Il leghista Alessandro Morelli (Lapresse)
Il leghista Alessandro Morelli (Lapresse)

Roma, 29 ottobre 2018 - Parla a nome della Lega, e forse questo è uno dei dati più importanti. «Si, certo, sono il responsabile comunicazione della Lega e parlo a nome della Lega». Anche se vista la sua vicinanza storica a Matteo Salvini, nessuno aveva pensato che il lungo post vergato su Facebook da Alessandro Morelli, milanese, ex direttore di Radio Padania e attualmente presidente della Commissione Trasporti di Montecitorio, fosse una voce dal sen sfuggita. Morelli interviene sul tema editoria, e lo fa con accenti e contenuti opposti a quelli espressi otto giorni fa al Circo Massimo da Vito Crimi, quando il sottosegretario tornò a parlare dei giornali in termini negativi («prenditori» è il simpatico epiteto con il quale Di Maio ha più volte alluso agli editori italiani) promettendo entro brevissimo la fine dei finanziamenti pubblici.

«L’editoria – dice invece Morelli – è una grande risorsa per ogni Paese. Sono da cancellare le storture ma vanno tutelate le piccole grandi testate che hanno sempre fatto informazione di qualità e servizio pubblico nei territori».

Finora dal governo erano arrivate dichiarazioni opposte a queste, i giornalisti erano stati dipinti come una casta. Avete cambiato idea?
«No, assolutamente. La Lega è sempre stata vicino ai giornali, alla radio e alle tv specie a quelli locali e di territorio. Ho solo voluto ribadire una realtà. E, anzi, con questa intervista intendiamo riaffermare la nostra sensibilità».

L’atteggiamento nei confronti dei giornali e delle testate è quindi un nuovo terreno di scontro con i Cinquestelle? Lei nel suo post ha parlato di una ‘guerra talebana’.
«Guardi, è innegabile che non la pensiamo allo stesso modo ma credo che come per molte altre cose riusciremo a trovare una sintesi».

Anche voi della Lega pensate che i giornali siano una casta?
«I giornali e le testate, specie quelli di territorio, quelli che sono ancorati alle realtà locali, svolgono un ruolo prezioso, simile al servizio pubblico. Altra cosa per i giornaloni, quelli di grandi gruppi, che hanno finalità finanziarie o politiche».

La distinzione non è così semplice: la maggior parte dei gruppi editoriali, anche quelli più grandi, hanno realtà, cronache e testate legate al territorio.
«Ma sono quelli che hanno un forte radicamento territoriale che secondo la Lega devono essere maggiormente tutelati».

Pare quindi capire che non siete favorevoli allo stop agli aiuti indiretti all’editoria, peraltro molto ridotti nel tempo, che più volte i grillini hanno annunciato?
«Ci sono storture che vanno corrette, e lì si tratterà di capire se eliminarle o trasformarle, e penso per esempio ai contributi per le spese telefoniche o quelli a giornali che solo figurativamente editi da coperative, ma nel complesso credo che il sistema debba essere mantenuto. Con le distinzioni tra locali e non locali che dicevo prima».

Gli editori in realtà si sono detti disponibili a un confronto aperto. La Federazione editori giornali ha più volte chiesto un tavolo intorno al quale sedersi per scrivere insieme le regole
«Sì, ho visto, e ho molto apprezzato. Noi come Lega siamo pronti a confrontarci con tutti i protagonisti del settore. Siamo convinti che anche con il loro ascolto sia possibile mettere meglio a fuoco i problemi e le soluzioni».