Rotativa di Bologna (da Qn)
Rotativa di Bologna (da Qn)

Roma, 11 settembre 2018 - L’estate non è trascorsa inoperosa, e i relatori della direttiva europea sul diritto d’autore che domani arriva nell’aula dell’Europarlamento di Strasburgo hanno cercato fino all’ultimo una mediazione per cercare di allargare le basi del consenso e arrivare al via libera del provvedimento. Che, ricordiamolo, sarebbe solo il "primo passo" del complesso processo legislativo europeo, il quale prevede poi l’integrazione del testo eventualmente approvato con due analoghi articolati, uno della Commissione europea e uno Consiglio. Al termine di questa successiva negoziazione il testo finale dovrà tornare in aula a Strasburgo per il definito via libera. Se tutto va bene a marzo, anche se basterà un qualche intoppo per far saltare tutto e rimandare ogni cosa al prossimo Parlamento. In cui però, stando alle previsioni, populisti e sovranisti (quelli che si oppongono adesso alla riforma) potrebbero essere in misura maggiore di adesso. È questo il motivo per cui ieri la Commissione è tornata a lanciare l’allarme: "O ora o mai più".
 
L’appuntamento di domani è quindi decisivo perché se l’aula boccerà quanto proposto dai relatori tutto resterà come è al momento, ossia senza nessuna legislazione che tuteli efficacemente il diritto d’autore. Una partita importante che vede da una parte i Big Tech, ossia i vari Facebook, Google, Twitter, YouTube e altri che intendono continuare a utilizzare contenuti autoriali ed editoriali per conseguire ingentissimi guadagni in prima persona; dall’altro autori ed editori che chiedono il riconoscimento di un diritto connesso, in pratica di venire remunerati per il lavoro svolto, così da riconoscere a loro volta il diritto alla sopravvivenza ai giovani che vogliono accostarsi al mondo del giornalismo, della musica o delle arti visive. La partita, dicevamo, smuove notevoli interessi economici, perché i giganti del web che pure eludono il fisco godendo di regimi fiscali compiacenti non si accontentato degli enormi utili percepiti (Facebook nel 2017 ha guadagnato 17 miliardi di dollari, Google 12,6).
 
Ecco il motivo per cui hanno messo in campo una serie di importanti azioni di lobbing, in diversi casi al limite del lecito. Da qualche giorno per esempio le caselle di posta elettronica degli eurodeputati sono state intasate di migliaia di mail di sedicenti "utenti", dietro ai quali si nascondono ovviamente identità falsificate (mail arrivate tutte insieme, a ore improbabili della notte) nelle quali in fotocopia si espongono le motivazioni per le quali si invitano l’onorevole di turno a votare contro la tutela del copyright e la "libertà della rete". Peccato che la libertà della Rete con il provvedimento c’entri davvero niente. "Se passasse il provvedimento di tutela – spiega Silvia Costa, eurodeputata Pd – per l’utente non cambierebbe assolutamente nulla, perché i contenuti che vede adesso li vedrebbe anche dopo. Solo che chi li mette in Rete, parlo di Google come di Facebook, dovrebbe giustamente riconoscere un qualcosa a chi ha creato qual contenuto. Sarebbe un modo per tutelare tanti giovani che vogliono vivere del proprio lavoro intellettuale e creativo e in quel modo si vogliono difendere dai parassiti della Rete".
 
Il lavoro di preparazione alla discussione, sia quello del relatore del provvedimento, il popolare tedesco Axel Voss, sia quelli degli "shadow rapporteurs", i relatori ombra di ciascun gruppo, hanno messo a punto 252 emendamenti per riformulare gli articoli 11 e 13, che però non hanno prodotto la sintesi sperata, e accettata da tutti. Si andrà in sostanza allo scontro all’ultimo voto, dall’esito incertissimo. Non è infatti facile prevedere che cosa potrà accadere, perché oltre alle divisioni tra gruppi politici ci sono le divisioni geografiche. Nel gruppo dei socialisti per esempio la maggior parte dei deputati favorevoli al copyright è tra i Paesi del sud (Italia compresa) mentre i nordici sono con i Big Tech. Per una tutela si sono schierati popolari e socialdemocratici (che vorrebbero far passare gli emendamenti Voss), mentre la maggior parte dei liberali è incerta. Contri i verdi (non tutti), euroscettici, estrema sinistra.