ANTONIO CAMPO DALL'ORTO
MONICA MAGGIONI
ANTONIO CAMPO DALL'ORTO MONICA MAGGIONI

Roma, 26 luglio 2016 - C’è Fabrizio Maffei, ex direttore di Raisport, stipendio lordo 241mila euro che nemmeno l’ex direttore del personale Rai, Valerio Fiorespino (reddito lordo 2016, 303 mila euro) è riuscito a ricollocare in qualche modo dentro i mille rivoli delle testate Rai. E c’è Piero Marrazzo, conduttore di ‘Mi manda Raitre’, ma soprattutto ex presidente della Regione Lazio, rientrato in Rai dopo un processo scandalo, che è stato spedito in Medio Oriente per 244mila euro lordi l’anno. E ancora, Piero Gaffuri, ex responsabile dei Nuovi Media Rai, 242mila euro l’anno e da oltre due anni in attesa di diversa collocazione. Così come Alfredo Meocci, ex dg della Rai, ancora oggi in attesa di incarico per quanto retribuito per 240mila euro. Un po’ come Lorenza Lei, ex dg Rai a sua volta, 243mila euro lordi, in contenzioso con l’azienda e in attesa di incarico diverso.

E fin qui ci si potrebbe anche stare. Perché sono tutte persone che, in un modo o nell’altro, hanno ricoperto incarichi dirigenziali. In stagioni politiche della Rai diverse da questa e per questo motivo destinati a scontare, come avviene sempre in azienda, un periodo di sonno. Ora, però, i tempi son cambiati, s’invoca la spending review anche perché il canone è appena finito in bolletta e Giorgia Meloni ha avvertito, giusto ieri, che ci vogliono giusto 6.500 famiglie che pagano diligentemente il canone Rai per mettere insieme lo stipendio del dg Antonio Campo Dall’Orto (630 mila euro lordi l’anno).

Ecco, in questa stagione, dove s’invoca - da parte grillina - che la Rai venga sottoposta alla stessa tagliola della PA, ovvero 240 mila massimo per dirigenti apicali (Palazzo Chigi nicchia), al punto da chiamare mercoledì prossimo a rapporto Dall’Orto e la presidente Maggioni in Vigilanza Rai, stride il dover apprendere dal sito Rai, sezione Trasparenza, che esistono figure, non apicali, che tuttavia guadagnano quanto un direttore di rete. È il caso di Susanna Pertugi, vicedirettore del Tg1 (240mila euro), dell’ex consigliere d’amministrazione Rai in quota Margherita, Nino Rizzo Nervo (200mila euro per occuparsi della Scuola di Giornalismo Rai di Perugia), di Roberto Giacobbo, il ‘visionario’ di Voyager, oggi vice direttore di Raidue (200mila euro), oppure di Gerardo Greco, animatore di Agorà di Raitre (poco meno di 200 mila euro) o di Giovanna Botteri, corrispondente Rai da New York.

Ma stride ancor di più che un consulente come Massimo Coppola, ex direttore di Rolling Stones, voluto fortemente da Campo Dall’Orto come consulente editoriale personale, guadagni 192mila euro, in pratica solo 10mila euro in meno di Ilaria Dallatana, direttore di Raidue. Oppure che Francesco Merlo, editorialista di Repubblica, voluto da Carlo Verdelli nella stanza dei bottoni dell’informazione Rai guadagni ben 230mila euro. Di consulenza. Un contratto che ieri ha fatto andare su tutte le furie il consigliere Rai Franco Siddi, seguito da Carlo Freccero e da Guido Paglia, che ne hanno chiesto conto ad dg Rai portando poi dietro di loro l’intero boad della Rai. Che, alla fine, ha partorito un documento. Che obbliga Campo Dall’Orto a ricollocare i tanti (troppi) dirigenti strapagati senza incarico, evitando tutte le disfunzioni già esistenti. I dipendenti Rai sopra i 200 mila euro sono solo 94, lo 0,7% dei 13 mila dipendenti della tv pubblica. Perché gridare allo scandalo? Già, perché.