Una persona osserva un'installazione arcobaleno del Pride  (Ansa)
Una persona osserva un'installazione arcobaleno del Pride (Ansa)

Roma, 13 luglio 2021 - Il ddl Zan sbarca oggi nell’aula del Senato per la discussione generale. Sarà battaglia, dicono tutti, ma quando si entra nei meandri dei Regolamenti parlamentari (ognuno delle due Camere ne ha uno e diverso dall’altro), prima di tutto bisogna conoscerli, poi bisogna spiegarli, infine bisogna cercare di prevedere cosa può succedere, e non è per niente facile. In pratica, in Aula può succedere, da oggi in poi, ‘di tutto’, ma, nella giornata di oggi, potrebbe non accadere nulla, anche se i colpi di scena non sono affatto esclusi.

Ddl Zan: il testo integrale in Pdf. Cosa c'è da sapere

Il percorso del ddl Zan fino all’Aula di oggi

Innanzitutto, va detto che il ddl Zan – licenziato alla Camera dei deputati a novembre del 2020 con i voti della ex maggioranza ‘giallorossa’ (Pd-M5s-LeU-Iv), perché c’era ancora il Conte II – è rimasto ‘parcheggiato’ nelle secche della commissione Giustizia del Senato, presieduta dal leghista Andrea Ostellari, per molti mesi. Tra rinvii, altre priorità, mancanza della nomina di un relatore, centinaia di audizioni e di emendamenti proposti al ddl per ‘seppellirlo’, il ddl Zan è rimasto di fatto fermo da febbraio fino a giugno. Insomma, un ostruzionismo più palese che occulto che, non a caso, ha fatto diventare il povero Ostellari ‘bersaglio’ dei tanti vip che, dall’esterno del Parlamento, sostengono il ddl Zan (il duo ‘Ferragnez’ Ferragni-Fedez e molti altri cantanti, attori e celebrità di vario genere), a costo di farne uno zimbello e una caricatura, come ha fatto Fedez al Concertone del I maggio.

L’inutile mediazione su testi diversi dallo Zan

Poi, il presidente Ostellari ha cercato di ‘unificare’ diversi testi di disegni di legge di contrasto alla omotransfobia (la materia dello Zan) e proposte di mediazione in materia che sono venute fuori negli ultimi tempi. Il ddl Ronzulli (FI), appoggiato anche dalla Lega, il ‘lodo Faraone’ (dal nome del capogruppo di Iv), cui sempre la Lega ha ‘aperto’, alla ricerca di una mediazione che ‘superasse’ nei fatti lo Zan: i maggiori punti critici rilevati da centrodestra e Iv risiedono negli articoli 1, 7, 14, gli stessi eccepiti dalla nota del Vaticano rivolta allo Stato italiano.

Ma l’asse Pd-M5s-LeU ha rifiutato ogni tipo di mediazione, portando in conferenza di capigruppo la necessità di votare quella che si chiama la ‘calendarizzazione’ urgente dello Zan, cioè di farlo passare direttamente dal voto in Aula bypassando i lavori della commissione, per votare e approvare il ddl Zan “così com’è”. La conferenza dei capigruppo, non trovando accordo unanime, divisa com’era tra centrodestra contrario e centrosinistra favorevole, ha rimesso la patata bollente all’Aula, che ha votato mercoledì scorso sul calendario: la proposta di Pd-M5s-LeU è passata, in questo caso con il voto favorevole dei gruppi di Iv e delle Autonomie, e l’Aula è stata fissata per il 13 luglio, cioè oggi. Ed è da oggi in poi che può “succedere di tutto”.

Oggi l’ultimo inutile tentativo di compromesso

Innanzitutto, oggi, sempre in commissione Giustizia, verrà espletato un ultimo, estremo, tentativo di mediazione: il presidente Ostellari proporrà alla commissione di far recedere l’Aula dai suoi propositi di esaminare direttamente il ddl e riportarlo in commissione. E qui il primo ‘se’. ‘Se’ Iv votasse con il centrodestra, alle 15, la proposta passerebbe. A quel punto, l’Aula, che si riunisce alle 16.30 per iniziare la discussione generale, come primo atto, dovrebbe votare sulla richiesta - passata in commissione – di ‘rientro’ del testo in quest’ultimo: come voterà Iv cambia molto gli equilibri, ma anche i voti di Autonomie.

Se la proposta di ritorno in commissione, invece, non passerà, come è molto probabile (qui si vota a voto palese), inizierà la discussione generale sul provvedimento che parte sempre dalle cd. ‘pregiudiziali di costituzionalità’. Esaurite quelle, si passerà al voto sugli articoli, uno per uno, con la possibilità di proporre emendamenti e sub-emendamenti. In teoria si andrà avanti fino al 20 luglio, ma ci potrebbe volere molto più tempo: il Senato ha molti ddl urgenti da esaminare e il ddl Zan è stato inserito in calendario ‘di straforo’.

La posizione neutra del governo e i ‘canguri’

Il governo ha una posizione ‘neutra’, sul ddl Zan: lo ha lasciato alla ‘dialettica’ parlamentare, quindi ‘canguri’ (voti che accorpano decine o centinaia di emendamenti tra loro per bypassarli in un voto solo) o altre diavolerie simili vengono escluse, da parte del governo, anche se restano un ‘privilegio’, ove l’ostruzionismo andasse per le lunghe, della presidente del Senato, Casellati.

I voti segreti e gli schieramenti in campo

Nei voti sugli emendamenti e sugli articoli, come si sa, ci saranno – e saranno sicuramente richiesti: bastano venti senatori per farlo – molti voti segreti, sempre possibili quando si vota sulle libertà personali, come è nel caso del ddl Zan. Roberto Calderoli, ‘mago’ parlamentare leghista, ha già preparato diverse ‘trappole’: centinaia di emendamenti e una gragnuola di voti segreti. Ed è lì che potrà accadere di tutto. Infatti, contando i voti ottenuti in Aula dallo Zan sul calendario, quando si è votato la settimana scorsa, lo Zan ha ricevuto 145 voti, dati dalla somma dei senatori di M5s, Pd, LeU (che stanno nel Misto), Iv e Autonomie. Contro si sono espressi i 134 senatori, tutti del centrodestra (Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia-Coraggio Italia!-Udc). In realtè, sulla carta, i numeri sono un po’ diversi: sono addirittura 151 voti favorevoli e solo 135 contrari, questo contando il plenum dell’aula, cioè facendo ‘come se’ i 320 senatori fossero tutti presenti.

I 17 senatori renziani sono ‘ago della bilancia’

Tutto dipenderà, però, da come si comporteranno i 17 senatori di Iv: Renzi annuncia già la scelta di presentare emendamenti ‘correttivi’ su cui il centrodestra potrebbe convergere, ma anche chi voterà cosa nei voti segreti. I 17 senatori di Iv, gli otto delle Autonomie e il ‘mare nero’ del gruppo Misto (46 senatori, di cui solo in 14 sono sicuramente a favore dello Zan) come voteranno?  Sul fronte contrario alla legge ci sono infatti una dozzina di senatori cattolici del Pd (tra i quattro e i sei, si dice) che potrebbero votare no come pure altri cinque ‘franchi tiratori’ dentro il M5S.

I pericoli vengono quindi anche da casi di coscienza, oltre che da posizioni critiche aperte, come quelle di Iv. Allo stesso ci sono un paio di senatori renziani che potrebbero non seguire le direttive del loro leader e votare per lo Zan così com'è. Nel centrodestra potrebbero votare a favore della norma non più di due o tre senatori. È uscita allo scoperto, finora, Barbara Masini, di Forza Italia, che ha annunciato voterà a favore. Un po’ poco. A occhio, lo Zan dovrebbe cadere, perché emendato o bocciato, e dunque ritornare alla Camera, dove finirà senz’altro affossato, e per sempre, fino a fine legislatura. Ma non è detto e potrebbe anche, come un goal al 90, passare…