Roma, 10 settembre 2018 - Il ‘capitano’, alias il vicepremier Matteo Salvini, si sveglia all’alba e – «dopo aver dato un’occhiata allo spread, prima ancora che ai miei figli», come ha ironizzato da Cernobbio – sente quello che il colonnello Kurz in Apocalyse Now chiamava «l’odore del napalm al mattino» ed era inebriante. E così, anche ieri – dopo aver promesso a Di Maio e a Conte che se ne sarebbe stato per un po’ «buono buonino» – ha pensato bene di tirare un’altra randellata ai giudici. «Io non ce l’ho con i magistrati – premette a Rtl 102.5 – ma che ci sia qualche magistrato con chiare ed evidenti simpatie politiche, mi sembra di non svelare il mistero di Fatima». E fin qua, si potrebbe dire, è poca cosa, data la sua nota vis polemica. Poi, però, Salvini tira fuori una classicissima dell’era e del pensiero berlusconiano: «Perché la Procura possa scegliere su cosa intervenire bisognerebbe abolire l’obbligatorietà dell’azione penale, è un’ipocrisia, non tutti i reati sono uguali». «Ci dovrebbe essere una scaletta di gravità», aggiunge. Resterebbe da spiegarlo ai pentastellati, un progetto di legge del genere che farebbe la gioia di Forza Italia, ma che li vedrebbe duramente contrari.

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I 5 Stelle sono impegnati a fondo, invece, per re-incontrare il favor del loro elettorato, in parte già perduto, ma anche dei giudici e delle Procure, con quel decreto ‘spazza corrotti’ appena varato. E così, i rapporti, già tesi, tra Salvini e Di Maio hanno raggiunto il livello di guardia. Il vicepremier pentastellato non replica direttamente a Salvini, parla d’altro, ma per dire un «no» secco al gasdotto Tap: «Sul Tap sono stato molto chiaro. Il Movimento era ed è no Tap. Il dossier è sul tavolo di Conte e come abbiamo affrontato tanti altri dossier in questi tre mesi, affronteremo anche il dossier Tap». Peccato si tratti di un progetto su cui Conte ha rassicurato Trump e Salvini persino… Tony Blair.

Basta così, essendo domenica? No, non basta. Salvini, nel pomeriggio, torna sul tema giudici e, via Twitter, scrive: «Magistratura Democratica (la corrente ‘di sinistra’ dentro l’Anm, ndr ) sposa la campagna pro-immigrazione insieme, tra gli altri, a Potere al Popolo, Ong, Cgil, Arci, Prc e coop. Poi quello accusato di ledere l’autonomia dei magistrati sono io...». La traduzione è facile: le toghe sono politicizzate e perseguono finalità diverse da quelle cui sono chiamate, come perseguire me. Basterebbero da soli, questi incroci dialettici, per aprire un altro fronte di crisi dentro la maggioranza gialloverde, ma Salvini ci mette il carico da novanta pure sul piano dei rapporti personali. Fortemente irritato per le ricostruzioni giornalistiche che hanno accreditato la tesi di un Di Maio che lo rimbrotta e lo fa scendere a più miti consigli, dice: «Non ho ricevuto alcuna telefonata, ho tanti difetti ma decido con la mia testa: non attacco né faccio retromarce». Se Salvini abbia attaccato o no i giudici si discuterà, ma retromarce zero. E il braccio di ferro sulla Legge di Stabilità neppure è iniziato...