Alessandro Zan lascia la sede del Pd (Ansa)
Alessandro Zan lascia la sede del Pd (Ansa)

Roma, 26 ottobre 2021 - Niente accordo, niente rinvio: sul ddl Zan l'aula del Senato procederà come da calendario, con la ripresa della discussione nella seduta convocata per domattina alle 9.30. Alla ripresa della conferenza dei capigruppo dopo la sospensione concessa dalla presidente Elisabetta Casellati, le forze politiche contrapposte si sono presentate ferme sulle loro posizioni: Pd, M5S e LeU hanno rifiutato la proposta avanzata dalla Lega di rinviare di una settimana i lavori per consentire la ricerca di un'intesa sulle modifiche da apportare al testo; la Lega dal canto suo, appoggiata da FdI e FI, ha rifiutato di ritirare la richiesta di non passaggio all'esame degli articoli del provvedimento (la cosiddetta "tagliola"). Richiesta che quindi sarà votata domani alla fine della discussione. Probabilmente con voto segreto, secondo l'orientamento della presidente Casellati che sarebbe emerso nella capigruppo: ma Pd e Leu hanno già annunciato di voler dare battaglia per il voto palese.

Insomma, è di nuovo muro contro muro sul ddl Zan, a nulla è valso l'intervento del segretario dem, Enrico Letta che aveva nelle scorse ore aperto a ipotesi di modifica del decreto. Il barometro della giornata volge subito a tempesta, con toni accesi al tavolo della maggioranza, convocato dal leghista Ostellari, tavolo sospeso e mai ripreso. Da dentro si fa sentire il presidente dei leghisti di Palazzo Madama, Massimiliano Romeo, che chiede di rinviare tutto di una settimana, evitando di portare domani in Aula il testo della legge di contrasto all'omotransfobia, a prima firma Zan. "Vi prendete una grave responsabilità. Rinviamo tutto di una settimana", lo si sente dire a porte chiuse, rivolto al Pd, che è al tavolo con Fi e Iv, mentre restano fuori M5S e Leu, contrari alla richiesta di sospensiva della discussione sugli emendamenti al ddl Zan, fatta da Fdi, ma anche dalla Lega, la cosidetta tagliola, il voto sul non passaggio all'esame degli articoli della legge, che potrebbe chiudere la strada per approvare il ddl.

Nel frattempo il Pd, al tavolo con Simona Malpezzi, capogruppo al Senato e Franco Mirabelli, prende tempo e si consulta con pentastellati e Leu sullo slittamento, chiedendo però alle forze di centrodestra di governo - Lega e Fi - di valutare il ritiro della 'tagliola'. Cosa che non avviene: in tarda serata, passando per una capigruppo, dove i renziani, per bocca del capogruppo Davide Faraone, si fanno carico di ulteriore mediazione, si registra la rottura definitiva. "Ognuno si prenderà le sue responsabilità", dicono in coro Massimiliano Romeo e Simona Malpezzi, dopo essersi accusati a vicenda per la mancata intesa.