Matteo Renzi e sullo sfondo Matteo Salvini (ImagoE)
Matteo Renzi e sullo sfondo Matteo Salvini (ImagoE)

Roma, 16 febbraio 2018 - Definiamolo pure un classico della politica, un dejà vu. Ma quando capita a te, quando ne sei in qualche modo “vittima“, non fa certo piacere. E’ accaduto anche stavolta, e la “vittima“ è Matteo Renzi che si è visto disdire dal segretario della Lega il dibattito tv già fissato per martedì prossimo nel salotto di Vespa. Dicono al Nazareno che non sia neppure il primo «pacco» dato dal leader del Carroccio. «Impegni improrogabili», ha tagliato corto Matteo Salvini. Ovviamente una balla, perché in campagna elettorabile di improrogabile non c’è niente, e perché il faccia a faccia era stato messo in agenda. La motivazione è quindi politica, e si presta a opposte interpretazioni. Renzi ha accusato Salvini di «scappare», come d’altra parte aveva già fatto con Di Maio, anche lui non disponibile a confronti a due con Renzi (ma «Luigino» l’aveva già detto tempo fa, spiegando che il segretario del Pd non possiede il suo medesimo status, quello di candidato premier). Salvini non ha replicato, ma ha lasciato intendere che il significato dela motivazione è la solita, quella che accennavamo all’inizio: quando ritieni che un tuo avversario sia «indietro» o non riesca a trovare il passo giusto in campagna elettorale non vuoi incontrarlo per non fornirgli legittimazione, per non metterlo sul tuo stesso piano e dargli la possibilità di recuperare.

Nessun assist quindi, anche perché Renzi in tv è in genere bravissimo, e sono pochi i duelli da cui l’ex sindaco di Firenze non è uscito vincitore. Una vecchia tattica politica, sperimentata ovunque, per prima negli Stati Uniti dove il candidato in vantaggio nei sondaggi limita i confronti tv al minimo, quelli diciamo «obbligatori», con l’altro in svantaggio che ne invoca altri, e lo accusa di appunto «scappare». Il senso dell’operazione l’ha colto Di Maio, che ci ha ironizzato. «Neppure Salvini è interessato al confronto tv con Renzi, un uomo solo al telecomando». Un frutto amaro di questa campagna elettorale sghemba, un po’ maggioritaria e molto no, tendente al proporzionale, in cui i partiti sfuggono i faccia a faccia e si concentrano con gli avversari interni alla propria coalizione a cui pensano di sottrarre voti, specie nel centrodestra. Un peccato per i cittadini, che attraverso i confronti tv svolti negli anni passati avevano modo di formarsi meglio un’idea su leadership e programmi.