Il ministro Matteo Salvini e il premier Giuseppe Conte (Ansa)
Il ministro Matteo Salvini e il premier Giuseppe Conte (Ansa)

Roma, 7 febbraio 2019 – Caso Diciotti, il premier Giuseppe Conte si chiama in causa direttamente e blinda la posizione del vicepremier Matteo Salvini, come dire che se i giudici intendessero processare per sequestro di persona il leader della Lega, dovrebbero farlo anche nei confronti di Palazzo Chigi, è il Consiglio dei ministri nella sua interezza a decidere le politiche sugli immigrati e fissare le linee operative prima, durante e dopo gli sbarchi: “Anch’io sono responsabile sul caso della Diciotti – scrive Conte – le azioni del Viminale erano in attuazione di una precisa linea del governo”. Intanto è arrivata in Giunta la memoria del ministro dell’Interno con gli allegati: “Tutto il mio operato, spiega Salvini, era coerente con il Contratto di governo“. 

DOCUMENTI ALLEGATI GIUDICATI AMMISSIBILI
Sono risultati ammissibili i documenti allegati alla memoria di Salvini, anche quelli che contengono la presa di posizione del premier Giuseppe Conte e le affermazioni di Luigi Di Maio e Danilo Toninelli. L'ammissibilità è stata dichiarata dal presidente della Giunta del Senato, Maurizio Gasparri. Lo conferma anche il senatore pentastellato Mario Giarrusso. Era stato il senatore Pietro Grasso a sollevare il caso della inammissibilità dei documenti che provano che l'azione di Salvini su tempi e modi della redistribuzione in Europa degli immigrati sulla Diciotti era una procedura che applicava una precisa linea di condotta che coinvolgeva tutto il governo.

CONTE: IO RESPONSABILE, SALVINI ESECUTORE
“Le azioni poste in essere dal ministro dell’Interno si pongono in attuazione di un indirizzo politico-internazionale che il governo da me presieduto ha sempre condiviso fin dall’insediamento. Di questo indirizzo, così come della politica generale del governo, non posso non ritenermi responsabile, ai sensi dell’art. 95 della Costituzione”. Così il presidente del Consiglio nel documento allegato alla memoria del vicepremier Salvini. 

IN GIUNTA ANCHE DOCUMENTO DI MAIO-TONINELLI
Anche Luigi Di Maio e Danilo Toninelli sostengono che le decisioni nei confronti della linea del governo sui migranti sono frutto di condivisione politica. Oltre alla memoria presentata da Matteo Salvini, alla quale è allegato il documento a firma del premier Giuseppe Conte, è arrivato proprio per questo, alla giunta per le Autorizzazioni al Senato, anche un documento a firma del vicepremier Luigi Di Maio e del ministro Toninelli. Dunque, riepilogando, il ministro dell’Interno, Salvini, ha consegnato alla Giunta per le immunità del Senato la sua memoria sul caso della nave Diciotti. In allegato ci sono anche due documenti firmati: uno dal premier Conte, l’altro dal vicepremier Di Maio e dal ministro dei Trasporti, Toninelli.

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LA DIFESA TECNICA DI SALVINI
I contenuti della memoria di 16 pagine depositata da Matteo Salvini alla Giunta per le autorizzazioni sono di natura “tecnica” e non “politica”, riferiscono fonti vicine al titolare del Viminale. La scelta di fornire una motivazione di natura tecnica procedurale è stata presa perché “tale è il giudizio che la Giunta deve dare sul caso Diciotti. La memoria non entra nel merito della sussistenza o meno dell’ipotesi del reato di sequestro”. Pertanto, tradotta in pratica, la scelta tecnica disinnesca la mina che potrebbe innescare un conflitto nei confronti delle iniziative dei magistrati, smentita in altri termini la teoria di un “attacco ai giudici”. L’accusa viene smontata attraverso l'elencazione dei fatti, senza entrare nel merito di valutazione di natura politica. 

L’ATTACCO DI PIETRO GRASSO
Gli allegati alla memoria difensiva presentata da Matteo Salvini “sono irricevibili da un punto di vista procedurale e si impone la trasmissione di questi atti al tribunale dei ministri perché la partecipazone del Governo non era conosciuta al tempo”. Con queste parole, uscendo dalla Giunta delle Immunità del Senato, il senatore Pietro Grasso (Leu) si è espresso nei confronti della memoria di Matteo Salvini con allegati documenti firmati dal premier Conte e dai ministri Di Maio e Toninelli. “A norma di regolamento le memorie in questi casi provengono dall’interessato e invece gli allegati sono stati firmati da Di Maio e Conte”, ha spiegato. Ma come sappiamo, la contestazione di Grasso non ha convinto la Giunta.

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LA REPLICA DI GASPARRI
Sono risultati ammissibili i documenti allegati alla memoria di Matteo Salvini in Giunta, docmenti che contengono la presa di posizione del premier Giuseppe Conte e quelle di Luigi Di Maio e Danilo Toninelli sul caso Diciotti. Lo ha detto Maurizio Gasparri, presidente della Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari del Senato. "A mio avviso l’interessato ha prodotto memoria e documenti, come previsto dall’articolo 135 bis, che regola la procedura” ha sottolineato Gasparri, spiegando di non vedere difficoltà di ricevibilità sui due testi aggiuntivi. "Non mi pare un punto decisivo", ha concluso il senatore azzurro. L'organismo presieduto da Gasparri deve decidere se concedere l'autorizzazione a procedere chiesta dal Tribunale dei ministri, che accusa Salvini di aver commesso il reato di sequestro aggravato di 177 migranti, per come ha gestito l'emergenza umanitaria della nave Diciotti. La giunta si dovrà pronunciare entro il 22 febbraio. 

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IL MINISTRO GIULIA BONGIORNO
"In questa fase non si deve stabilire se Salvini ha consumato il reato di sequestro di persona, nemmeno si deve dare un giudizio politico sulla gestione dell'immigrazione. La memoria è tecnica perché è una memoria che afferisce allo specifico giudizio di fronte alla Giunta per le autorizzazioni a procedere. La Giunta deve esclusivamente stabilire se nelle scelte che sono state fatte si perseguiva una finalità pubblica, o no. Nessuno chiede di salvare Salvini". Lo ha detto il ministro per la Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, intervenendo durante la trasmissione Omnibus, su La7.

BONIFAZI (PD) PARLA DI FORZATURA
"Oggi è stata fatta l'ennesima forzatura, sono documenti che hanno contenuto più politico che altro, ma servono come alibi al M5s", attacca il senatore Pd, Francesco Bonifazi.

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