Senato (Ansa)
Senato (Ansa)

Roma, 19 giugno 2020 - Dopo il pasticcio e la bagarre di ieri con l'annullamento del voto, l'Aula del Senato ha votato la fiducia sul dl elezioni, che ora è legge. 158 i voti favorevoli, zero contrari e astenuti. Presenti in Aula 162, votanti 158. L'opposizione, come già accaduto ieri nel voto poi annullato, non è stata presente in Aula. Il voto è stato accolto con un applauso dai banchi della maggioranza.

Il Senato ha dunque convertito in legge il decreto che disciplina le prossime elezioni suppletive, regionali, comunali e l'election day con il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. Si voterà in autunno. Ancora da fissare la data.

La seduta era iniziata in modo concitato con la maggioranza che ha criticato la presidente Elisabetta Casellati tanto da far modificare il verbale della seduta di ieri, con la richiesta di inserire che molti senatori della maggioranza avevano chiesto di poter intervenire prima di Roberto Calderoli e anche prima che venisse messa in votazione la sua proposta di non procedere all'esame degli articoli del decreto Elezioni.

Le reazioni

"La destra di Salvini e della Meloni organizza agguati, ma poi opta per il week end lungo. Una scommessa sulla pelle del Paese, che umilia ancora una volta il Senato. La notizia invece è che la maggioranza regge e si distingue per senso di responsabilità", ha sottolineato il capogruppo del Pd, Andrea Marcucci. La Lega col capogruppo Massimiliano Romeo: "Non hanno più i numeri, la maggioranza è allo sbando. Nemmeno con la chiamata alle armi di oggi - compresi i senatori a vita - arrivano alla maggioranza assoluta di 161". Il governatore del Veneto Luca Zaia: "Mi aspetterei da un governo serio un decreto che fissa la data del voto. Cosa stanno aspettando?".

Il rebus data

Il governatore del Veneto Luca Zaia: "Mi aspetterei da un governo serio un decreto che fissa la data del voto. Cosa stanno aspettando? Non abbiamo vie di fuga: il 20 e 21 settembre, prima data utile, sono l'unica soluzione per l'election day". E lancia una proposta su dove votare: "Tra il voto digitale e il voto nelle scuole ci sta lo spostamento dei seggi in altre strutture. Per me, conoscendo il senso civico delle Amministrazioni comunali, ci sono le condizioni tecniche per farlo". E Italia Viva ha annuncitao che il Senato ha approvato un ordie del giorno che impegna il governo a trovare luoghi alternativi per i seggial di fuori sdelle scuole".

Il pasticcio di ieri

La presidente del Senato, Elisabetta Casellati aveva chiesto scusa  del pasticcio di ieri dicendosi amareggiata: "Sono profondamente amareggiata di quanto accaduto, non c'ero io ma mi assumo le mie responsabilità. C'è stato un errore non imputabile a nessuno. Ho appreso ieri sera alle 20,45 che c'era stato questo problema. Mi si può dire tutto ma che si imputi alla Presidenza un errore informatico mi pare eccessivo. Chiedo scusa ma non posso rimproverarmi nulla. Poi se mancava una maggioranza non è attribuibile alla Presidenza". Dura Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia con la maggioranza: "Per molto, molto meno qualsiasi governo di centrodestra sarebbe stato costretto a dimettersi. Ma quando al governo c'è la sinistra tutto è ammesso. E' la famosa democrazia variabile del sistema politico italiano". "Così si mette a repentaglio la credibilità dell'istituzione parlamentare", ha detto il senatore M5s, Primo Di Nicola, intervenendo in Aula.

Polemica Taverna-La Russa

"O ci sono delle pubbliche scuse o, come prevede il regolamento, dovremo verificare come sono andate le cose". Così il vicepresidente del Senato, Ignazio La Russa, rivolgendosi in Aula all'altra vicepresidente Paola Taverna. "La sostituzione non era motivata, nessuno poteva prevedere cosa sarebbe successo", aggiunge l'esponente di FdI. Tale richiesta, nasce dal fatto che in mattinata l'esponente dei 5 Stelle aveva sostenuto che La Russa le aveva chiesto "il cambio alla Presidenza sapendo cosa sarebbe successo, ossia la volontà di far mancare il numero legale da parte delle opposizioni, e quindi di minare l'Istituzione stessa".

Dopo La Russa, è intervenuta di nuovo Paola Taverna e tra i due c'è stato il chiarimento: "Se non c'è stata unità d'intenti", tra non aver voluto presiedere e puntare alla mancanza di numero legale, aggiunge Taverna, "chiedo scusa". Quindi ha preso la parola Maurizio Gasparri che, alla luce di quanto accaduto ieri, ha duramente criticato la condotta di Taverna, chiedendone le dimissioni. Tesi contro cui s'è espressa la stessa Presidente Casellati, che ha preso espressamente le parti di Taverna: "La vicepresidente - osserva Casellati - non ha alcuna responsabilità, ieri ha letto il risultato come elaborato dagli uffici".