31 mar 2022

Ucraina Russia, Draghi: "Piccoli passi avanti, Italia richiesta come garante"

Il premier sottolinea l'impegno del nostro Paese, ma rimarca: "Per Putin le condizioni non sono ancora mature". "Su spese militari serve coordinamento Ue, presto incontro con Francia e Turchia"

Roma, 31 marzo 2022 - "La cosa positiva è che l'Italia è richiesta come garante sia dall'Ucraina sia dalla Russia, ma dipenderà tutto dai negoziati". A dirlo è il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel corso dell'incontro con la stampa estera, chiarendo però che tutto "dipenderà dai contenuti dei negoziati". "Io ho aspettative positive" sul "ruolo della Cina" che "potrebbe diventare un protagonista di prima grandezza nel processo di pace", aggiunge. E anche "la Turchia sta svolgendo un ruolo importantissimo per avviare il processo di negoziato verso un risultato di pace", prosegue il premier ricordando che "lo può fare, grazie alla sua posizione geostrategica e ai rapporti che ha con tutte le parti in conflitto". E riferisce che è stato "concordato che Francia, Italia e Turchia si vedano per rafforzare un progetto comune" nelle prossime settimane.

L'esercito russo si concentra a Sud. Nuove truppe per il Donbass

Sulle spese militari, le decisioni "verranno prese, per forza di cose" ma "se siamo seri" serve un coordinamento Ue. Costruire una "difesa europea" è fondamentale per costruire "un'unione politica - sottolinea il premier italiano -. La costruzione della difesa europea è il passo più importante perché comporta accettare di avere una politica estera comune. Significa che tutti noi saremo alleati per sempre in futuro e questo sarebbe l'obiettivo più grande mai raggiunto". 

Il premier Draghi parla alla stampa estera (Ansa)
Il premier Draghi parla alla stampa estera (Ansa)

Impegno con la Nato e spese militari

"Aiutare l'Ucraina e mostrarci così uniti e compatti nella guerra è anche difendere l'ordine multilaterale, le regole che ci hanno accompagnato dalla fine della seconda Guerra e hanno dato democrazia, pace e benessere. Il multilateralismo si deve adattare come la globalizzazione ma non si interrompre: difendiamo questi valori con convinzione", aggiunge. "Multilateralismo è difendere la pace, la Nato è multilaterale". Quanto alla decisione del nostro Paese di "arrivare al 2% di spese militari", Draghi ricorda che l'impegno "è stato preso con la Nato nel 2014 ed è stato ribadito da tutti i governi, dal 2018 al 2021 gli investimenti per le spese nel bilancio della difesa sono aumentate tra il 17 e il 26%. L'impegno dell'Italia è confermare quel che è stato fatto precedentemente, confermare i nostri impegni con la Nato". 

"Io sono molto soddisfatto che si sia arrivati a questo accordo" sulle spese militari - dice ancora il premier-. Noi ci siamo visti con il presidente Conte che chiedeva un allungamento al 2030 dell'impegno con la Nato, io ho detto 'si fa quel che ha proposto e deciso il ministro Guerini', che ha indicato il 2028. Poi è uscito un comunicato in cui si dice che quella era proprio la richiesta di coloro che volevano ridurre le spese militari, quindi non c'è disaccordo".

Putin e Zelensky

A un giornalista che chiedeva se Vladimir Putin abbia cambiato atteggiamento da quando è iniziata la guerra. "La risposta è complessa - spiega Draghi. Credo di aver notato un cambiamento, ma sono cauto nell'interpretazione" di questi "segni perché la situazione è in evoluzione. Credo di aver notato un cambiamento nei toni, ma non potrei dire se sia vero, in una telefonata di 40 minuti è difficile capire".  "Ho chiamato Putin per parlare di pace e per chiedere un cessate il fuoco, anche breve. Le condizioni non sono mature ma è stato aperto il corridoio umanitario di Mariupol". Draghi chiarisce che da parte del presidente russo è stato detto che "i tempi non sono maturi" per un incontro con il suo omologo ucraino, ma che ci sono piccoli passi avanti sui negoziati. D'altronde, prosegue, "la disponibilità di Zelensky è sempre stata totale ad arrivare alla pace, il problema è trovare le condizioni perché anche la Russia vuole la pace. Finora i fatti dicono che non c'è stato questo desiderio: finora è stata solo la difesa dell'Ucraina che ha rallentato l'invasione e che forse oggi porta a un processo di pace". 

Il gas della Russia e l'inflazione

Sollecitato da un giornalista tedesco, il presidente del Consiglio rimarca anche che "Germania e Italia stanno finanziando, insieme ad altri Paesi, la guerra e anche per questo l'Italia ha spinto così tanto insieme ad altri Paesi, verso l'attuazione di un tetto al prezzo del gas, non c'è nessun motivo che il prezzo del gas sia così alto". "La Russia non può vendere il gas a nessun altro cliente che non sia l'Europa, c'è lo spazio per arrivare a un tetto - aggiunge -. Per ridurre i finanziamenti alla Russia occorre abbassare i prezzi del gas". Per quanto riguarda l'ipotesi di una riconversione dei pagamenti in rubli, Draghi è secco: "E' inaccettabile, i contratti sono definiti in euro e in dollaro e non è fattibile". Ma le esportazioni di gas dalla Russia non sono in pericolo. Affermazioni, le sue, che però sembrano decisamente in contrasto con il decreto firmato oggi da Putin, che obbliga al pagamento in rubli pena lo stop all'erogazione.

"L'inflazione sta aumentando perché stanno aumentando i prezzi di tutte le materie prime e di alcuni prodotti alimentari, in più c'è scarsa disponibilità di alcune materie prime", dice Draghi spiegando che questo va a incidere sul potere d'acquisto delle famiglie. "La scarsa disponibilità crea strozzature nella produzione e ulteriori aumenti dei prezzi", prosegue annunciando un incontro con i sindacati. Nel campo dell'energia il governo ha stanziato "20 miliardi in 8-9 mesi per aiutare le famiglie", aggiunge Draghi. Il sostegno "a carico del debito ha significato se l'aumento è temporaneo, ma se l'aumento è permanente occorrono risposte strutturali", dice ancora Draghi, per il quale "le risposte strutturali sono solamente due: un tetto al prezzo del gas e la rottura di quel meccanismo che unisce il prezzo del gas al prezzo dell'energia elettrica". "Non ha più senso che l'energia elettrica - ad esempio prodotta con l'idroelettrica e le cascate, i cui impianti non costano nulla perchè i costi sono stati ammortizzati in molto tempo - venga venduta al prezzo del gas, questo assicura profitti colossali alle società produttrici di energia elettrica, oltre a quelli che fanno gli importatori di petrolio e gas".

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