La presidente Casellati durante la discussione in Senato del ddl Zan (Ansa)
La presidente Casellati durante la discussione in Senato del ddl Zan (Ansa)

Roma, 13 luglio 2021 - E' stato il giorno del  Ddl Zan sull'omotransfobia, che è approdato oggi al Senato dopo mesi dall'ok dell'aula della Camera (che risale al 4 novembre 2020). La seduta è iniziata alle 16.30 ed è stata sospesa poco dopo dalla presidente Casellati: "Sospendo la seduta e convoco immediatamente la capigruppo", ha comunicato in Aula la presidente del Senato Elisabetta Casellati dopo l'intervento del presidente della commissione giustizia Andrea Ostellari sul ddl Zan.

Fin da subito gli animi si sono accesi e  l'intervento di Francesca Majorino dei 5 Stelle è stato interrotto più volte da schiamazzi e fischi. Tanto che la presidente Elisabetta Casellati richiama i senatori all'ordine: "Gli europei di calcio li abbiamo già vinti, non voglio un clima da stadio in quest'aula". Alla fine L'Aula del Senato ha respinto la pregiudiziale di costituzionalità al ddl Zan avanzata dalla Lega con 124 sì, 136 no e quattro astenuti. 

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Domani nuovo round, si voteranno le questioni sospensive di FdI e Forza Italia, ma anche in questo caso non dovrebbero esserci sorprese: Iv, infatti, si è schierata con Pd, M5s e Leu sia contro il rinvio in commissione che contro le pregiudiziali. Ma una volta accantonate le questioni tecnico-procedurali, la vera partita politica entrerà nel vivo e lì i numeri saranno fondamentali. I 17 senatori renziani, assieme ai 6 delle Autonomie, sono determinanti, sia per approvare il ddl Zan in via definitiva senza modifiche che per licenziarlo cambiandone il testo.

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Il calendario della discussione

E "dopo una lunga mediazione" la Conferenza dei capigruppo di palazzo Madama ha stabilito che l'esame del ddl Zan proseguirà in Aula del Senato, niente stop o ritorno del provvedimento in commissione. Nella restante parte della giornata odierna l'Aula ha esaminato le questioni pregiudiziali, poi si riprenderà domani mattina con l'esame della richiesta di sospensiva e, infine, inizierà la vera e propria discussione generale. Il termine per gli emendamenti è stato fissato per martedì: le proposte di modifica al ddl Zan vanno presentate entro le ore 12 di martedì. 
Il calendario è stato approvato all'unanimità, riferiscono le presidenti Malpezzi e De Petris al termine della riunione.

Ostellari: intesa possibile

Il presidente della commissione Giustizia del Senato, il leghista Andrea Ostellari, ha chiesto in Aula alla presidente Elisabetta Casellati di sospendere la seduta dell'Aula sul ddl Zan e convocare la conferenza dei capigruppo per verificare la possibilità di trovare ancora una intesa sul provvedimento contro l'omofobia: "Si può arrivare secondo me in 15 giorni a un testo condiviso", ha dichiarato. La presidente Casellati ha spiegato che aveva deciso di convocare la capigruppo alle 15, poi rinviata in attesa delle decisioni che sarebbero uscite dalla riunione della commissione Giustizia, che si è svolta poco prima dell'Aula. Casellati ha quindi risposto positivamente alla richiesta di Ostellari. Contro la richiesta di sospensione dell'Aula si è espresso il Pd con il senatore Franco Mirabelli. 

"Mi pare che in queste ultime ore sia emerso un quadro diverso rispetto alla compattezza anche dall'altra parte - ha detto Ostellari in Aula - Penso che sia arrivato il momento di verificare quella disponibilità", ha detto il presidente della commissione Giustizia del senato e relatore del ddl Zan Andrea Ostellari al termine della riunione della commissione. "Le disponibilità ci sono, vanno ricercate e vanno messe assieme, quindi uniamo coloro che vogliono modificare un testo e renderlo condiviso il più possibile. Allontaniamo quelli che non sono d'accordo".

Il dem Zan: scatto d'orgoglio

"Non possiamo permetterci di far fallire nuovamente una legge contro i crimini di odio - dice il senatore del Pd, Alessandro Zan, che dà il nome al provvedimento - Siamo agli ultimi posti in Europa. Oggi l'Italia è più vicina a Ungheria e Polonia e non ai Paesi più evoluti. Io dico di guardare a Francia e Germania. Il Pd ha dimostrato di essere compatto. Spero che Italia Viva nel voto segreto mantenga ciò che ha fatto in aula. Stiamo parlando di una legge che tutela persone. Confido in uno scatto di orgoglio dei senatori".
Il senatore dem Franco Mirabelli rivendica: "Non mi pare che ci siano divisioni nel centrosinistra" sul fatto che occorre procedere con la discussione in Aula del ddl Zan. "Andiamo avanti con le forze che ci sono. Sarebbe assurdo che chi ha votato e contribuito a scrivere lo Zan alla Camera non lo faccia al Senato. Quando propone piccole modifiche da contrattare con Italia viva, Marcucci parla a titolo personale soprattutto dice cose che hanno poco senso". Alle accuse di fare una battaglia ideologica, Zan risponde: "E' tutto falso perché il Ddl Zan approvato alla Camera non è la legge che ho voluto io, ma il frutto di una lunghissima ed estenuante mediazione che ha accolto anche le preoccupazioni e le sensibilità di una parte di mondo cattolico, tant'è che l'articolo 4 è stato inserito per questo. Il Ddl Zan è già una mediazione".

Visti i numeri del 'no' alla pregiudiziale, la presidente dei senatori del Pd Simona Malpezzi twitta: "Giornata positiva. Il voto sulle pregiudiziali dimostra che anche al Senato c'è una maggioranza che può tranquillamente approvare il ddl Zan. Avanti per estendere tutele e diritti delle persone".

Renzi: accordo a portata di mano

"Ho posto la questione di fiducia sulle unioni civili da presidente del consiglio. Mi assunsi una responsabilità e ho perso voti. Ora siamo in un punto delicato. Da otto anni è in discussione questa legge per i reati contro l'omotransfobia. Oggi siamo a un passo, o fate come gli ultrà e non si porta a casa il risultato, sappiamo che il passaggio a scrutinio segreto è un rischio per tutti. Troviamo un accordo, che è a portata di mano", dice in Aula al Senato Matteo Renzi.
"Italia Viva vota contro la questione pregiudiziale. Ma sono dei momenti in cui bisogna ricordare chi siamo. Non siamo degli influencer, non siamo quelli che pensano che la politica fa schifo, e che ci sia un sistema monocamerale: finché ci sono due Camere qui dentro si discute". 

La posizione di Salvini

"Ci può essere un accordo del 99% del Parlamento su alcuni temi, sulla libertà di amarsi, sulla tutela dei diritti civili togliendo dal tavolo quello che lo stesso Santo Padre e associazioni hanno chiesto di togliere dal tavolo: invasione di campo sui banchi di scuola fin dalle elementari. Si vota per quanto ci riguarda velocemente, se si insiste invece di voler fare da scudo staremo altre settimane e altri mesi e la legge verrà affossata. Spero che Letta capisca", dice il segretario della Lega Matteo Salvini. 

De Petris: Lega non credibile

"Gli appelli alla mediazione della Lega non sono credibili e sono sono smentiti dal contenuto della pregiudiziale di costituzionalità presentata dal senatore Pilllon, che nel testo mette apertamente in discussione la stessa legge Mancino, cioè la base del ddl Zan", afferma in aula la capogruppo di LeU e presidente del gruppo Misto Loredana De Petris. "L'identità di genere - prosegue la presidente De Petris - è indicata con chiarezza da due sentenze della Corte costituzionale. Noi vogliamo una legge che aumenti i diritti e combatta la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere. Questo obiettivo non solo non viola la Costituzione ma, al contrario, è ispirata al rigoroso rispetto per l'art. 3 della Carta. Per questo è necessario proseguire con la discussione e approvare una legge che allargherà l'area dei diritti senza ledere gli interessi di nessuno". 

Scontro social Cirinnà-Faraone

Monica Cirinnà in Senato in versione arcobaleno (ImagoE)

Strascichi dell'aula infuocata di oggi sul ddl Zan al Senato anche sui social con un botta e risposta tra Davide Faraone e Monica Cirinnà su twitter. "In Senato adesso pregiudiziali di costituzionalità su #ddlZan. il capigruppo di Italia Viva Faraone applaude Salvini che spiega perché la Lega ritiene incostituzionale questa legge. No comment", scrive la senatrice del Pd postando un video in cui si vede Faraone applaudire durante l'intervento di Matteo Salvini in aula.  Replica il capogruppo Iv: "Monica, la pregiudiziale di incostituzionalità della Lega non è passata in aula per 12 voti. Decisivi i 13 voti contrari di Italia Viva. Menti sapendo di mentire. Ps.: la prossima volta che mi riprendi col telefonino dimmelo che sorrido. Peccato, anche tu intrisa di grillismo".

L'assenza di 11 M5S

Intanto, a quanto si apprende, tra i sostenitori della legge c'è preoccupazione per l'assenza di 11 senatori del Movimento 5 stelle, posti vuoti che potrebbero risultare determinanti. Tra l'altro, viene fatto notare, 11 sono stati i voti di scarto che hanno permesso l'approvazione del calendario che prevedeva l'approdo diretto del ddl Zan aula. Nel merito, secondo i pentastellati  un eventuale ritorno in commissione del disegno di legge Zan sarebbe un "balletto insostenibile, su un po' di serietà", come commenta la senatrice M5s Alessandra Maiorino al termine della riunione della commissione Giustizia del Senato.

 

Cgil in piazza

 "La Cgil sarà nuovamente in piazza insieme ai movimenti delle donne e della comunità LGBT+ per chiedere con forza un chiaro e definitivo 'sì' al disegno di legge Zan, che oggi, dopo mesi di estenuanti rinvii, pratiche ostruzionistiche e svilimento delle Istituzioni, e dopo che l'istituto delle audizioni è stato strumentalmente piegato alle esigenze di parte e precluso alle soggettività coinvolte, approda finalmente nell'aula del Senato", dichiarano in una nota il responsabile Ufficio Nuovi diritti della Cgil nazionale Sandro Gallittu e la responsabile Politiche di genere della Cgil nazionale Susanna Camusso, a margine del presidio di oggi davanti al Senato. "Le definizioni contenute nell'art. 1 - sottolineano - costituiscono l'ossatura del ddl e cambiare i termini utilizzati porterebbe con sé un rischio di incostituzionalità rispetto a una norma penale che non può mancare di determinatezza: il concetto di 'identità di genere' presente nella legge è quello comunemente usato dai Trattati Internazionali, dai Tribunali Italiani, dalla Corte di Cassazione e dalla Corte Costituzionale; quelli di 'omofobia' e 'transfobia', invece, pur comuni nel dibattito politico e culturale, peccano di imprecisione quando traslati in un testo di legge. Se il fine ultimo e non dichiarato è quello di dividere la comunità LGBT+ cancellando la tutela per le identità trans, non binarie e gender non conforming, il rischio è ancora più elevato e va rispedito al mittente". "Ora finalmente - concludono - il testo esce dalle secche e viene consegnato al voto delle senatrici e dei senatori, a cui viene chiesto di assumersi la responsabilità di un chiaro 'sì' o di un altrettanto chiaro 'no'. E noi saremo in piazza per chiedere l'approvazione di una norma di civiltà".