in continuità con l’impianto realizzato in materia di lavoro nel corso dei governi Renzi e Gentiloni. Di certo si tratta di trovare tra i 6 e i 7 miliardi di euro per tagliare il cuneo fiscale a tutti i lavoratori più altri due miliardi per sostenere gli sgravi per assunzioni stabili. Non si interviene a sufficienza sulle criticità delle politiche attive (come il fallimento dell’assegno di ricollocazione) e su quelle di Garanzia Giovani.

Forza Italia, il simbolo elettorale (Dire)

FORZA ITALIA - Il programma di Forza Italia, come quello dell’intera coalizione di centrodestra (con Lega, Fratelli d’Italia e i centristi), punta sul rilancio della "piena occupazione per i giovani" con valorizzazione di stage, appprendistato, lavoro stabile, formazione. Berlusconi ha annunciato una misura drastica: azzerare tasse e contributi per sei anni per le assunzioni dei giovani. Poi incentivi per disabili e più tutele per le ragazze madri; ripristino dei voucher al posto del Libretto di famiglia e dei contratti Presto.

FACT CHECKING - Il versante contributivo dell’incentivo è evidente: si tratta di un risparmio, per le imprese, di circa 8mila euro l’anno per ogni neo assunto. Più incerto lo sgravio fiscale, perché rimane indefinito il beneficiario dello sconto. Di certo, si tratta di una detassazione rilevante. Su uno stipendio di 15mila euro, il risparmio fiscale sarebbe di 2mila; su una retribuzione di 20mila, sconto da 3.500 l’anno. Il nodo più critico il costo: servirebbero 40-50 miliardi.

Lega, il simbolo elettorale (Dire)

LEGA -  Il programma della Lega è comune a quello di Forza Italia, essendo in coalizione. Dunque principalmente e nell’immediato l’eliminazione di ogni tassa o contributo per i primi sei anni (contratto di praticantato e primo impiego) per chi assume un giovane a tempo indeterminato. La rilevante differenza tra Forza Italia e Lega è, però, nella proposta del partito di Matteo Salvini di ripristinare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (cancellato dal Jobs Act) che prevede il reintegro nel posto di lavoro di chi venga licenziato senza giusta causa 

FACT CHECKING - La proposta della Lega, come di Forza Italia, di azzerare tasse e contributi per le assunzioni stabili ha un costo elevato per il quale manca a oggi un’adeguata copertura. I centri studi più autorevoli hanno stimato un onere per le casse dello Stato compreso tra i 40 e i 50 miliardi di euro. Tutti da trovare. L’altro limite rilevante delle politiche per il lavoro è nella divisione tra Lega e FI sull’articolo 18, perché mentre Salvini punta al ripristino della tutela, Berlusconi ha spiegato che non intende farlo.

M5S, il simbolo elettorale (Imagoeconomica)

MOVIMENTO 5 STELLE - La proposta M5s sul lavoro è, almeno per ora, fondata su uno slogan: "riduzione drastica della disoccupazione giovanile" con investimenti in innovazione tecnologica ad alto moltiplicatore occupazionale; e riduzione, anche qui "drastica", delle tasse su imprese e lavoro. Si insiste anche con forza sul rilancio delle politiche attive e, principalmente, sul rafforzamento dei Centri pubblici per l’impiego con una dote da 2 miliardi di euro. Incerta la posizione sull’articolo 18, tra ripristino e non rispristino.

FACT CHECKING - Le proposte sul lavoro dei 5 Stelle restano largamente indeterminate nella loro articolazione concreta e operativa. Come non è indicata la misura degli sgravi ipotizzati per le assunzioni e la loro copertura finanziaria. Il riferimento ai settori innovativi e alla moltiplicazione delle opportunità occupazionali è altrettanto generico. Senza soluzione anche il nodo del ripristino o meno dell’articolo 18: le tesi sono contrastanti 

Liberi e uguali, il simbolo elettorale (Dire)

LIBERI E UGUALI -  Il pacchetto lavoro di Liberi e Uguali è di fatto un ritorno netto alla situazione precedente il Jobs Act ma anche la Legge Biagi. E dunque: ripristino delle tutele piene dell’articolo 18 e delle causali (le ragioni giustificatrici) nei contratti a termine. Stretta sulle altre soluzioni di lavoro flessibili e rilancio delle assunzioni massicce nel pubblico impiego. Si propone poi il decollo dell’assegno di ricollocazione e si rilancia su sussidi e ammortizzatori sociali, proponendo durate più lunghe e copertura universale.

FACT CHECKING - Il ritorno alla fine del secolo scorso nelle regole del mercato del lavoro, secondo molteplici osservatori, rappresenta il limite principale della proposta complessiva di Liberi e Uguali. L’impatto sull’atteggiamento delle imprese non è prevedibile. Non è indicata la copertura della maxi operazione di reclutamento del pubblico impiego né la sua scansione temporale. Come non sono fissati i costi delle estensioni degli ammortizzatori.