Un po' dovevamo aspettarcelo, perché il sistema proporzionale disperde il fronte politico e toglie spazio ai faccia a faccia. Ma una campagna elettorale senza confronti diretti come questa era tanto che non si ricordava. C'è stato il "duetto" dalla Gruber tra Salvini e Boldrini, forse ce ne sarà uno tra Renzi e Salvini la settimana prossima, ma paiono un po' elementi di contorno. Non hanno in sostanza la solennità di quelli di qualche anno fa, basta pensare a quello ormai "storico" tra Berlusconi e Occhetto e manca l'attesa mediatica che contraddistinse gli incontri che si videro prima del referendum costituzionale del dicembre 2016. Non c'è il pathos.

I leader per il momento preferiscono partecipare ai talk in forma singola, duettare col giornalista e gli ospiti di turno, ma sfuggono il confronto one-to-one. Perché questa mutazione? In parte, dicevamo, è il frutto del nuovo sistema elettorale in cui non ci sono uno o due front-runner in campo ma almeno sei o sette, poi c'è il desiderio dei partiti di marcare soprattutto i vicini di schieramento, convinti come sono che esista una competizione nell'uninominale che riguarda il fronte o i fronti opposti, ma ce ne è una ancora più significativa nel proporzionale, in cui il primo "nemico" è chi ti sta a fianco. E non potendo andare in tv uno contro l'altro Salvini e Berlusconi, facciamo un esempio, ecco che preferiscono soprassedere e tenersi a distanza.