Aula del Senato (Ansa)
Aula del Senato (Ansa)

Roma, 15 gennaio 2020 - Un altro, decisivo, sì al voto dei maggiorenni per Palazzo Madama. Ieri la commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato un emendamento alla proposta di riforma costituzionale che abbassa dagli attuali 25 a 18 gli anni necessari per poter eleggere i senatori e a 25 l'età per poter essere eletti (invece degli attuali 40). Per Dario Parrini (Pd), primo firmatario, "si tratta  di una riforma epocale. Si supera la paradossale e ormai anacronistica esistenza di un ramo del Parlamento dotato degli stessi poteri dell'altro ma non eletto a suffragio universale e si manda un segnale di giustizia, di serietà e di attenzione verso milioni di giovani tra i 18 e i 25 anni che sono tuttora dei cittadini con diritti politici dimezzati. Il provvedimento - conclude - andrà al più presto in Aula".

Il progetto di riforma costituzionale era partito dalla Camera durante il governo gialloverde, su forte spinta del presidente della commissione Affari costituzionali, Giuseppe Brescia. Aveva quindi incassato il primo via libera di Montecitorio. Poi, con la crisi di governo e la nascita dell'esecutivo giallorosso, la riforma - nel frattempo passata all'esame del Senato - era stata integrata dalle norme sull'elettorato passivo, così da equiparare in tutto e per tutto Camera e Senato. Dopo l'ok del Senato, ovrà tornare all'esame di Montecitorio per la seconda lettura: trattandosi di una proposta di legge di modifica della Costituzione, l'iter di approvazione prevede quattro letture parlamentari (una doppia lettura conforme di Camera e Senato).