Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha giudicato illegittima una parte del cosiddetto "decreto sicurezza 1", la prima delle due leggi sull’immigrazione promosse da Matteo Salvini, si torna a parlare di un cambio dei decreti da parte del governo, come del resto il Pd ha promesso ai suoi elettori fin dall’inizio del secondo governo Conte, ma come – invece – non è mai stato promesso dai 5 Stelle. La cui linea, al massimo, è stata di sostenere che i decreti andassero modificati solo per accogliere i rilievi sollevati dal Capo dello Stato, ma nulla di più. Ora, però, è arrivata la spallata della Consulta e la situazione, almeno...

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha giudicato illegittima una parte del cosiddetto "decreto sicurezza 1", la prima delle due leggi sull’immigrazione promosse da Matteo Salvini, si torna a parlare di un cambio dei decreti da parte del governo, come del resto il Pd ha promesso ai suoi elettori fin dall’inizio del secondo governo Conte, ma come – invece – non è mai stato promesso dai 5 Stelle. La cui linea, al massimo, è stata di sostenere che i decreti andassero modificati solo per accogliere i rilievi sollevati dal Capo dello Stato, ma nulla di più.

Ora, però, è arrivata la spallata della Consulta e la situazione, almeno per il Pd, appare "non più rinviabile", mentre il Movimento continua a rimandare sulla possibilità di trovare un accordo di modifica, casomai avendo come base di partenza il testo elaborato dalla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese. Ieri Giuseppe Brescia – presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, da dove inizierà l’iter legislativo del nuovo decreto – ha spiegato che il M5s ha convinto il Pd a rinviare ancora la sua approvazione, stavolta a settembre, perché "ci sono già troppi provvedimenti prima dell’estate". E sempre Brescia ha svelato che i grillini non sarebbero mai stati davvero d’accordo con le norme del decreto, salvo dimostrare il contrario restando in silenzio e appiattendosi sulle posizioni leghiste nel primo governo Conte.

Val la pena ricordare che durante tutto il procedimento di conversione dei decreti sicurezza, nessuno dei parlamentari grillini sollevò alcuna obiezione sulla legittimità costituzionale o sull’efficacia e la coerenza di quel provvedimento rispetto agli obiettivi dichiarati. E quelli che lo fecero furono espulsi. Per questo, ancora oggi e nonostante la Consulta, il Movimento non vuole cambiare i decreti, sia perché sono stati approvati e difesi più volte durante il primo governo Conte, con il premier stesso che all’epoca non mosse un muscolo per opporsi a Salvini, sia perché sull’immigrazione hanno posizioni più a destra del Pd: Luigi Di Maio, non a caso, è considerato l’inventore della definizione di "taxi del mare" per descrivere il lavoro delle ong.

Adesso, dunque, che accadrà? Il testo Lamorgese non piace ai vertici stellati; ci sono interi ‘blocchi’ dell’articolato formulato dalla ministra dell’Interno che il M5s respinge, trincerandosi dietro un parere contrario "perché bisogna lavorare – questa la linea interna al Movimento – per una riforma più organica del sistema di accoglienza".

Insomma, un no. Motivato soprattutto dalla necessità di non mettere in scena l’ennesimo voltafaccia su un fronte su cui anche Conte, all’epoca, si espose facendo mettere la fiducia in Parlamento su entrambi i testi firmati da Salvini. L’articolato su cui il Pd vorrebbe raggiungere un accordo parla esplicitamente di una sostanziale riduzione delle multe per le ong – da un milione di euro a 10mila – il ritorno degli Sprar, l’ampliamento delle forme di protezione per bilanciare l’assenza del permesso di soggiorno per motivi umanitari, e il dimezzamento dei tempi massimi di detenzione nei Centri per il rimpatrio, che i "decreti sicurezza" avevano fissato in 180 giorni. E nulla di tutto questo piace ai grillini.