Roma, 13 gennaio 2018 - Dalla cuccia di Fido al Quirinale, dal neonato al pensionato, dal povero al disoccupato. C’è tutto l’universo e anche di più nel programma comune del centrodestra: una sorta di manifesto per l’Italia come quello proposto nel ’94. Manca solo un particolare: neanche una parola sul Jobs act, segno evidente che sul tema l’alleanza è in forte imbarazzo. Per il resto c’è davvero di tutto, anche se declinato in modo generico: quanto basta per giustificare l’alleanza con Salvini, Meloni e i centristi nei collegi uninominali. Con Berlusconi che dice a Kronos, il nuovo talk politico di Loquenzi e Bruchi su Raidue: «È un programma che comprende la rivoluzione liberale che volevamo realizzare negli anni passati e la slealtà dei nostri alleati ci ha impedito di realizzare». Il Cavaliere punta il dito contro i 5 colpi di Stato di cui si considera vittima (con la «regia» del Quirinale) «è un miracolo che sono ancora qua», dice che l’attuale coalizione di centrodestra «è più forte» delle precedenti, che finalmente «abbiamo l’occasione di riconsegnare l’Italia a una vera democrazia». Chiusa la questione lombarda, resta però aperto il nodo Lazio: nel giro berlusconiano smentiscono la voce di un ticket Pirozzi-Bertolaso (o con Gasparri). Il candidato si deciderà lunedì o martedì.
 
Piatto forte del programma in dieci punti è la riduzione delle imposte attraverso flat tax: «È una rivoluzione miracolosa del sistema fiscale che scoraggia gli evasori», avverte l’ex premier. Per evitare litigi con Salvini gli esperti non hanno dato cifre. «Le percentuali andranno valutate nel contesto in cui si opera», spiega Rampelli. Oltre a una sorta di mega-condono non sono indicate coperture: «Non c’è problema perché abbiamo studiato finanziamenti per 130-140 miliardi a fronte di un costo di 100 miliardi». Principi generali anche per quanto riguarda l’Europa; nel programma non è scritto di uscire dalla moneta unica o dall’Unione: semmai che i trattati vanno rivisti, e la Costituzione «prevale» sul diritto comunitario. Quanto alla Fornero – materia del contendere – si parla di «azzeramento e nuova riforma previdenziale economicamente e socialmente sostenibile». Si prevede l’aumento delle pensioni minime, ma anche (su richiesta del Cavaliere) norme a tutela dei diritti degli animali domestici. 
«Difesa sempre legittima», un giro di vite sull’immigrazione, con il rimpatrio di tutti i clandestini e l’abolizione della «sedicente protezione umanitaria». Avverte Silvio: «Sono a favore della cittadinanza agli immigrati previo esame, ma non in questo momento». 

Quindi la riforma della giustizia con la separazione delle carriere, un piano per la natalità, la piena occupazione per i giovani e riforme costituzionali che prevedono l’elezione diretta del capo dello Stato e il rafforzamento delle autonomie locali attraverso un «federalismo responsabile», in modo da tenere insieme le esigenze della Lega con quelle di Fd’I. Resta il sospetto che non sia un vero programma di governo, e che in realtà la partita principale che gioca Berlusconi è un accordo con il Pd. Non è precisamente così: il Cavaliere spera davvero di riuscire a riproporre il gioco di prestigio che gli ha già garantito tre vittorie, ma certo tiene ben presente la rete di salvataggio e da questo punto di vista l’esito della trattativa in Germania – in cui Schulz ha ottenuto tutto quello che voleva – lo ha reso felice. Perché una cosa è certa: semmai si arriverà a quel punto a posto di Schulz in Italia ci sarà lui.