Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio (Ansa)
Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio (Ansa)

Roma, 22 novembre 2019 - Una crisi profonda, lacerante, forse esiziale per il Movimento 5 Stelle. Che con il voto, affidato a Rousseau, sulla scelta di correre in Emilia-Romagna e Calabria, dichiara comunque l’incapacità politica dei vertici di prendere una decisione anche su semplici elezioni regionali. E il risultato è che lo stato maggiore grillino, Luigi Di Maio in testa, esce sconfitto e sconfessato dalla propria base. E poco vale che lo stesso capo politico metta una sorta di cappello sull’esito con una raffica di dichiarazioni: «Gli iscritti ci hanno dato un mandato chiaro e fortissimo: dobbiamo partecipare alle elezioni regionali con tutte le nostre forze ed è quello che faremo. Ora c’è una cosa sola da fare: mettersi pancia a terra e dare il massimo per queste due regioni. Correre come un treno, perché noi siamo la terza via, né di destra né di sinist ra».

Fonti autorevoli parlano di un vertice ’top secret’ avvenuto lunedì sera con Di Maio, Bonafede e Fraccaro, ma anche il presidente della Camera Roberto Fico e la vicepresidente del Senato, Paola Taverna nel quale sarebbe scaturita la via della consultazione online decisa da Di Maio-Grillo-Casaleggio.
E, dunque, a chi gli domanda se si senta sfiduciato e se si presenterà dimissionario agli Stati generali del Movimento, imbarazzato glissa: «Ci presentiamo alle regionali. Gli Stati generali non sono così urgenti per gli iscritti». La sconfessione brucia, però. Di Maio oggi consulterà i due esponenti del M5s responsabili in Calabria ed Emilia-Romagna, Paolo Parentela e Andrea Bertani.
Intanto, il leader del Carroccio Matteo Salvini mette sale sulle ferite: «I militanti 5Stelle hanno sfiduciato Di Maio e Grillo, e con loro il governo contronatura col Pd. Le porte della Lega sono aperte».
Mentre, dentro il Pd, si registra il timore che la scelta possa avere ripercussioni significative sull’esito dell’elezione in Emilia e in Calabria e, dunque, sul governo.

Il precipitare della crisi del vertice grillino e di tutto il Movimento, d’altra parte, era nell’aria dalla mattina. Ieri, il primo ad alzare la bandiera della resa è stato l’ormai ex fedelissimo del ‘capo’ Stefano Buffagni. «Il momento di debolezza del M5s è conclamato». La questione della gestione del Movimento, d’altra parte, va molto oltre le urne regionali. Di Maio ammette i timori per la tenuta del gruppo del Senato dove l’ex ministra, Barbara Lezzi, minaccia strappi definitivi su Ilva ma non solo. E poi c’è la Camera, dove da mesi sfuma l’elezione del capogruppo.
Più che momento di difficoltà, dunque, uno tsunami. Grillo oggi dovrebbe essere a Roma per portare avanti una mediazione e ‘pacificare’ i gruppi parlamentari, senza però rientrare nella filiera decisionale.