Roma, 23 aprile 2018 - Fallita – almeno in apparenza – l’opzione di un possibile governo con il centrodestra, ora il Movimento 5 Stelle guarda all’ortodosso presidente della Camera, Roberto Fico, come all’uomo capace di portare a casa un accordo di governo con il Pd, come da mandato del Quirinale. Un accordo che non piace alla base grillina, che protesta al grido di "Mai con il Pd, spero di non aver buttato il mio voto", si legge ad esempio sul blog delle stelle, ma il leader sembra determinato a provarci. "In questi giorni – si legge in un post a firma Di Maio pubblicato sempre dal blog – ho chiesto a più riprese a Matteo Salvini di sedersi al tavolo come leader della Lega per discutere i termini del contratto di governo... ma dal suo comportamento ho capito che Salvini non vuole assumersi responsabilità di governo". Di Maio motiva così la decisione di non proseguire, almeno in chiaro, il confronto con Salvini: "Sinceramente non riesco proprio a capire come mai preferisca stare all’opposizione per il bene dei suoi alleati, invece di andare al governo per il bene degli italiani. E dovrà darne conto a tutti gli imprenditori, pensionati, professionisti, giovani che lo hanno votato per vederlo al Governo e invece ha reso il loro voto ininfluente. Non si dica che non c’ho provato sino alla fine, adesso buona fortuna". 

Il leader 5 Stelle si dice così pronto a sostenere il mandato esplorativo di Fico, di fatto sotterrando l’ascia di guerra e ogni contrapposizione politica che nel tempo ha contraddistinto il rapporto tra le due anime grilline; un incontro tra i due ci sarà già oggi "per valutare la possibilità di questo percorso". Anche perché, sostiene ancora Di Maio, "questa è la settimana decisiva per dare un governo al Paese e io sono ottimista". E a tutti quegli attivisti che stanno digerendo davvero male questa nuova giravolta grillina, il leader ha risposto con chiarezza: "Voglio dirlo chiaramente ai nostri attivisti: quello che valeva per la Lega, vale anche per il Pd. Le condizioni non cambiano: vogliamo un contratto di governo, fatto a partire dal nostro programma come abbiamo promesso in campagna elettorale; il nostro programma non è né di destra né di sinistra, ma di puro buonsenso e non siamo disposti a rinunciare i nostri valori". 

Eppure la base scalpita, continua a dire che "l’unico governo possibile è con Salvini", e c’è chi – addirittura – è pronto anche ad accettare l’apporto di "FI ridimensionata" pur di non andare con il Pd. D’altra parte, malgrado i proclami di facciata, la porta di Di Maio verso Salvini si è chiusa solo in apparenza. I contatti tra i due di fatto non si sono mai interrotti e al momento sono solo attenuati dalla necessità di escludere, attraverso il lavoro di Fico, il possibile governo con i dem. Dentro il Movimento c’è infatti il timore che il fallimento di Fico poi induca Mattarella, una volta superate le elezioni in Friuli, a dare un incarico ad un premier terzo per formare un "governo del presidente" già il 2 di maggio. Per questo i tempi sono considerati importanti e c’è chi sussurra che se dopo le elezioni in Friuli Salvini "strappasse" da Berlusconi, "poi un governo con lui sarebbe di nuovo possibile e ancora più solido – sostiene un grillino di rango – perché ci porteremmo con noi anche quei 20/30 parlamentari eletti nei collegi uninominali del nord che non vedono l’ora di abbandonare Forza Italia e andare con la Lega...".

IL PUNTO Fico, ultima chiamata - di P.F.DE ROBERTIS

Di Maio: ecco il nostro contratto in 10 punti per l'Italia