Roma, 23 giugno 2021 - "Il nostro è uno Stato laico, non è uno Stato confessionale. Il Parlamento è libero di discutere, di legiferare". Come promesso, il presidente del Consiglio Mario Draghi interviene in merito al Ddl Zan, "un tema importante", come aveva dichiarato ieri. Dopo le comunicazioni del Vaticano, che ha chiesto al Governo di intervenire sulla norma che "violerebbe l'accordo di revisione del Concordarto", il premier ha quindi chiarito che "il nostro ordinamento contiene tutte le garanzie per verificare che le nostre leggi rispettino sempre i principi costituzionali e gli impegni internazionali, tra cui il Concordato con la Chiesa". E, citando "una sentenza della Corte Costituzionale del 1989", ha specificato: "La laicità non è indifferenza dello Stato rispetto al fenomeno religioso, bensì tutela del pluralismo e delle diversità culturali".

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Ieri "l'Italia - ha sottolineato il premier - ha sottoscritto insieme ad altri 16 paesi europei una dichiarazione comune in cui si esprime preoccupazione sugli articoli di legge dell'Ungheria che discriminano in base all'orientamento sessuale". L'intervento di Draghi avviene alla fine di una giornata di discussioni su cui si sono divise le forze politiche. 

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Pd, M5s e Leu

"Ci riconosciamo completamente nelle parole di Draghi in Parlamento sulla laicità dello Stato e sul rispetto delle garanzie". Così il segretario del Pd Enrico Letta, che nella giornata aveva difeso la norma sostenendo che "non limità la libertà d'espressione". "La mia impressione - ha evidenziato Letta -, avendo letto le osservazioni, è che il ddl non va ad intaccare quel tipo di preoccupazioni sull'autonomia scolastica e sulla libertà di espressione, è un intervento contro i reati odio ma non limita la libertà di espressione".

Severo anche Roberto Fico (M5S), presidente della Camera: "La risposta" al Vaticano "è semplice - ha aveva dichiarato -: il Parlamento è sovrano, i parlamentari decidono in modo indipendente. Il ddl Zan è già passato alla Camera, ora è al Senato, sta facendo" il suo iter "e noi non accettiamo ingerenze. Il Parlamento è sovrano e tale rimane".

Draghi, ha commentato la capogruppo di Leu Loredana De Petris, "ha fatto benissimo anche segnalare che è il Parlamento e non il governo a dover decidere sul ddl Zan, che oltretutto è una legge di iniziativa parlamentare. Discutere la legge è compito e prerogativa del Parlamento e la legge, bloccata per troppo tempo dall'ostruzionismo leghista in commissione Giustizia, deve essere portata subito in aula".

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​Lega e Fdl

Posizioni diverse, invece, quelle di Lega e Fratelli d'Italia. "Ho apprezzato la replica del presidente del Consiglio, Mario Draghi - ha dichiarato il senatore della Lega, Andrea Ostellari, presidente della Commissione Giustizia a Palazzo Madama -. Certamente l`Italia è uno stato laico, ma laicità, come ha specificato, è tutela del pluralismo e delle diversità culturali. Comprese le sensibilità religiose. Il parlamento lavori e lavorino le commissioni, che, come ha chiarito il premier, hanno il compito di eseguire preventivi controlli di costituzionalità sui disegni di legge". 

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Sulle leggi Lgbt "considero un po' schizofrenico l'atteggiamento della sinistra italiana perchè leggo, ad esempio, il collega Zan che il giorno prima dice di essere contento del fatto che la Commissione europea mandi una lettera ingerendo in una legge che è stata approvata dal Parlamento ungherese e il giorno dopo si dice scandalizzato che lo Stato del Vaticano mandi una lettere ingerendo in una legge approvato dal Parlamento italiano". Lo ha dichiarato, invece, la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. "Delle due l'una: o s'ingerisce o non s'ingerisce, non è che si può sempre usare due pesi e due misure", ha aggiunto. "Io penso che queste siano materie sulle quali chiaramente i Parlamenti degli Stati nazionali hanno tutto il diritto di legiferare poi ci sono le questioni come quella del rapporto tra lo Stato italiano e la Santa sede che non riguardano il tema dell'ingerenza ma riguardano il rapporto tra due Stati che hanno un accordo e una di quelle due autorità sovrane dichiara in buona sostanza che quell'accordo rischia di essere violato", ha precisato. Sulla controversia tra la Santa Sede e lo Stato italiano sul Ddl Zan "penso che Draghi debba riferire e penso che l'iter parlamentare della norma, finché non si dirime questa controversia, debba essere momentaneamente sospeso".

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