Silvio Berlusconi (Lapresse)
Silvio Berlusconi (Lapresse)

Roma, 6 marzo 2018 - Dispiaciuto, amareggiato, prostrato. Tra il trionfo dei grillini e il sorpasso di Salvini, il day after per Silvio Berlusconi è pesante, di quelli che lasciano il segno. «Il boom dei 5Stelle è davvero una sciagura per il Paese». Nemmeno il solito pranzo del lunedì con i figli riesce a sollevarlo: le questioni politiche si intrecciano con quelle economiche. Mediaset paga a caro prezzo la sconfitta di Forza Italia e lui inizia a temere che lo scivolone in borsa della sua azienda sia solo un antipasto di ciò che si prospetterebbe per il biscione nel caso in cui M5s andasse al potere. Non riesce a darsi pace: «Noi abbiamo preso solo il 14% eppure mi avevano assicurato che saremmo arrivati almeno al 16» osserva; benché poi in pubblico rivendichi la centralità del suo partito «determinante per l’affermazione» che raccoglie un centinaio di deputati e una cinquantina di senatori. Il primato del leader del Carroccio ha l’effetto doloroso del sale sulle ferite: «Lo so che ogni voto alla Lega è stato un voto tolto ai 5 Stelle, ma adesso dove andiamo?».

Elezioni 2018, chi governa? Due maggioranze possibili
 
Il Matteo milanese, che ha capito il delicato momento dell’alleato, decide di varcare il cancello di Arcore e offrirgli una spalla su cui appoggiarsi. Quasi una visita di cortesia – a sentire i leghisti – per aiutarlo a smaltire il sapore della sconfitta. Da bravo ospite, il Cavaliere cerca di metterlo a suo agio: «Sei stato bravo, hai azzeccato la campagna elettorale». Sa che il verdetto delle urne lo ‘consegna’ a Salvini, ma è lui il primo a dire che l’alleanza va tenuta in piedi perché «siamo i veri vincitori delle elezioni». In privato, assicura che non verrà meno «ai patti», però la nota diffusa nel pomeriggio non accenna all’alleato come candidato premier: «Con questo risultato le forze del centro-destra potranno rafforzare la coalizione che dovrà ottenere il mandato di governare l’Italia». I fedelissimi azzurri spiegano che indicarlo sarebbe stata un’indebita pressione sul capo dello Stato, per cui la mancata «incoronazione» non significa che l’ipotesi non esista: partiremo da lui – è il ragionamento che fa Silvio con i consiglieri – ma ogni altra strada dovrà essere vagliata. Già: il problema sono i numeri. Se il capo della Lega li avesse, Silvio non avrebbe problemi a riconoscergli la leadership. Ma l’attuale situazione che impone per arrivare a Palazzo Chigi di allargare la platea di centrodestra non con singoli ma con un intero gruppo politico non è detto che sia la soluzione migliore. Specie se – come sussurra qualcuno – si dovesse arrivare ad un governo delle astensioni con il Pd o ad un esecutivo di scopo con tutti i partiti dentro per rifare la legge elettorale. 
 
Nell'attesa di capire se è possibile una maggioranza, Berlusconi scruta le mosse di Renzi – con cui esclude allo stato intese – e guarda con incredulità ad una possibile alleanza tra i 5stelle e il Pd. «Ci regalerebbero l’Italia», sorridono i forzisti. L’unico lampo in una notte cupa: tira un’ariaccia nel partito. Con il Cavaliere ai bordi del campo, comincia il ‘riarmo’ delle due anime: quella filo-leghista – diventata assai consistente dopo il successo del Carroccio – affila le spade. «Riflessione e cambiamento sono inevitabili», osserva Toti. Temono di essere fagocitati da Salvini i fans del moderatismo, a cominciare da Tajani che continua a puntare su un partito con marcata identità centrista ed europeista. I malumori accumulati sia per l’eccessivo spazio lasciato alla Lega in questi anni sia per la gestione della campagna elettorale sono destinati ad esplodere nelle prossime settimane, concentrandosi sul ‘cerchio magico’ ritenuto responsabile di una gestione che non pare esagerato a molti definire fallimentare.