Sito Inps, la piattaforma del 'Cura Italia' (ImagoE)
Sito Inps, la piattaforma del 'Cura Italia' (ImagoE)

Roma, 9 agosto 2020 - La bufera politica è in pieno svolgimento, ma ci si chiede come 5 deputati - ognuno con uno stipendio lordo di quasi 13mila euro netti - abbiano potuto ottenere i 600 euro (poi elevati a 1.000) del bonus Partite Iva. Tutto dipende dal meccanismo con cui l'incentivo ai lavoratori autonomi è stato erogato a cavallo del lockdown. 

Come funziona il bonus

L'estrema urgenza di dover alleviare l'impatto della chiusura totale per pandemia soprattutto alle categorie che non avevano garantito lo stipendio, ha infatti indotto il governo a optare per un bonus 'a pioggia': per i mesi di marzo e aprile era sufficiente inviare per via telematica la partita Iva, ovvero il numero di 11 cifre che identifica l'attività, e i 600 euro mensili sarebbero stati erogati. A maggio, le regole sono cambiate, ed è stato introdotto il 'paletto' della perdita del fatturato di un terzo, per incassare il bonus, che intanto era cresciuto a 1.000 euro. Tra chi poteva accedervi, anche liberi professionisti e co.co.co.

Senza limiti

La fretta indotta dalla situazione di emergenza, dunque, pare aver giocato un brutto scherzo, e ora di chiede da più parti di introdurre paletti più stringenti, per fare sì che il bonus vada agli autonomi che ne hanno davvero bisogno. Detto ciò - e detto anche che verifiche su Isee o altri redditi percepiti (oltre a quelli della propria partita Iva) avrebbe forse causato ulteriori lentezze nell'erogazione del beneficio da parte dell'Insp -, va sottolineato che i 5 parlamentari, di cui non sono ancora stati resi noti i nomi ma che apparterrebbero a Lega (3), Movimento 5 Stelle (1) e Italia Viva (1), avrebbero potuto benissimo non inoltrare alcuna richiesta, visto lo stipendio già percepito.