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20 lug 2022
20 lug 2022

Perché il discorso di Draghi ha fatto infuriare la Lega

Nessun accenno ai temi cari al Carroccio, ma una frecciata sui Taxi. Un leghista azzarda: "Sembra il programma del Pd"

20 lug 2022

Roma, 20 luglio 2022 - Nessun accenno ai temi fiscali cari alla Lega, come flat tax e pace fiscale. E neppure ai migranti. Ma un riferimento alla questione taxi con una chiara frecciata al Carroccio: ora serve "un sostegno convinto all'azione dell'esecutivo, non di un sostegno a proteste non autorizzate, e talvolta violente, contro la maggioranza di governo". Il discorso di Draghi in Senato ha generato diversi malumori nella Lega, con riflessi anche sul vertice di centrodestra a Villa Grande sul voto di fiducia di questa sera. Il centrodestra non ha infatti partecipato al voto, così come il M5s, acuendo la crisi di governo e spianando la strada alle dimissioni del premier.

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Matteo Salvini (Ansa)
Matteo Salvini (Ansa)

Dopo le parole di Draghi il Carroccio ha preparato una proposta di risoluzione firmata dai senatori Roberto Calderoli e dal capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo. Un testo duro in cui si accorda il sostegno a patto che il governo venga "profondamente rinnovato sia per le scelte politiche sia nella composizione". Se non è rottura totale, sicuramente è uno strappo. Difficile da ricucire in poche ore. Una risoluzione che ricalca l'intervento di Romeo in Aula quando sottolinea: "Noi ci siamo se si tratta di fare una nuova maggioranza, senza M5s, e se serve ricostituire un nuovo governo". Terminate le dichiarazioni del capogruppo leghista, Draghi ha lasciato l'Aula per un confronto con i ministri. E durante la replica in Senato ha tirato dritto, ribadendo con ancora più vigore i concetti già espressi. 

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Matteo Salvini si è trincera dietro il silenzio, limitandosi a rilanciare sui social la linea ufficiale del suo partito. Non ha parlato neanche in Senato durante le dichiarazioni di voto, facendosi rimpiazzare all'ultimo dal senatore Stefano Candiani. Al leader della Lega non sono piaciute le chiusure sui principali capitoli dell'agenda di governo su cui il Carroccio chiede correttivi e modifiche. A cominciare dalla riforma fiscale: i decreti delegati vanno approvati al più presto e non nel senso della flat tax invocata dalla Lega bensì riducendo le aliquote Irpef per i ceti medio bassi, dice Draghi. Che accelera poi anche sul ddl concorrenza, coi capitoli concessioni balneari e taxi inclusi: Draghi vuole il via libera al disegno di legge prima della pausa estiva, per consentire entro il 2022 l'ulteriore approvazione dei decreti delega. Capitolo giustizia: per il presidente del Consiglio si deve ultimare entro fine anno la procedura prevista per i decreti di attuazione della legge delega civile e penale. La legge di riforma della giustizia tributaria è in discussione al Senato, e deve essere approvata entro fine anno.

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In Transatlantico un paralmentare del Carroccio azzarda: "Sembra il programma del Pd". Con una Lega ormai sulle barricate, il centrodestra si interroga sul da farsi: rinnoviamo la fiducia o al voto? Se ne parla nel vertice convocato da Silvio Berlusconi a Villa Grande. Presenti Salvini, Lorenzo Cesa e Maurizio Lupi per definire una strategia comune. La riunione diventa una sorta di Gabinetto di guerra. Diversi sono tentati di strappare. Forza Italia resta divisa tra i più governisti (a cominciare dai ministri guidati da Maria Stella Gelmini) e i sovranisti, più vicini al numero uno di via Bellerio. La tentazione di rompere, insomma, anticipando la fine della legislatura, c'è, ma c'è anche il timore che sfilandosi, Fi e Lega possano intestarsi - seppur parzialmente - la rottura insieme a Conte. La parola d'ordine che si sente negli interventi che arrivano da quel fronte è "discontinuità". La chiede anche il forzista Gasparri, ribadendo che con i Cinque Stelle "non possiamo condividere un percorso". Tra gli addetti ai lavori filtrava pessimismo sulla sopravvivenza del governo. La Borsa ha invertito la rotta e ha chiuso in calo, così come lo spread, sceso durante l'intervento del premier, ha ripreso inesorabilmente a salire. Quindi il voto di fiducia e Draghi che probabilmente domattina salirà al Colle da Mattarella. 

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